Giancarlo Giannini Jazz Quartet

Apprendimento e miglioramento

Giancarlo Giannini Jazz Quartet

Apprendimento e miglioramento

Ostacoli per l’apprendimento / Perche’ migliorarsi.

1) Aspettative.

A mio parere, un grosso ostacolo che possiamo incontrare durante l’ apprendimento, sono le “aspettative” che maturiamo circa il risultato che potremo ottenere grazie alla pratica di questo o di quell’ esercizio.
Questo significa che, in molti casi, quando intraprendiamo lo studio di qualcosa
che non ci e’ familiare, ma che sappiamo essere ampiamente comprovato e universalmente diffuso, ci aspettiamo dei grossi e (soprattutto) rapidi risultati. Questo sia che l’ oggetto dello studio riguardi la tecnica dello strumento, sia la teoria (ear- training, armonia, arrangiamento ecc).

Per fare un esempio, immaginiamo un suonatore di trombone, con tre /quattro anni di esperienza sulle spalle, che abbia l’ abitudine di suonare separando sempre, con articolazione di lingua, tutte le note che esegue. Uno, cioe’, abituato a suonare sempre “staccato” (capita sovente, sia tra chi ha iniziato in banda o come autodidatta).
Qualora costui dovesse venire a conoscenza dell’ utilita’ di studiare il legato naturale tra i vari parziali armonici, e degli esercizi di flessibilita’, sicuramente immaginerebbe che, cominciando a praticare dette cose, potrebbe ottenere una buona fluidita’, e morbidezza di esecuzione, nel giro di poco tempo .
A volte invece, il risultato e’ proprio l’ opposto: oltre ad eseguire gli esercizi di legato con difficolta’ (e sempre peggio), sembrano comparire altri difetti, e addirittura la propria “abilita’ generale” appare compromessa. A questo punto, generalmente, lo studente tende ad abbandonare gli esercizi di legato/flessibilita’, e torna a praticare le cose che faceva in precedenza, sentendosi un poco disorientato .

Questo avviene perche’ ci si aspettava un risultato positivo, sicuro, e rapido; solo per il fatto di avere inserito nella propria routine di studio dei “nuovi” esercizi, universalmente diffusi e riconosciuti come ampiamente validi.
Non si considera che, oltre al fatto che ci vuole parecchio tempo per apprendere, sviluppare e controllare qualsiasi tecnica sullo strumento, forse detti esercizi di legato venivano male perche’ avevano messo “a nudo” una serie di problemi (insufficiente flusso dell’ aria, imboccatura non corretta, tensione generale nel corpo ecc) che si sono manifestati, con forte evidenza, proprio nel momento che si eseguivano questi studi di legato e flessibilita’.

Per cui, la “cattiva esecuzione” altro non era che una “spia” che indicava un malfunzionamento di vari “Basics” della tecnica del trombone (respirazione, imboccatura solida, relax ecc).
Anziche’ proseguire per cercare di migliorare, intervenendo poi anche sui vari aspetti del proprio modo di suonare, la cosa viene invece rigettata.

Questo delle aspettative di miglioramento rapide, quasi “quotidianamente tangibili”, e’ uno degli scogli maggiormente diffusi, secondo me.
Il fatto di dover ripetere per giorni e giorni una particolare cosa, senza notare immediatamente degli effetti positivi, porta molte persone ad “arrendersi”.
Spesso, invece, lo studio di un aspetto della tecnica, o della Musica in generale, puo’ mettere in evidenza altre mancanze. Per fare un esempio, una persona magari si iscrive ad un corso di Arrangiamento, e poi trova delle grosse difficolta’ perche’ si rende conto di avere delle profonde lacune nel campo della conoscenza dell’ Armonia.

2) Abitudini

Una cosa che spesso accade (sia tra amatori che tra professionisti) , e’ l’ abitudine al proprio livello di abilita’.
Avendo raggiunto negli anni una capacita’ X, ci si stabilizza su questa, fermandosi su quel livello, preferendo mantenerlo cosi’ come e’ e basta, senza volonta’ di migliorare in alcun aspetto.

Questo perche’, a causa dell’ “abitudine”, ci si e’ come assuefatti a un dato standard, e si ha quasi paura che una nuova pratica di studio, atta a migliorare alcune cose, possa poi risultare addirittura “dannosa”, e farci anche regredire.
Anche per questo motivo, a volte, per alcune persone e’ difficile intraprendere lo studio di cose diverse da quelle solitamente praticate, e costoro finiscono poi per esercitarsi sempre sulle medesime aree della propria routine “personale”, in maniera meccanica e ripetitiva.

A mio avviso, lo “stabilizzarsi” su di un determinato livello, e il rimanerci per anni (se non per tutta la vita..) , e’ causato dall’ abitudine di voler suonare solo cose a noi familiari, nelle quali ci troviamo a nostro agio, e che non ci riservano sorprese che possano metterci in difficolta’.
Questa e’, sicuramente, la condizione nella quale vorremmo trovarci quando dobbiamo suonare in pubblico; cioe’ l’ essere a nostro agio..!
Ma non dovrebbe essere cosi’ per quanto riguarda lo studio.
A mio parere, durante la pratica di esercizio, e’ bene cercare anche di andare oltre alle proprie ” certezze”; per questo si cerca di studiare piu’ veloci, piu’ lenti, piu’ acuto, piu’ grave, piu’ forte, piu’ piano, piu’ espressivo, ecc

3) Non ascoltarsi

Ascoltare una registrazione di quando stiamo studiando, o di una nostra “live performance”, sarebbe il modo migliore per rendersi conto dei propri difetti, correggerli (anche rivolgendosi ad un insegnante), e percio’ progredire.
A patto, pero’, di essere veramente obiettivi, e di non cadere in un eccessivo “sconforto”, quanto in un inutile “autocompiacimento”.

Secondo me, non sarebbe poi tanto importante la qualita’ della registrazione dal punto di vista dell’ “Hi-Fi”, in quanto le cose fondamentali quali intonazione, centratura del suono, stabilita’ del timbro, precisione dell’ attacco, modo di fraseggiare, senso musicale ecc, vengono poi colte ugualmente anche registrando con un telefono cellulare.. (ovviamente, in questo caso, saranno penalizzati il volume, il timbro, il colore del suono)!

Possiamo registrarci mentre eseguiamo un arpeggio di Bb maggiore (Bb/D/F/Bb), nel registro basso /centrale, comode note da due quarti l’ una, articolate con la lingua, o legate. Poi possiamo suonare questa cosa in B maggiore (B/D#/F#/B), con le stesse modalita’.
Ascoltando la registrazione, ci renderemo conto della nostra intonazione, del movimento della slide, della centratura del suono ecc.
Spesso gia’ solo una cosa del genere puo’ rivelare delle inaspettate sorprese… difetti che non avevamo minimamente avvertito, mentre stavamo suonando!

Poi dovremmo anche registrarci mentre suoniamo una melodia; puo’ essere una parte di uno studio del Bordogni, oppure “Tanti auguri a te”, o “When the Saints go marchin’ in” ecc. Cosi’ potremo giudicare il nostro gusto musicale, il modo di fraseggiare, il senso ritmico ecc; e scoprire se il nostro modo di suonare e’ piacevole da ascoltare, oppure no…

Quando non si e’ ancora abbastanza esperti nel suonare, credo che generalmente si abbia una percezione molto ridotta riguardo alla “qualita’ “di quello che realmente si esegue. Per cui possono sfuggire molti aspetti fondamentali.

Ascoltando delle registrazioni di noi stessi, impariamo ad ascoltarci, ad individuare le cose che non vanno (cosi’ come anche i nostri pregi) ecc.
Secondo me, la pratica di registrarsi, benche’ nota a tutti, e’ assai poco diffusa. Credo che molti preferiscano non sapere come stanno le cose esattamente; come se, non avendone coscienza, l’ errore automaticamente scompaia, o non venga poi notato dagli altri !!
Perche’ migliorarsi.

Probabilmente, un ruolo importante nel successo dell’ apprendimento, e’ dato dalla “motivazione” del desiderio di migliorarsi.
Perche’ vogliamo suonare meglio di come sappiamo gia’ fare?
Nei paragrafi precedenti, ho indicato alcuni tipi di persone nelle quali la motivazione al progredire appare bloccata.

1) chi non vuole affrontare lo studio di cose imprescindibili, ma a lui non familiari.
2) chi si e’ “arroccato” sulle proprie abilita’.
3) chi non e’ disposto ad esaminare con coscienza il proprio operato.

Credo che chi vuole migliorare sul serio, cioe’ “cambiare”, “progredire”, “trasformarsi”, sia veramente disposto ad affrontare strade scomode ed impegnative, e sia disposto a mettere tutto in discussione, senza scuse o pretesti, anche rischiando, al punto di tornare quasi da capo, se necessario.

Il desiderio di migliorarsi puo’ essere percio’ innescato da una autentica voglia di fare parte del mondo della Musica, in una maniera dedicata e sincera, offrendo la propria operosita’, per apportarvi il migliore contributo possibile da parte nostra. Poi dovremmo sempre cercare di andare in avanti, per offrire un operato sempre in evoluzione, anno dopo anno.

Giancarlo Giannini, novembre 2015

Un commento su “Apprendimento e miglioramento

  1. Si, buon Giancarlo, è come scrivi tu, spesso ci adagiamo su ciò che sappiamo fare, per pigrizia mentale, ma anche spesso come è capitato a me per scoraggiamento. ma mi viene in mente una frase di L MAGGIO, che diceva che lo studio degli ottoni,dura tutta la vita, ed una dell’immenzo J:J: JOHNSON:”un giorno sprecato è il giorno in cui non hai studiato”.

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