Il Warm-Up

giancarlo gianniniIl Warm-Up, alcune considerazioni di Giancarlo Giannini su questo importante aspetto dello studio.

In questo articolo vorrei esporre le mie considerazioni sull’ importanza del “Warm-up” quotidiano. Per “Warm-up” non intendo solo un breve esercizio atto a “riscaldare” i muscoli dell’ imboccatura, ma anche una conseguente “routine” sui cosiddetti “Fundamentals” della tecnica dello strumento. Una serie di esercizi, della durata di una ventina di minuti in totale, da fare all’ inizio di ogni giornata, che ci preparino allo studio o a una performance.

Questa pratica è da eseguire una sola volta al giorno; dopo di che si può stare anche sei/otto ore senza suonare, poi prendere lo strumento, e fatte 4 o 5 note, si dovrebbe essere pronti per eseguire qualsiasi cosa ci venga richiesta di suonare. Come “Warm-up”, generalmente si intende un esercizio che, cominciando da note centrali, comode e lente, ci permetta di “rimettere in moto” l’imboccatura e di ripristinare una adeguata e corretta respirazione.

Per esempio, una serie di arpeggi Maggiori di un’ ottava, cominciando dal Bb centrale (Bb/F/D/Bb), discendenti di 1/2 tono, fino alla ripetizione del primo arpeggio un’ ottava sotto. Questo è il primo “Warm-up” indicato nel libro del grande Louis Maggio. Se ne possono elaborare numerose variazioni; tuttavia la sostanza di questo esercizio è quella di stimolare le labbra a vibrare con facilità e di concentrarsi sulla respirazione, sul suono, e sul relax generale.

Questo andrebbe eseguito a memoria (a mio avviso), per poter dedicare tutta la nostra attenzione all’ idea di “ripristinare” le nostre abilità dopo il riposo notturno. In effetti ci si può domandare come mai, dopo solo otto/dieci ore di inattività, ci sia bisogno di fare questa

cosa. Per esempio, dopo che si ha suonato fino alle 22, ci si è coricati alle 23 o 24 e si ha dormito per 7 o 8 ore, sarebbero trascorse solo otto o dieci ore dall’ ultima nota che abbiamo eseguito sul Trbn.

Non è quindi che in un così breve periodo di tempo la nostra imboccatura possa essere così “regredita”… Pe51ENb0a0UuL._SY344_BO1,204,203,200_rò è innegabile che, per la maggior parte degli strumentisti, risulta assai difficile (se non impossibile), eseguire un passaggio veramente complicato appena svegli (..ovviamente !). Invece, se si ha studiato la mattina, per esempio dalle 10 alle 11,30, sarà molto più probabile essere in grado di eseguire il medesimo passaggio la sera, attorno alle 20 o 21. Credo che questo avvenga perchè, dopo il riposo notturno, una volta svegli abbiamo la necessità di “resettare” le nostre abilità (forse più che altro dal punto di vista mentale).

Da qui l’ utilità, a mio avviso, di avere un periodo di tempo – breve, attorno ai 20 minuti – per “riprendere confidenza” con le varie abilità che abbiamo sviluppato negli anni: suono, attacco, range, articolazioni, volume .. Dopo l’esercizio di “Warm -up” già precedentemente descritto, è utile suonare una serie di cose che comprendano la “riattivazione” della flessibilità, dell’ uso della lingua, delle varie articolazioni, e che ci facciano raggiungere in poco tempo gli estremi del nostro range abituale, sia nel grave che nell’ acuto .

Dobbiamo poi anche includere qualche minuto da dedicare ai vari volumi imagesdi sonorità (p, pp, f, ff), e tenere sotto controllo la stabilità del suono e dell’ intonazione (magari usando un Tuner elettronico), e la precisione del ritmo (con l’ ausilio di un Metronomo) . Non è mia intenzione indicare dei particolari esercizi, perchè vi è abbondanza di Metodi autorevoli che propongono vari “Warm-up” e “Routines giornaliere”; tuttavia credo che la cosa vada personalizzata, e successivamente modificata e cambiata, dopo qualche mese. Alcuni fanno gli stessi esercizi per 10 anni.. secondo me, questo non e’ utile ..!

La cosa veramente importante, a mio parere, è di cercare di suonare da subito con precisione e chiarezza. Già dalla prima nota che eseguiamo all’ inizio della giornata, dovremmo avere il suono e l’ attacco già “presenti “, come se stessimo suonando da un’ ora..JM58582 Qualsiasi esercizio si faccia, anche il più semplice, dovrebbe risultare quasi “perfetto”; dovremmo quindi cercare sin da subito il suono “giusto”. Come dicono molti Grandi Maestri, “il Warm-up non deve essere una occasione per suonare male! “…

E’ altrettanto utile, a mio parere, rimuovere il bocchino dalle labbra dopo ogni ripresa di fiato, per abituarsi a ri-impostare l’ imboccatura frequentemente; e anche aspettare un poco di tempo tra un esercizio e l’ altro. Alcune persone cominciano a suonare, e non staccano il bocchino dalle labbra che dopo diversi minuti, quasi avessero timore di “perdere contatto” con lo strumento. Credo che questa pratica non sia per niente corretta..!

Una volta fatto il “Warm-up” e la Routine sui vari aspetti fondamentali dell’ esecuzione, si deve essere capaci di non “raffreddarsi” (“Cool-down”) per il resto della giornata. Questo si può ottenere se, nelle ore di inattività, si “pensa” allo strumento, alla Musica in generale (anche ascoltandola), alle varie tecniche del Trbn, ecc; oltre a ciò vi è l’ ausilio del Buzzing, naturalmente! Uno dei grandi “miti” di chi suona uno strumento a fiato in ottone, è quello di suonare da subito cose difficilissime, a “freddo”, senza alcuna preparazione precedente..!

In effetti, può essere una cosa utile. A volte, per causa di forza maggiore, si potrebbe essere impossibilitati nell’ eseguire un “Warm-up” completo, e magari proprio nel giorno di una performance importante. E’ poi anche vero che sarebbe meglio non contrarre delle Ostrander's_20_Min_Warm_Up-detailparticolari “dipendenze”, per uno strumentista (…”senza il Warm-up non sono in grado di suonare”… ecc). Per verificare la condizione di suonare “a freddo”, non aspettiamo di trovarci in una situazione professionale (e magari di “lasciarci le penne”..!!) Includiamo questa pratica nel nostro studio; cioè, un paio di volte al mese, proviamo a suonare il Trbn “a freddo”, ma a casa nostra!

Le prime volte si può cominciare suonando per prima cosa uno studio melodico del Bordogni, o una parte di esso. Magari non il più difficile.. Poi, un’ altra volta, si potrebbe iniziare la giornata con un arpeggio dal Bb basso al Bb acuto, sostenendo quest ‘ ultimo per qualche secondo. Un giorno, successivamente, ci si sveglierà, si farà colazione, e poi si suoneranno le prime tre battute del Bolero di Ravel; oppure l’ intero passo della Cavalcata delle Walkirie.. Per chi suona Jazz, le prime otto battute di ” I’ m getting sentimental over you” (nella tonalità di D maggiore), o il tema di “Confirmation” seguito da un chorus di assolo, a tempo veloce..

Includendo queste pratiche gradualmente ed occasionalmente nel nostro studio, si vedrà che suonare “a freddo” non è poi così difficile.. E’ solo “improduttivo”, a mio parere; nel senso che non c’ è un valido motivo per suonare il Bolero appena svegli; però risulterà utile saperlo fare!

Giancarlo Giannini, Agosto 2015

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