Dinamicismo

Il concetto di dinamica è più complesso della semplice notazione di mezzo forte o fortissimo. In questo articolo Jay considera i vari aspetti di questa tematica applicata al trombone.

Dynamicism – August 17, 2015

Nel vocabolario non esiste la parola “dinamicismo”, quindi ho pensato di coniarla! In passato non ho parlato della dinamica, ma ho sicuramente un’opinione a riguardo. Penso alla dinamica non tanto in termini di volume, ma in termini di distanza, di spostamento da un luogo all’altro, vicino e lontano. Penso ad una dinamica forte come ad un suono pieno e vicino, senza però essere duro. Se devo suonare un mezzo-forte, cerco di spostare il forte ad una distanza adeguata, cercando di mantenere l’intensità e la vitalità del suono. Se devo suonare un piano, il suono si allontana ulteriormente, mantenendo però tutta l’intensità del forte. In altre parole il timbro del suono non cambia, solo la vicinanza. Il piano ed il pianissimo hanno la stessa proiezione del forte.

Un buon modo per ottenere questo tipo di allontanamento e avvicinamento è quello di cambiare la dimensione del flusso d’aria. In generale, quando si suona forte l’obiettivo è quello di riempire l’intera tazza del bocchino con la colonna d’aria. Quando si suona a basso volume l’obiettivo dovrebbe essere quello di puntare il flusso d’aria direttamente nella gola del bocchino, cercando di bypassare la maggior quantità possibile della tazza. Naturalmente l’aria che entra nel bocchino tenderà a riempirlo, ma il cervello è un meraviglioso manipolatore. Proprio l’atto di pensare di veicolare il flusso d’aria in una certa direzione e con una certa dimensione provoca un drastico cambiamento nel tipo di suono prodotto. Durante la riproduzione di un forte utilizzando l’intero tazza del bocchino, l’imboccatura si aprirà leggermente, aumentando la dimensione del flusso d’aria. Questa apertura costringerà la colonna d’aria a rallentare una frazione, creando così un suono più rotondo e dolce, auspicabile nelle dinamiche più forti. Viceversa, quando mentalmente bypassiamo la coppa e indirizziamo la corrente d’aria direttamente nella gola del bocchino per le dinamiche più morbide, l’imboccatura automaticamente si restringerà, aumentando la velocità del flusso. Ciò garantirà che il suono delle dinamiche più morbide avrà la stessa intensità e lo stesso focus delle dinamiche più forti.

Va detto che quando uno strumento è appena uscito dalla fabbrica tende ad avere molta proiezione nelle dinamiche più forti, e un tipo di suono piuttosto sfocato nelle dinamiche più morbide. E’ nostro compito quello di invertire questa tendenza. Al fine di ottenere lo stesso suono su dinamiche differenti, è necessario adottare diverse impostazioni per compensare le tendenze naturali dello strumento. E’ naturale che il suono perda la propria concentrazione quando la dinamica si ammorbidisce e aumenti di proiezione di pari passo ad un incremento del volume. Se questa innata caratteristica non è tenuta in debita considerazione dall’esecutore, la sonorità desiderata sarà opposta a quella che invece sarebbe necessaria per ottenere una certa dinamica.

Quando si suona nelle dinamiche più forti la colonna d’aria si muove naturalmente a un ritmo più veloce. A mano a mano che la dinamica diminuisce, è importante che la velocità dell’aria non diminuisca. Anzi, il flusso d’aria dovrebbe effettivamente aumentare di velocità in proporzione a quanto la dinamica diminuisce. In altre parole, pensiamo ad una colonna d’aria veloce quando suoniamo piano e ad una colonna d’aria lenta quando suoniamo forte. L’immagine mentale che ho descritto per quanto riguarda l’obiettivo della colonna d’aria in diversi luoghi del bocchino sarà di grande aiuto per raggiungere il tipo di suono desiderato per ogni livello dinamico. Se dovessimo riprodurre questi concetti su di un grafico che esprima il rapporto tra dinamiche e flusso dell’aria, esso mostrerebbe che la colonna d’aria si muove più velocemente nelle dinamiche morbide rispetto a quanto faccia nel forte.

Un altro aspetto da considerare per produrre il suono giusto in ogni dinamica è la posizione dell’imboccatura rispetto al bocchino. Un errore comune è quello di utilizzare una posizione troppo bassa nella maggior parte delle dinamiche, soprattutto quelle più morbide. Per mantenere la stessa concentrazione ed intensità di suono nelle dinamiche più morbide è necessario che gli angoli della bocca siano sufficientemente saldi, in modo che la colonna d’aria colpisca il bocchino nella parte superiore. Un buon modo per assicurarsi che l’imboccatura sia impostata con sufficiente fermezza nelle dinamiche morbide è quello di prendere un passo che deve essere suonato piano, eseguendolo una terza sopra, tornando poi ad eseguirlo così come è scritto. Il suono sarà più mirato e se la nota è lunga sarà più facile mantenerla stabile.

Se invece bisogna ottenere un suono più ampio e meno concentrato, soprattutto nel registro medio-basso, come ad esempio nel solo della terza sinfonia di Mahler, l’imboccatura deve essere leggermente abbassata rispetto al bocchino. La colonna d’aria colpirà il bocchino nella parte inferiore e tutta la tazza verrà utilizzata per la produzione del suono. A meno che non venga richiesto espressamente un suono sfocato, è sempre prudente cercare di ottenere un suono il più possibile chiaro. Prendete ad esempio il Si bemolle centrale. E’ una delle note più facili da produrre con il trombone, tuttavia c’è la tendenza a sotto impostare l’imboccatura a causa di questa facilità. Il risultato è un suono senza vita e noioso, soprattutto se stiamo arrivando dal registro basso.

Nel tentativo di ottenere una grande sonorità dal loro strumento, molti trombonisti finiscono con l’adottare un suono scuro e piuttosto sfocato. La mia risposta sarebbe questa: usate pure uno strumento ed un bocchino più grandi, ma cercate di ottenere un suono che sia il più chiaro e più mirato possibile. Ancora una volta, il mio concetto per le scelte che di solito forniscono i migliori risultati è questo: scegliete l’equipaggiamento più grande che siete in grado di controllare fisicamente, cercando poi di ottenere un suono il più possibile piccolo e chiaro.

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