In guerra con lo strumento – Ottobre 2011

Ci sono molti aspetti del suonare uno strumento ad ottone per i quali sarebbe un grosso errore instaurare una sorta di “guerra” contro di esso. Buona lettura!

In guerra con lo strumento – Ottobre 2011

Pensavate di aver già capito di cosa parlerò questo mese? Forse no. Ovviamente ci sono molti aspetti del suonare uno strumento ad ottone per i quali sarebbe un grosso errore instaurare una sorta di “guerra” contro di esso. Si finirebbe probabilmente per essere troppo tesi, per premere troppo sul bocchino, etc. Che ci crediate o no, ci sono però alcune situazioni dove “combattere” contro lo strumento potrebbe portare qualche beneficio. Un esempio di questo concetto è un tema di cui ho parlato per anni: quando il trombone è nuovo, appena uscito dalla fabbrica, il suono tende ad essere molto preciso nel forte, ma molto sfocato nel piano. Questo è un motivo per il quale vale la pena di combattere contro lo strumento, per fare in modo che tutto il suo range dinamico acquisti in maggior precisione. Quando parlo di “combattimento” mi riferisco ad un diverso tipo di approccio allo strumento da parte nostra, per cercare di correggere tutti gli aspetti sui quali dobbiamo intervenire, mettendo il nostro impegno.

Un’altra cosa che ci può portare a combattere contro il trombone è la tendenza delle labbra a passare velocemente da una nota all’altra, senza avere un reale controllo su di esse, senza che la colonna d’aria sia la vera protagonista. In alcuni passaggi le note sono così vicine che l’imboccatura finisce per “sussultare” tra di esse, senza utilizzare pienamente il flusso d’aria. In questi casi il trucco può anche funzionare bene, ma non funziona di certo quando sono richiesti ampi passaggi su tutto il registro dello strumento. Questo perché anche il flusso d’aria deve contribuire a cambiare le note, non solo l’imboccatura. Per combattere questa tendenza dobbiamo praticare glissato e bending tra le note vicine, in modo tale che i passaggi a distanza di un terza vengano eseguiti grazie soprattutto al flusso dell’aria e non solo grazie ad un semplice sforzo di labbra verso la seconda nota. In definitiva, un passaggio tra note vicine dovrebbe risultare preciso e pulito come un passaggio tra note distanti.

Può essere davvero difficile combattere contro ciò che lo strumento vorrebbe fare quando si devono eseguire passaggi ostici. Prendete ad esempio un passaggio legato che vada dal FA centrale della prima posizione al DO in sesta posizione. Il trombone vorrebbe eseguire il tutto in modo molto impreciso. L’idea più comune è forse quella di muovere la coulisse il più in fretta possibile, usando pochissimo legato e smorzando il flusso d’aria. Un modo migliore di eseguire il tutto sarebbe quello di muovere la coulisse con equilibrio, applicando una buona dose di legato proprio in mezzo alle due note, tra la seconda e la terza posizione. Questo permette all’aria ed al suono di viaggiare assieme alla coulisse, con la stessa dose di risonanza applicata alla prima nota. In altre parole, dobbiamo accertarci che la stessa sonorità che abbiamo applicato alla nota iniziale sia mantenuta durante tutto il passaggio, con un legato pulito ed equilibrato, fino al DO in sesta posizione.

Al contrario, i passaggi legati su posizioni vicine potranno essere eseguiti con pochissimo staccato. Anche questo è un concetto che può essere assimilato solamente se non siamo soddisfatti di quello che ci vorrebbe dare lo strumento. Ancora una volta, questo può essere ottenuto muovendo la coulisse con equilibrio, preoccupandoci che la colonna d’aria sia sostenuta durante tutto il passaggio. Sembrerebbe impossibile ottenere un glissato tra posizioni vicine, ma proprio per questo dobbiamo sforzarci di ottenerlo. L’obiettivo è quello di rendere il passaggio dal FA centrale al DO in sesta posizione pulito e preciso come quello che può essere ottenuto dal FA sopra il rigo al SOL in seconda posizione crescente. Nello stesso tempo, dobbiamo rendere quest’ultimo passaggio pulito e legato come dovrebbe essere il passaggio dal FA centrale al DO in sesta posizione. Questo è l’esatto contrario di ciò che il trombone vorrebbe darci, ma è una battaglia che merita di essere combattuta, e vinta.

 

Tratto da www.jayfriedman.net/articles su gentile concessione dell’autore

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