Giancarlo Giannini Jazz Quartet

Organizzare lo studio 2: Cambiando l'”ordine degli addendi”, il risultato cambia, eccome…!

Organizzare lo studio 2: Cambiando l'”ordine degli addendi”, il risultato cambia, eccome…!

Generalmente, quando eseguiamo una routine tecnica sui fondamenti del trombone (Schlossberg, Remington, ecc), siamo soliti seguire l’ordine indicato dall’ Autore, per quello che riguarda la successione dei vari esercizi inerenti alle diverse cose da praticare.
Ovviamente, quello indicato e’ l’ordine GIUSTO per ottenere i migliori risultati; in genere, si comincia dalla produzione del suono, per passare al legato, poi articolazioni, flessibilita’, scale, ecc. Questi esercizi, studiati con costanza, impegno, e regolarita’, ci porteranno a sviluppare una sempre maggiore padronanza dello strumento, a totale beneficio dell’esecuzione Musicale in se’.

Dopo molto tempo che pratichiamo la stessa routine di esercizi, solitamente viene avvertita l’esigenza di passare a qualcosa di diverso, cioe’ agli esercizi indicati da un altro Autore. Chiaramente, le cose da studiare saranno poi simili (note sostenute, legato, staccato, flessibilita’, ecc), ma proposte in forma differente.
Cambiare routine puo’ essere assai produttivo, poiche’ ci mostra gli stessi aspetti della medesima cosa, visti da un’angolazione diversa.
Tuttavia, credo che ciascuno di noi tenda ad “eleggere” un particolare Autore (Maggio, Remington, Clark, ecc) come “preferito”, e finisca poi per prediligerne l’utilizzo.

Io, personalmente, dopo aver praticato varie modalita’ di routine quotidiane, sono tornato da diversi anni ad usare quella del Remington, che in sostanza fu una delle prime che adottai in passato.
A mio avviso e’ molto utile il praticare i vari fondamenti dello strumento seguendo una certa serie di esercizi, che ci aggrada particolarmente, dei cui benefici siamo certi, e che addirittura ci risulta di piacevole esecuzione!
Comunque, secondo me, se si continua ad avvertire l’esigenza di cambiare la propria routine di studio, e’ possibile ricavarne una diversa proprio da quella che adoperiamo abitualmente: per fare questo, basta cambiare l’ordine della successione dei vari esercizi.
Naturalmente, mi sento di consigliare questo genere di “esperimenti” SOLO a chi suona gia’ da parecchio tempo, cioe’ a coloro i quali abbiano gia’ ampiamente sviluppato una solida preparazione, nonche’ una capacita’ critico/diagnostica sul proprio operato.
Per quello che riguarda principianti, studenti, ecc, esorto ad osservare SCRUPOLOSAMENTE le modalita’ indicate dai vari Autori !!
Tornando all’argomento in questione, si tratta quindi di cominciare e continuare la routine scelta seguendo un ordine diverso da quello stabilito da chi la ha ideata.

Per esempio, facendo un raffronto con una routine come quella del Remington, iniziare con lo studio dello staccato semplice; poi passare alla flessibilita’; poi alle scale progressive; poi alle note sostenute; poi al legato, e cosi’ via.. Inoltre, a volte si puo’ anche iniziare un dato esercizio (tipo la flessibilita’, per esempio) da un registro medio- acuto o medio-grave, e non dal “comodo” registro centrale che usiamo abitualmente, ecc.
A mio avviso, questa tipo di pratica e’ utile per vari aspetti. In primo luogo, interrompe una “regolarita’ ” di successione dei vari esercizi, cosa indubbiamente logica e sensata, ma che potrebbe portarci a delle “assuefazioni”, o abitudini troppo radicate (..del tipo: < Se non faccio almeno tre minuti di note sostenute e un poco di flessibilita’, eseguire lo staccato mi riesce veramente difficile! >..). Inoltre, considerando che ogni giorno dobbiamo come “resettare” le nostre abilita’, un’esecuzione in ordine “sparso” puo’ essere un forte stimolo per la concentrazione mentale. Poi, e’ utile per abituarci ad affrontare “a freddo” una particolare area dell’esecuzione (cominciare, per esempio, con delle scale); non dimentichiamo che, poi, quando siamo chiamati ad eseguire la Musica dal vivo, non e’ che le cose da suonare siano in ordine progressivo di difficolta’…

Oltre a questa modalita’ “random”, che naturalmente dovrebbe essere stabilita a seconda di cio’ che puo’ sembrare piu’ “adeguato” per noi, vi puo’ essere anche un’altra variante, secondo me assai interessante: cominciare a suonare DALL’ INIZIO della giornata eseguendo esclusivamente studi melodici/brani musicali/ standards Jazz, ecc, e, SOLO dopo aver fatto questo per almeno una mezz’ ora o piu’, passare agli esercizi “tecnici”.
Iniziare la giornata di studi in questo modo obblighera’ il nostro cervello a cercare di produrre DA SUBITO gli “input” giusti per avere un bel suono su tutto il range, intonato, e con chiare articolazioni, perche’ e’ cosi’ che noi siamo abituati ad “ascoltarci” quando, appunto, suoniamo della MUSICA. Naturalmente, non penso sia necessario e proficuo cimentarsi (almeno in principio) nell’ esecuzione di brani particolarmente ostici, quanto invece utilizzare cose che ci piacciono e che ci risultino abbastanza “comode”.
Successivamente, si passera’ a studiare la routine tecnica; e a questo punto, avremo anche gia’ individuato qualche aspetto tecnico dell’esecuzione da curare in particolare.

A mio avviso, studiare per un certo periodo con le varie modalita’ sopra indicate (1- cambiare l’ordine degli esercizi di una routine “X”; 2 – cominciare la giornata di studio con brani di Musica), ci portera’ ad un particolare “assestamento” delle nostre abilita’ generali, e ci aiutera’ a rafforzare le nostre “capacita’ mentali” sullo strumento. Poi, dopo avere dedicato una certa quantita’ di tempo a questo tipo di pratica, si ritornera’ alla precedente “regolarita’” di esecuzione dell’ordine degli esercizi. Risulteremo sicuramente assai rafforzati, nel nostro rapporto con lo strumento.

Giancarlo Giannini, Ottobre 2018

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