Giancarlo Giannini Jazz Quartet

L’emotività da performance

Giancarlo Giannini Jazz Quartet

L’emotività da performance

Un’ emotivita’ non controllata puo’ essere un grosso scoglio per uno strumentista. Puo’ impedirci di poter usare in pieno il nostro potenziale tecnico, oppure ostacolare la necessaria espressivita’ richiesta dalla Musica.

L’ “emozione” puo’ percio’ renderci insicuri in un passo tecnicamente complesso, o farci sbagliare un passaggio nel registro acuto; oppure fare si che l’ esecuzione diventi “rigida” e poco musicale, anzi quasi “puerile”…

Secondo me, puo’ essere utile l’ analizzare la questione, per vedere di poter reagire a questa cosa.

Perche’ ci si emoziona in vista di una performance o un’ audizione? Cosa e’ questo tipo di “emozione”? Cosa possiamo contrapporre a questo fenomeno?

anche-le-mie-ansie-hanno-lansiaNaturalmente, il problema sta nel fatto che questa “emotivita’ da concerto” diventa poi un’ emozione NEGATIVA; puo’ causare anche dei sintomi fisici quali secchezza alle labbra e alla gola; respirazione corta e accelerata; perdita della concentrazione, ecc . Inoltre ci mette in uno stato d’ animo sgradevole, e ci rovina percio’ il piacere di essere  parte di una manifestazione sonora (la Musica), alla quale assistono altre persone (il pubblico).

Ovviamente, credo sia impresa piuttosto difficile (e presuntuosa..) il cercare di voler “spiegare” il concetto di emotivita'; ognuno avra’ sicuramente una diversa manifestazione di sensazioni rispetto agli altri.

Comunque, vorrei esporre alcune mie considerazioni in merito all’ argomento, basate su esperienze personali, di colleghi e di studenti.

Prima di tutto, secondo me l’ emotivita’ nasce nella stanza dove studiamo; cioe’ si sviluppa durante il nostro apprendimento quotidiano. Spesso e’ causata da cattivi insegnamenti ed insegnanti …

Comunque, se non siamo in grado di essere rilassati quando ci esercitiamo per conto nostro, sara’ impossibile esserlo in pubblico, o in presenza di altri musicisti. Se non si studia con passione, piacere, e relax, si e’ gia’ su una brutta strada.

ansia-da-palcoscenicoIn secondo luogo, dopo quello che ho potuto constatare negli anni, posso dire che chi e’ eccessivamente “rigido” e critico come ascoltatore (dal punto di vista tecnico), risulta poi cadere vittima di emotivita’ negativa quando chiamato a suonare.

Quelle persone che trovano difetti dappertutto, anche nelle incisioni dei Berliner, o nelle interpretazioni del Mo Leonard Bernstein; coloro che alle performance dal vivo sono solo preoccupati di individuare eventuali carenze di questo o di quello..

Ebbene, quando per costoro arriva il momento di suonare, ecco che cadono in uno stato di “emotivita’ ” negativa disastrosa, perche’ hanno come  la sensazione che tutto il  Mondo sia presente per criticarli senza pieta’ (come appunto fanno loro..).

Comunque, e’ logico che, accingendoci ad una esecuzione in pubblico, il nostro stato d’ animo sia indotto a mutare rispetto al consueto.

Seminar Hall

Ma non e’ forse anche per questo che ci piace suonare? Per essere in una dimensione mentalmente diversa dalla quotidiana realta’, almeno per il tempo che dura una performance…

Dunque l’ “emozione” che ci arriva e’ dovuta al fatto che faremo della Musica col nostro strumento, davanti a delle persone. Quando si fanno altre azioni in pubblico, tipo fare acquisti in un negozio, o lavorare come cassiere allo sportello di una Banca, in genere non ci si emoziona in questo modo….

Allora, forse dovremmo imparare ad AMARE questa sensazione che arriva, perche’ ci annuncia che stiamo per fare una cosa che a noi appaga immensamente: suonare il nostro strumento e fare Musica con altri esseri umani!

E’ percio’ un’ emozione forte e inconsueta, ma e’ un’ emozione POSITIVA. Purtroppo noi spesso la fraintendiamo, rovinandola, e cosi’ la trasformiamo in una cosa negativa e sgradevole.

Certamente, il nostro livello di preparazione e’ la cosa che innesca l’ eventuale meccanismo della “emotivita’ negativa incontrollata”. Nel senso che, a seconda del rapporto che vi e’ tra le nostre capacita’ e la Musica che ci e’ dato eseguire, nasceranno, o meno, dei “turbamenti”.

Per fare un esempio, se non abbiamo una buona sicurezza nel registro acuto, e ci chiamano a suonare il solo del Bolero di Ravel, ecco che si accendera’ una forte “emotivita’ negativa”. Per cui, bisognerebbe anche cercare di non essere mai al “limite” delle nostre reali possibilita'; occorre avere un “margine” in piu’, rispetto a quello che dovremo eseguire dal vivo. Altrimenti, si entra in una valle di lacrime, a mio avviso..!

Naturalmente ci sono poi persone irriducibilmente “ansiose”, al di fuori del fatto di suonare in pubblico o meno. Per costoro l’ ansia puo’ essere anche causata da un avvenimento positivo, o da una cosa bella!

superare-la-paura-del-pubblico-200x200Se quindi e’ un fattore della propria “costituzione”, allora sara’ necessario imparare a convivere  con la propria ansia. E bisognera’ fare tesoro delle varie esperienze musicali “dal vivo”; cioe’ bisognera’ valutare volta per volta i risultati che riusciremo ad ottenere in  concerto, nonostante lo stato di “ansia”. Se saranno progressivamente positivi, si riuscira’ a rafforzare il proprio senso di “controllo”, constatando che alla fine si riesce ad affrontare un’ esecuzione in pubblico anche essendo parecchio ansiosi.

Comunque, in generale, cosa possiamo contrapporre alla “emotivita’ negativa” da performance?

Secondo me, almeno tre cose:

1) la nostra preparazione tecnico-musicale

2) la forma fisica

3) la lucidita’ mentale

1) la Preparazione

Uno studio quotidiano corretto, equilibrato, e mirato, negli anni porta ad avere una forte consapevolezza e un buon controllo generale; sia sullo strumento, sia dal punto di vista espressivo-musicale, che da quello teorico (armonia, ear-training ecc.)

La nostra preparazione sara’ l’ UNICA cosa sulla quale potremo contare, nel momento dell’ esecuzione dal vivo. Se avremo costruito dei solidi fondamenti, questi ci daranno il giusto equilibrio tra PENSIERO ed ISTINTO, guidandoci cosi’ con successo durante la performance.

Per cui, cercare di migliorarsi sempre; anzi, direi per sempre! Dobbiamo essere costantemente “in forma” : cio’ ci rendera’ forti e sereni, anche di fronte a Musiche di provata difficolta’.

Ascoltando una nostra registrazione vecchia di sei mesi, dovremmo essere sicuri di aver fatto qualche considerevole passo in avanti.

2) La Forma fisica.

Che ci piaccia o no, gli strumenti come il trombone necessitano, a mio parere, una forma fisica piuttosto “sana”, da parte dell’ esecutore,  per poter rendere al meglio.

Non parlo tanto da un punto di vista dell’ essere “sportivi” o atletici, quanto da quello della salute generale.

Se avete mal di stomaco, o di pancia, o mal di schiena, di denti, o siete raffreddati, o avete la tosse, ecc ,ecco che gia’ (senza aver poi nulla di grave..!) l’ esecuzione sara’ compromessa, o perlomeno assai faticosa e pesante. Per cui, bisognerebbe aver cura della propria salute; alimentarsi correttamente; cercare di riposare sufficientemente.

3) La lucidita’ mentale.

Tante volte ho visto dei musicisti bere parecchio (vino, birra, amari, ecc) prima di suonare in pubblico, nel tentativo di “ritrovare la calma”. Ebbene, in genere il risultato e’ sempre una pessima performance, o al limite della decenza..

Secondo me, prima di un’ esecuzione, non bisogna alterare “artificialmente” il  nostro modo di essere, nel senso di come siamo abitualmente. Per cui, se e’ vostra abitudine bere una birra media prima di iniziare il quotidiano warm-up, allora bevete pure, prima di un concerto!

Ma se siete abituati a bere occasionalmente, o per svago tipo quando uscite la sera con un amico, allora NON fatelo prima di una performance.. Questo perche’ altrimenti vi troverete in un “territorio sconosciuto”, non essendo in grado di gestire appieno le conseguenze dell’ ” alterazione” .. Per cui, ad un iniziale senso di “sicurezza”, si succederanno poi vuoti di memoria, agitazione, malessere fisico, riflessi rallentati, ecc.

Oltre che dall’ alcool, la lucidita’ mentale viene compromessa anche da un pasto troppo abbondante, consumato prima di suonare, spesso velocemente e senza un adeguato intervallo di tempo prima della performance.

Altre volte, e’ la stanchezza fisica a diminuire la nostra capacita’ di attenzione e presenza “attiva”. Per cui, DI TANTO IN TANTO, se potete, abituatevi a fare 300 Km in auto, poi tornate a casa, e dopo 5 minuti cominciate a suonare lo strumento. Leggete qualche brano a prima vista, e suonate anche dei brani/studi/passi d’ orchestra che vi risultano essere difficoltosi. Fate la stessa cosa anche dopo aver fatto una qualunque attivita’ che vi abbia stancato fisicamente: prendete il trombone e suonate per 40 minuti..

In questo modo, simulerete lo stato fisico/mentale nel quale spesso ci si trova (purtroppo..) quando si va a suonare, cioe’ non sempre al 100% ….E sarete un poco piu’ allenati a reagire alla stanchezza, un domani debba capitarvi!

Le “giornate no”.stamp-895385_960_720-530x141

Tutti abbiamo sicuramente sperimentato questa condizione, cioe’ quelle giornate nelle quali il trombone sembra non voler reagire alle nostre azioni…!

A volte, questo puo’ essere causato da un motivo: eccessiva stanchezza; un problema improvviso; una giornata nella quale si sia verificato un fatto per noi assai spiacevole; ecc.

Oppure, la “giornata no” puo’ essere semplicemente una situazione che accade, e basta.

Adesso come adesso, penso che, quando prive di un valido motivo “oggettivo”, le “giornate no” siano piu’ che altro da attribuirsi ad una scorretta pratica di studio, e all’ uso di un bocchino NON ADATTO per noi.

Comunque, a parte questo, secondo me possiamo reagire a questa situazione in due modi differenti:

A) mettere via lo strumento, e per il resto della giornata fare altre cose, rilassarsi, ecc.

B) con la massima calma, intraprendere lo studio quotidiano, cercando di “uscire” da questa condizione, e cercando di recuperare una buona percentuale della propria abilita’. Ovviamente, senza insistere, e senza “accanimento” alcuno; solo cercare, con tranquillita’, di suonare in modo soddisfacente. Se otterremo dei buoni risultati con questa pratica, cerchiamo di capire quali sono state le cose piu’ utili che abbiamo studiato, quelle che ci hanno come “rimesso in carreggiata”.

Nel caso si debba suonare in pubblico, durante una “giornata no”, si puo’ maggiormente correre il rischio di cadere in uno stato di “emotivita’ negativa”.

Allora, semplicemente, cercate veramente di non pensare a NULLA …Distraetevi chiacchierando coi colleghi , nell’ attesa del concerto; poi, una volta sul palco, suonate quello che riuscite a fare, come vi verra’.. Non c’e’ altro da fare; qualsiasi ulteriore preoccupazione non potra’ che peggiorare la cosa.

Giancarlo Giannini, settembre 2016

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