Ascoltare la Musica e immaginarla

Giancarlo Giannini Jazz Quartet

Ascoltare la Musica e immaginarla

E’ opinione comune, e ben fondata, che un musicista, oltre ad essere in grado di sapere suonare, debba conoscere i vari capolavori della Musica, avendone ascoltati tanti, durante gli anni.
Questa è una cosa ovvia: così come chi si occupa di Cinema passerà molto tempo a visionare i film dei vari autori, ugualmente chi suona uno strumento cercherà di ascoltare più Musica possibile, sia dal vivo, che dai dischi, radio, ecc.

A mio parere, ascoltare musica è importante tanto quanto esercitarsi sullo strumento (o sullo studio di Armonia, Composizione, ecc) e perciò andrebbe fatto quasi quotidianamente, e correttamente.
Purtroppo vi sono molti che si applicano con costanza sullo strumento ma tralasciano l’ aspetto dell’ ascolto.

In questo articolo vorrei esporre le mie opinioni in merito a due cose: l’ ascolto “non corretto” della Musica; il perchè di un ascolto diversificato e “onnivoro”.
Naturalmente non è mia intenzione avere la pretesa e la presunzione di enunciare cosa è giusto o sbagliato riguardo ad una cosa tanto profonda e soggettiva come la percezione della Musica..! Si tratta di considerazioni personali, di carattere generale.

Prima di chiarire i punti di cui sopra, vorrei soffermarmi sul “perchè ” è importante ascoltare la Musica.
Principalmente, l’ ascolto dovrebbe dare “piacere”, e stimoli intellettuali, anche se inconsci e non definiti.
ascoltareIn molti casi, le persone si sono accostate al mondo della Musica per l’ entusiasmo che hanno provato nell’ ascolto, più che dalla curiosità di maneggiare uno strumento riposto in una custodia.
Per esempio, un ragazzo ascolta un’ orchestra suonare dal vivo, o un disco di un genere che lo attrae, e decide di volere “fare parte” di questa manifestazione (la Musica). In un secondo tempo, poi, sceglierà uno strumento.
In altri casi (sempre assistendo ad una performance o ascoltando un disco), si è colpiti da un solista, e si opta immediatamente per il medesimo strumento, anche “isolandolo” dal contesto musicale, considerando essere una cosa divertente ed interessante l’ eseguire dei suoni su quel particolare strumento.
In entrambi i casi, la molla che ha spinto verso la Musica, è stata la possibilità di ascoltarla.

La Musica esiste solo nel momento durante il quale viene eseguita, e le note appena suonate scompaiono, per lasciare posto ai suoni successivi; e così via, fino alla fine del brano.
Perciò per qualche secondo, le note “passate” sopravvivono nella nostra mente, creando così un filo logico con quelle che stanno “arrivando”.
Questo accade anche quando si parla con qualcuno. La differenza è che l’ effetto che hanno su di noi i suoni non è “chiaro” come quello delle parole, nel senso che è molto più soggettivo.

L’ ascolto serve appunto a “riempire” la nostra memoria di Musica, cioè di “suoni organizzati”, la qual cosa aiuta la nostra capacità di seguire il filo logico che lega i vari suoni tra di loro, ed a identificare varie sensazioni, diverse tra loro, che la Musica ci propone.

La nostra memoria musicale è inizialmente vuota, e pian piano deve essere costruita da un insieme di melodie, arrangiamenti, orchestrazioni, timbri dei vari strumenti e relative potenzialità, caratteristiche di vari solisti e cantanti, ecc.
Questo perchè la Musica deve essere presente nella nostra mente, anche quando non stiamo suonando, o non stiamo ascoltando nulla.

Quando andiamo a suonare, oltre ad azionare un dato strumento, noi “materializziamo” questa Musica già presente in noi.
Così come dobbiamo avere in testa il timbro del trombone, e “sentire” l’ altezza di un singolo suono che andiamo ad eseguire, ugualmente dobbiamo avere una visione completa, d’ insieme, ed integrale , del brano che ci capita di eseguire. Se poi si suona anche con altre persone, si deve sapere anche cosa andranno a fare gli altri.

L’ ascolto ci fornisce questa consapevolezza; ovviamente, così come occorrono anni per imparare a suonare, ugualmente occorrono anni per fissare la Musica nella nostra mente.
E così come si continua a studiare per migliorare la propria capacità di esecuzione, allo stesso modo si deve migliorare la propria capacità di ascolto, e ampliare sempre di più la quantità di Musica che incameriamo dentro di noi.

Adesso vorrei parlare della “correttezza” dell’ ascolto.
Questo punto riguarda sia il “modo” che l’ “attitudine” con i quali compiamo questa azione.

Per “modo”, intendo come ci comportiamo durante l’ ascolto. A volte le persone accendono lo stereo, fanno cominciare un disco, e dopo un minuto e mezzo si alzano, vanno in cucina, e magari si preparano un panino..

poi dopo altri due minuti mandano vari sms col cellulare.. poi accendono la tv (senza audio..) giusto per vedere se un programma X e’ iniziato..
Così non si sta ascoltando un disco, semplicemente si ha una “colonna sonora” alesibizionele nostre azioni!
Durante i concerti dal vivo, si vede gente parlare di continuo, o guardare in giro per cercare qualcuno da salutare, o alla ricerca di qualsiasi distrazione..
In questo modo si “presenzia” ad una esecuzione, ma di certo non la si ascolta..!

 

A mio parere, la Musica andrebbe ascoltata in silenzio, a mente sgombra da pensieri, totalmente concentrati, e ascolto

quasi “attratti” come un ferro da una calamita.
Qualsiasi distrazione, sia materiale che mentale, ci allontanerà dalla piena assimilazione della Musica in oggetto.

Per “attitudine”, intendo lo spirito col quale ci poniamo verso l’ ascolto in generale.
Alcune persone, quando ascoltano la Musica, pensano solo di dover identificare eventuali difetti di esecuzione, di valutare la difficoltà del brano in questione, e di dovere catalogare subito in “mi piace/non mi piace”.
Inoltre, costoro decidono già, dopo 90 secondi di ascolto, che (per esempio) il concerto per violino di Alban Berg, o i madrigali di Gesualdo da Venosa, non sono di loro gusto..

Ovviamente, un musicista deve essere in grado di percepire eventuali inesattezze o errori di esecuzione ecc, ma non dovrebbe cadere in un ascolto troppo “tecnicizzato” ed eccessivamente critico.

Secondo me, ci sono principalmente due modalità di ascolto, profondamente diverse tra loro.
Una consiste nell’ ascoltare come delle persone totalmente prive di nozioni musicali, cercando solo di sentire ciò che la Musica “provoca” dentro di noi, senza prestare attenzione a “giusto/sbagliato”, “facile/difficile” ecc.
L’ altra è la capacità di ascolto da un punto di vista totalmente tecnico e critico, cioè cercando di identificare le note delle melodie, gli accordi, la metrica ecc, e prestando la massima attenzione alla qualità dell’ esecuzione (intonazione, ritmo, espressività dei solisti, capacità tecniche ecc.).
Un ascolto “giusto” è una via di mezzo tra questi due aspetti, ed è capace di spostarsi “transitoriamente” dal mezzo ad uno di questi due estremi, quando richiesto.

Un altro punto è l’ importanza di un ascolto diversificato ed “onnivoro”.
E’ fondamentale ascoltare anche altri tipi di Musica, oltre al/ai generi che amiamo di più.
Classica, Opera, Musica Antica, Jazz, Rock, Pop, Funky, R&B, Etnica, ecc.
Inoltre, dovremmo conoscere tutti gli stili delle Musiche che amiamo di più..
Chi ascolta Classica, dovrebbe conoscere anche i Canti Gregoriani, I Mottetti, così come Paul Hindemith e John Cage..
Chi ama il Jazz, non può non avere ascoltato Bessie Smith, King Oliver, ed ugualmente  Archie Shepp, l’ Art Ensemble of Chicago, John Zorn..

Inoltre, come dice Roger Bobo, alcuni musicisti sono prigionieri nel “ghetto” del proprio strumento, per quello che riguarda l’ ascolto.
Qualsiasi Musica che non includa detto strumento nell’ esecuzione, viene subito rigettata..
Questo vale a dire che, per esempio, alcuni trombonisti hanno vari dischi di Joe Alessi, Michel Becquet, Bill Watrous, Urbie Green ecc, e magari non hanno mai ascoltato dei quartetti per Archi, o il Requiem di Mozart (per intero, non solo la parte del “Tuba Mirum”), o il 4et di John Coltrane ecc.
Questo tipo di ascolto è molto riduttivo, perchè limitato ad aspetti inerenti a un solo strumento, rispetto all’ intero mondo della Musica..!

Sarebbe bene ascoltare, di tanto in tanto, anche della Musica che non ci piaccia particolarmente. Sarà come andare a mangiare in un ristorante etnico che non conosciamo; magari non soddisferà in pieno il nostro gusto, ma è pur sempre una occasionale esperienza, che può essere utile per una comprensione sempre più “generale”..
Direi che, qualche volta, può essere ascoltata anche della Musica che veramente non sopportiamo! In questo caso, è utile cercare di identificare chiaramente le cose che ci disgustano, per essere poi sicuri di non inserirle mai nella Musica che abitualmente suoniamo.

Giancarlo Giannini – giugno 2015

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