Giancarlo Giannini Jazz Quartet

Imparare dalle incisioni

Imparare dalle incisioni

Giancarlo Giannini Jazz QuartetIn questo articolo Giancarlo Giannini ci parla dell’importanza e dell’utilità dell’ascolto e riproduzione delle incisioni.

A mio parere per imparare a suonare uno strumento in modo veramente “libero” è certo importantissimo l’ aspetto tecnico-esecutivo ma ugualmente anche lo studio di quello che riguarda lo sviluppo della nostra capacità di “percepire” la Musica.

Lo studio della teoria in generale, del solfeggio cantato, delle varie figurazioni ritmiche, lo studio dell’ armonia, la conoscenza della tastiera, l’ ear-training, ecc, sono tutte cose che ci migliorano immensamente, sia come musicisti che come strumentisti.

Secondo me c’è anche un altro aspetto più “istintivo” da sviluppare, cioè la capacità di udire dei suoni, trattenerli in memoria, e identificarli.
Per fare questo non è indispensabile avere il cosiddetto “orecchio assoluto” (la capacità, anzi la “dote strutturale”, che permette di riconoscere immediatamente un qualsiasi suono), ma è necessario sviluppare il più possibile il nostro “orecchio relativo”, cioè quello che necessita di una nota di riferimento (partenza) per poi potere identificare le altre.
Questo si ottiene un poco per volta, cominciando a memorizzare il particolare suono prodotto da ciascun intervallo (la distanza tra due suoni), per poterlo poi riconoscere istantaneamente.

Una cosa molto utile, per sviluppare l’ orecchio e per apprendere il linguaggio dellla Musica Jazz, è l’ imparare un determinato tema ascoltando la registrazione, e identificando pazientemente tutte le note (anche una, due alla volta..) col nostro strumento. Il tutto poi non deve essere trascritto su carta, ma memorizzato, un poco alla volta. Ogni volta che si dimenticherà una cosa bisognerà identificarla di nuovo…(questo rafforzerà la memoria).

Ovviamente è bene cominciare da brani semplici e da facili “riffs”.
Count BasieStandards come “Over the rainbow” e anche cose tipo i background degli ottoni nei dischi della Count Basie Orchestra degli anni ’30/’40.
Si inizia cercando di identificare la tonalità del brano poi si passa al resto.
Un tema adatto a cominciare potrebbe essere “After supper “, un Blues inciso dalla Count Basie Orchestra nel disco “Atomic Basie” (1956 ca. ) .

Facendo un passo in avanti, vorrei parlare di questa pratica di studio in relazione all’ improvvisazione Jazz.
A mio avviso sarebbe molto importante imparare in questo modo diversi assoli di vari musicisti. Direttamente dal disco, nota dopo nota, col nostro strumento, trattenendo il tutto in memoria, senza scrivere nulla.
Questa cosa richiede molto tempo, pazienza e dedizione..

Ovviamente, ciò NON viene fatto per avere, all’ occorrenza, un assolo memorizzato da suonare su un dato brano, per fare bella figura.. ; ma per imparare “inconsciamente” a pensare in un modo più simile possibile a quello dei Grandi Musicisti Jazz. Per imparare a “costruire” la Musica secondo la loro logica..

jjjohnsonSuonando così’ dei soli di personalità come J.J. Johnson, Dexter Gordon, Charlie Parker, Stan Getz, Chet Baker ecc , si noterà un “filo conduttore” nella costruzione delle frasi, nella risoluzione delle note, nel distribuire la “tensione” e il “relax”, nei cromatismi ecc.
Lasciando “fermentare” tutto questo dentro di noi, si produrrà un modo di fraseggiare “istintivamente” giusto, perchè modellato su esempi PERFETTI, presenti nella nostra memoria che indirizzeranno il nostro modo di pensare/suonare in una maniera corretta.

Accadrà che, dovendo improvvisare, avremo in testa (oltre alla melodia e agli accordi del brano) diversi modi di esporre il pensiero musicale, e andremo alla ricerca di un qualcosa che abbia “continuità ” con quello che abbiamo in mente.
dexter gordonNon suoneremo “esattamente” le frasi di questo o quel musicista, ma qualcosa che abbia una simile efficacia e chiarezza..!
Naturalmente è bene cominciare da assoli brevi e più “semplici” possibile.
Secondo me, poi, non e’ necessario, all’ inizio, riuscire a suonare un solo per intero; anche perchè possono esserci linee di note veloci e intricate, o frasi suonate in registri difficili ecc. Semplicemente, si possono saltare questi passaggi, anche perchè in genere non è in quelli che si trova “l’ essenza” dell’ assolo stesso.
Andando alla ricerca, si troveranno occasionalmente assoli più “semplici” di questo o quel solista.
chet bakerNei dischi di Chet Baker, Dexter Gordon, J.J. Johnson, è possibile trovare qualche cosa di più “abbordabile”, rispetto ai dischi di Freddie Hubbard, John Coltrane, Steve Turre ecc.
Per esempio, i primi quattro choruses del solo di J.J. Johnson nel blues “Walkin” (dall’ omonimo disco con Miles Davis), sono abbastanza “semplici” da imparare.

Successivamente, su tutto questo, si innesterà il nostro gusto particolare e le nostre idee “personali”; esploreremo campi musicali diversi ecc.
Saremo comunque partiti da una base fondata..
Come è scritto nel libro “How to improvise”, opera del grande trombonista Hal Crook: imitate! …assimilate! … innovate! ….

Aggiungendo, ovviamente, anche uno studio approfondito della teoria, armonia, ecc, si andranno a mescolare l’ aspetto “istintivo” con quello “colto”, cosa che in genere produce ottimi risultati.

Giancarlo Giannini gennaio 2015

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