BassTrombone Yamaha 620G

BassTrombone Yamaha 620G – Recensione del trombone basso a ritorte dipendenti

Di Enrico Crippa
“In questo momento, nel variegato catalogo Yamaha, trovano posto cinque modelli di trombone basso, uno quasi “da studio”, ed altri quattro ciascuno con caratteristiche ben differenti.
In questi strumenti, la casa produttrice ha condensato più di venti anni di esperienza e di lavoro a contatto con musicisti di fama internazionale: nel 1983, per fare un esempio, il catalogo comprendeva ben sette modelli di trombone basso differenti, le cui caratteristiche, seguendo la filosofia Yamaha dello “strumento flessibile”, sono state “distillate” nelle serie oggi a catalogo.
Gli strumenti dell’antica casa giapponese vantano infatti una ineguagliabile versatilità d’uso: a prescindere dal genere musicale che si sta eseguendo e dalla formazione in cui si sta suonando, il trombone Yamaha ha un’incredibile capacità di adattarsi alla situazione e di fornire il tipo di suono richiesto. Secondo alcuni trombonisti, questa prerogativa è sintomo di una manifesta “mancanza di personalità” in questi strumenti: esistono il “suono Conn”, il “suono Bach”, ognuno con i propri estimatori e detrattori, mentre i tromboni Yamaha non possono vantare questa impronta timbrica personale. Però, la prerogativa di questi strumenti di potersi adattare alle esigenze del momento lascia al trombonista largo margine di personalizzazione nella ricerca del proprio suono ideale, e rende lo strumento più malleabile allo scopo di servire alla causa della Musica, che dovrebbe essere poi il fine di ogni esecutore, a prescindere dalle marche e dai modelli di “attrezzo” in dotazione.

Osservando più da vicino questi tromboni, il primo della serie è il 421G. Si tratta del modello “intermedio”, un ottimo strumento , un gradino sopra agli strumenti da studio, con campana in gold brass da 9’5” (24,1 cm) di diametro, canneggio largo (‘563) e una singola ritorta in Fa con azionamento meccanico della valvola (nei tromboni tenori “intermedi” della Yamaha la valvola è azionata da un meccanismo “a corda”).
Questo strumento raccoglie l’eredità della serie 321, lanciata da Yamaha nel lontano 1969, e della serie 322, lanciata nel 1975 e sostituita da questo trombone nel 1995. Da dieci anni questo strumento è eccezionalmente adatto come terzo trombone nelle bande e nelle orchestre giovanili, e, curiosità, è stato l’unico trombone basso di questa casa produttrice che ha mantenuto fin dalle origini la campana da 9’5”, senza subire il “ridimensionamento” che toccherà più tardi agli altri tromboni della “famiglia”. Diciamo che il 421G potrebbe costituire la scelta definitiva per un trombonista amatoriale in cerca di uno strumento valido e duraturo.

Il primo vero e proprio trombone basso “sinfonico” della Yamaha risale ai primi anni ’80. La Yamaha commercializza nel 1976 il modello 611, un trombone basso a due ritorte dipendenti, una in Fa, l’altra in Mi bemolle, con entrambe le leve delle valvole azionate dal pollice. La campana vanta un diametro di 25,6 cm (10′) ed il canneggio è il classico ‘563 da basso. Due anni più tardi, esce sul mercato il modello 621, a ritorta singola, la versione professionale del 321, e che, grazie alla collaborazione della Yamaha con Douglas Yeo, trombone basso della Boston Symphony Orchestra, evolverà nell’attuale modello YBL 622: un trombone basso a due ritorte dipendenti con la peculitarità di poter staccare la ritorta del Re e di essere suonato come un trombone basso a ritorta singola (sebbene io l’abbia provato e devo dire che con entrambe le ritorte montate mi sembra decisamente più bilanciato. Parere personale).
Le ritorte indipendenti impegnano la produzione del modello 613H, che è considerato un po’ il “top della gamma” dei tromboni Yamaha. Originando dal modello 613, uscito nel 1982, questo trombone ha la classica accordatura Si bemolle, Fa, Mi bemolle, Sol, e dispone di una pompa aggiuntiva per abbassare la seconda ritorta (e quindi la combinazione delle due valvole) di un ulteriore semitono.
Altro fiore all’occhiello della casa produttrice è il modello 605, denominato “trombone basso in stile tedesco”. Simile al 613H per il sistema indipendente delle valvole, è l’unico trombone basso della Yamaha non placcato in oro, ed ha una coulisse a canneggio conico “dual bore”, ovvero parte con un diametro di 547 millesimi, come un tenore, e raggiunge i canonici 563 allargandosi mano a mano si procede verso la campana, risultando in un suono più “piccolo”, ma decisamente più aperto e caldo, in stile con le orchestre mitteleuropee del diciannovesimo secolo.

Al momento, il modello 620G, laccato in oro, campana in gold brass, due ritorte dipendenti e campana da 9’5”, dopo diverse prove su tutti i modelli disponibili, mi è parso il trombone più equilibrato fra quelli proposti da Yamaha.
Rappresenta il “restyling” del modello 612R, un altro storico strumento della casa giapponese, dal quale si differenzia per il meccanismo di azionamento delle valvole (pollice e medio, contro il vecchio sistema delle due valvole azionate dal pollice), la campana dorata anzichè ramata e il diametro della campana più piccolo (24,1 cm) rispetto alla vecchia cara “death-star” da 25,6 cm.

La cosa più sorprendente che si riscontra al primo approccio con questo trombone è il senso di “apertura” nell’emissione che si avverte fin dalle prime note. Lo strumento non è certamente leggerissimo, ma è ben bilanciato e si riesce a sostenerlo agevolmente con la mano sinistra, senza rischiare di “appoggiare” sulla coulisse. Il meccanismo di azionamento delle valvole è completamente meccanico, molto preciso, e la leva della pompa del Re è regolabile (il punto d’appoggio scorre su una barra tubolare e si fissa al punto desiderato con una vite) ed adattabile a ogni tipo di impugnatura. I tubi interni della coulisse sono cromati, il tubo esterno è laccato in oro, e la coulisse rispecchia tutta l’abilità e l’arte degli artigiani Yamaha. Dal momento dell’acquisto bastano pochi giorni d’uso intensivo con un po’ di Trombotine per avere la coulisse perfettamente scorrevole e leggera.
Lo strumento è fornito intonato secondo la tradizione del vecchio 612, ovvero con ritorta del pollice in Fa e seconda ritorta in Mi bemolle, ma la casa fornisce anche una “prolunga” da inserire tra il canneggio e la curva della seconda ritorta in modo da intonarla in Re. In questo modo, si ottiene agevolmente il Si bemolle grave in settima posizione con entrambe le ritorte azionate, e lo strumento può essere tranquillamente utilizzato come “strumento cromatico” in tutte le tonalità: questi vantaggi vengono apprezzati soprattutto da chi spesso è alle prese con arrangiamenti di musica leggera o di autori “colti” contemporanei.
Lo strumento monta due ritorte rotary tradizionali. Certo, non siamo di fronte alla perfezione dei rotori Hagmann, ma le rotary montate su questo trombone danno l’idea di essere in qualche modo “più grandi” della media, e l’inevitabile resistenza che il flusso d’aria incontra al passaggio nelle due valvole e relative ritorte è tutto sommato trascurabile, e non influisce sui suono.
Per quanto riguarda la diatriba “valvole dipendenti contro valvole indipendenti”, credo che ad ognuno spetti di diritto di difendere le proprie preferenze personali. Per quanto mi riguarda, dopo aver provato diversi strumenti, credo che la possibilità di avere a disposizione una quarta serie di armonici non valga la “fatica” di dover soffiare costantemente attraverso due valvole, perdendo la caratteristica fondamentale del trombone, cioè il flusso ininterrotto attraverso l’intero canneggio, prerogativa unica del trombone fra tutti gli strumenti moderni. Ma, ripeto, è una mia preferenza personale, non voglio assolutamente affermare che la mia scelta sia quella migliore su tutte.
Il 620G ha un suono meravigliosamente dolce e potente. In tutta la gamma dei colori, dal pianissimo al fortissimo, ha una voce nobile ed intonata, e la purezza del suono non vacilla nemmeno nei passaggi più forzati. Per contro, suonando piano, l’intonazione rimane sempre stabile ed il flusso d’aria corre senza strozzature lungo tutto il canneggio senza dover faticare troppo per tenere una costante velocità.
La qualità del trattamento superficiale di questi strumenti è stupefacente: la laccatura avviene tramite una reazione chimica catalizzata che fa aderire al metallo il materiale di trattamento in maniera uniforme ed omogenea, e la verniciatura finale è accurata e precisa. Ho avuto uno strumento Yamaha per circa dieci anni, e l’unica maniera di rovinare la laccatura è stata di farlo sabbiare volutamente…
Nonostante la campana di diametro ridotto rispetto al modello precedente, questo trombone non fatica a “farsi sentire” anche nelle sezioni di ottoni più complete, e la lavorazione in corpo unico della campana permette un’eccellente proiezione del suono, evidente soprattutto quando si suona piano.
Però, da nostalgico della vecchia “death-star” da 25 centimetri e mezzo, non mi spiacerebbe se la Yamaha, come fanno altre case produttrici di tromboni, prendesse in considerazione la possibilità di fornire il 620 e il 613 con l’opzione della campana più grande.
Probabilmente per le dimensioni ridotte della campana, infatti, bisogna fare un po’ di attenzione quando si suona nel registro “delle valvole”. Contrariamente alla tendenza oggi in voga di utilizzare bocchini per trombone basso sempre più grandi, dopo mesi di prove ed esperimenti, mi sento di poter dire che il suono migliore nell’ottava grave si ottiene, su questo strumento, con un bocchino di dimensioni comprese tra il 2G e 1e12G Bach.
Se lasciate da parte per un istante le “tazze da caffelatte”, questo trombone può sorprendere per il suono dolce e pastoso, e, come è successo a me, lo amerete alla follia.
Con questo trombone, insomma, la Yamaha offre a molti, dilettanti o professionisti, l’opportunità di fare musica con uno strumento professionale che poco ha da invidiare alle marche più “nobili”.
Se escludiamo da un’ipotetica quanto inutile classifica le case produttrici che costruiscono vere e proprie opere d’arte (Thein, Rath, …), con questi strumenti Yamaha si pone tranquillamente a pari livello con i marchi leader americani ed europei nella costruzione di strumenti a fiato.”

Maggiori riferimenti sul sito YAMAHA

Enrico Crippa per www.iltrombone.it

Un commento su “BassTrombone Yamaha 620G

  1. Salve a tutti.

    Desidero fornire qualche aggiornamento ai bei commenti e analisi che ha steso l’amico Crippa.
    Penso che soprattutto vadano corretti i numeri distintivi dei modelli dei vari tromboni:
    + YBL421G -> è ora cambiato con la sigla YBL421GE
    + Il trombone basso, chiamato generalmente mod. Douglas Yeo, è ora contrassegnato con la sigla YBL822G
    + Il trombone basso citato da Enrico come YBL613H è ora sostituito dal modello YBL830/830G
    + Il modello 620G è ora diventato il modello YBL620GE ma, attenzione, le leve delle ritorte non sono sovrapposte bensì sotto il pollice ed il medio della mano sinistra.

    Attenzione ai tromboni “modello tedesco” – sia tenori che bassi: essi non sono più in produzione regolare e possono essere prodotti solo su ordinazione.

    Ciao a tutti.
    GB Corti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *