Traduzione a cura di Carlo Grandi, l'articolo proposto è di Douglas Yeo e ci parla del ruolo del trombonista (o dell'ottonista) in sezione e nell'orchestra visto come membro dell'insieme e non come singolo musicista. Articolo veramente interessante che puo' servire a farsi un idea della concezione di "suono di sezione", applicabile in tutte le situazioni, dalla banda all'orchestra. Buona Lettura!
Gli ottoni in orchestra stanno perdendo l’ idea di essere musicisti d’ insieme (team player)?Questo articolo è stato originariamente pubblicato sull’ International Trombone Association Journal, Volume 25, No.1, inverno, 1997, ed in seguito ristampato sul Tuba Universal Brotherhood Association Journal, Volume 24, No.3, estate, 1997. © 1997 Douglas Yeo. Tutti i diritti riservati. Link all'articolo in lingua originale: Negli ultimi vent’ anni, è avvenuta una vera e propria esplosione per quanto riguarda lo sviluppo del trombone moderno. I musicisti si trovano ora di fronte a una vertiginosa varietà di scelta per quanto riguarda il bocchino, le campane, i cannelli(leadpipes), le valvole e le coulisse. Molti costruttori offrono allo strumentista la possibilità di assemblare uno strumento altamente specializzato composto da parti distinte e scelte individualmente. La buona notizia è che la possibilità di scelta non è mai stata così ampia - il libero mercato è una cosa fantastica. Ma c’è un rovescio della medaglia in tutto questo.
Dal momento in cui i tromboni sono diventati sempre più “specializzati” e, in molti casi, più efficienti nella proiezione del suono, si è verificata una tendenza ad utilizzare un equipaggiamento sempre più grande che coinvolge le grandi questioni umane dell’ ego, dell’ orgoglio, della sottomissione all’ autorità, del lavorare insieme e del concetto di essere uno strumentista d’ insieme ( “team player”). C’ è una postilla al concetto di “Più grande è, meglio è”, che merita un’ analisi approfondita.
Provate ad andare nel parcheggio di una qualsiasi conferenza, convention, o workshop sugli ottoni e sarete stupiti di trovare non poche automobili con attaccato sul paraurti un adesivo che dice “Question Authority”( slogan che incoraggia le persone a non considerare vere affermazioni espresse sul solo principio di autorità NdT). Qualcuno potrebbe pensare che questa mentalità sia un’ esclusiva dei trombettisti ma non ci troviamo sicuramente in questa situazione. Negli ultimi vent’ anni, il modo di suonare delle orchestre americane è stato sottoposto ad un significante cambiamento, dal momento in cui gli ottoni si sono spinti ( a parte alcune importanti eccezioni) al di là del loro tradizionale ruolo all’ interno dell’ orchestra.
Molti studenti attraversano la loro fase “del suonare forte” trovandosi con altri strumentisti e suonando molte volte e con la massima forza i passi orchestrali. Questo può essere molto divertente da fare, buono per aumentare la sicurezza e l’ autostima. Ma i passi orchestrali non sempre corrispondono alla realtà, e dal momento in cui molti strumentisti di ottoni hanno sviluppato un concetto più “muscolare” di suonare, le orchestre americane, secondo la mia opinione, hanno iniziato a soffrire.
Il bilanciamento di un’ orchestra è compito esclusivo del direttore. Ma non si può negare che una sezione ottoni di quindici persone possa rovinare qualsiasi concerto di un’ orchestra molto facilmente (malgrado le intenzioni del direttore), dato che il volume di tutti gli archi e dei legni non potrà mai competere neanche con il volume di un di un singolo trombonista. Arnold Jacobs una volta mi disse che, secondo la sua opinione, il trombone basso era lo strumento dell’ orchestra che possedeva di gran lunga il più grande “potenziale di suono”(high volume potential) dovuto in parte al fatto che, dopo il flauto, il trombone basso utilizza la maggiore quantità d’ aria rispetto a qualsiasi altro strumento a fiato, compresa la tuba.
Parte del problema è dovuto semplicemente all’ ignoranza; l’ idea che le sinfonie di Bruckner debbano essere suonate al massimo volume avrebbe orripilato Bruckner, il riservato, insicuro, compositore cattolico di musica per conto della chiesa e le cui composizioni avevano come argomento la chiesa stessa e l’ inesprimibile “Oltre”(beyond). Non dimentichiamoci che le sue sinfonie ci richiedono anche di suonare il più leggero possibile. Sfortunatamente molti strumentisti guardano ai passaggi segnati con fff e semplicemente soffiano fino a scoppiare. Insoddisfatti del modo in cui il loro strumento risponde a questo trattamento, essi sono continuamente a caccia di qualcosa che gli permetta di suonare ancora più forte con un suono ragionevolmente buono. Perciò ora abbiamo trombonisti tenori in molte delle più grandi orchestre che usano coulisse da trombone basso e bocchini 3G o 4G, e trombonisti bassi senza la leadpipe, che suonano con bocchini che assomigliano a bocchini per tuba e con gigantesche coulisse dual-bore. Tutte queste modifiche permettono agli strumentisti di suonare più forte.
Ma c’ è un costo.
Avvicinatevi ad una orchestra in concerto durante questo periodo. Vedrete che il palco è spesso coperto con pannelli in plexiglass che sono posizionati davanti a determinati ottoni, o dietro alle sedie di quelle sfortunate viola, violoncelli o legni a cui capita di trovarsi sulla linea di fuoco. Molti archi suonano con uno o due tappi per le orecchie per auto proteggersi. Il risultato di tutto questo: un’ orchestra divisa in fazioni – qualcosa di simile a un “TV Dinner” (è uno di quei vassoi in alluminio delle mense diviso in scomparti, uno per il primo, uno per il contorno,…NdT), invece di un gruppo omogeneo interessato a suonare insieme come una squadra unita. I pannelli ed i tappi per le orecchie causano un enorme danno emotivo a musicisti che hanno lavorato e si sono esercitati per arrivare a suonare in un’ orchestra sinfonica, solamente per avere le loro vite rovinate quotidianamente da ottoni troppo esaltati.
La colpa di tutto questo è nostra. Con in testa lo stereotipo del classico suono alla “Chicago” ( il quale, secondo il mio insegnante, Edward Kleinhammer, ha poco a che fare con una sezione che suona forte e molto di più con una sezione con in mente un unico concetto di suonare intonata, con ognuno che collabora, e che sottomette la sua individualità al concetto di “bene maggiore”) gli strumentisti spesso sembrano determinati ad affermare loro stessi e pensano, “Al diavolo, se è scritto fff, lo suonerò fff!” Essi non si rendono conto che le dinamiche sono relative e che, per la maggior parte, noi ottoni non siamo così importanti nel quadro generale delle cose come pensiamo (anche nelle sinfonie di Mahler, i trombonisti suonano per un totale di 10-20 minuti – non molto in confronto ad un’ opera di 60-90 minuti). Gli ottoni sono solo un tassello del puzzle orchestrale. Quando noi lo assumiamo tutto sopra di noi per ampliare la nostra influenza al di là del ruolo che il compositore ci ha assegnato, siamo su un terreno pericoloso.
Questa divisione dell’ orchestra è altamente riprovevole. Sentir orchestre dal vivo che ancora suonano con una grande tradizione di sezioni bilanciate apre veramente gli occhi.
All’ inizio del 1996, la Boston Simphony suonava la sinfonia delle alpi di Strauss, durante il tour tra America e Canada, diretta da Seiji Ozawa. Alla fine del tour, mi chiesero di suonare come aggiunto con l’orchestra filarmonica di Vienna alla Carnegie Hall lo stesso brano con lo stesso direttore. Ero contentissimo di fare questo. Fu un esperienza che mi aprì gli occhi. Due orchestre - un brano, un direttore. E due modi di suonare totalmente diversi.
Immaginate un’ orchestra nella quale ogni componente si ascolta l'un con l'altro. Per tutto il tempo. Dove ognuno controlla e regola le sue dinamiche. Dove i momenti di massima intensità sono reali e controllati, e dove il pianissimo è veramente una cosa bellissima e sconvolgente da ascoltare. Dove i legni sono una parte vitale del fortissimo dell’ orchestra. Io ho preso parte a questo con l’ orchestra di Vienna. Ho sentito loro fare questo senza nessun particolare incoraggiamento o indicazione da parte del direttore. Questa è solamente il modo con cui loro fanno le cose. Il concerto fu speciale perché ero parte di una orchestra fortemente unita che faceva il suo lavoro.
Niente plexiglas. Niente tappi. Niente individualità superbe da parte degli ottoni. Solamente un grande concerto.
Nel periodo in cui frequentavo il college (primi anni ’70) andavo a sentire la Chicago Simphony tutte le settimane. Dopo un concerto particolarmente emozionante, andai nel backstage per congratularmi con Mr. Kleinhammer. Io dissi qualcosa del tipo, “Wow, hai suonato alla grande!. La sua risposta?
“Se mi hai sentito, allora sono stato un fallimento. Avresti dovuto sentire un orchestra, non un trombonista.”
Questa affermazione catturò la mia attenzione. E in essa c’è un insegnamento per ognuno di noi. La ricerca di un equipaggiamento sempre più grande che ci incoraggi a suonare con un volume sempre maggiore sta cambiando le nostre orchestre. Gli archi ed i legni non hanno cambiato il loro suono ed il loro modo di suonare per decenni e nell’ aria non ci sono sviluppi che li cambierebbero fondamentalmente. Se gli ottoni decidono da soli che c’è bisogno che vengano notati di più, che hanno bisogno di utilizzare i loro “colpi” e i loro ego per impressionare altri ottoni presenti tra il pubblico, allora siamo veramente caduti giù da un pendio scosceso.
Troppo spesso sento studenti che mi raccontano cosa sentono da altri studenti; commenti del tipo:
“Accidenti, se suoni una “Marca X” sei un rammollito”
“Sei un debole se non suoni una “Marca Z”
“Suoni su un 5G? Torna sulla terra. Il 4G ti permette di emergere veramente”
“Se non fai indietreggiare il direttore, non stai facendo il tuo lavoro”
“Usi ancora la leadpipe? Dimentica questa robaccia del “suono raffinato”, devi cercare la massima apertura e volume”.
“Studiare suonando piano? Piano? Chi suona piano?!”
“Seppelliamo le viola” Questi commenti sono stupidi, pieni di boria, di insicurezza, di inesperienza e rivelano un atteggiamento del tipo “so tutto io”. Questo non è un gioco. Questa è arte. E c’è un pubblico che paga per ascoltare orchestre che lo portino ad un altro livello, in un mondo di bellezza, di ispirazione e di emozione sublime. È abbastanza una persona dell’ orchestra che decide di essere la cosa più importante sul palco per rovinare un concerto. Sfortunatamente, solitamente è uno degli ottoni la causa della rovina.
Non è un equipaggiamento grande in sé il problema. Ci sono molti strumenti eccezionali e c’ è sicuramente uno tra questi che “calza” perfettamente ad ogni strumentista. Suona quello che vuoi. Suona quello che funziona per te.
MA…
Qualsiasi strumento tu suoni, ricordati che sei parte di una squadra. Se hai la tentazione di comprare uno strumento che è più grande e migliore, chiediti perché vuoi farlo. Fallo per il giusto motivo non per fare in modo che chi sta davanti a te ti noti di più. Il fatto che puoi suonare più forte di chiunque altro dell’orchestra non significa che tu debba farlo. Ascolta quello che succede attorno a te. Suona con buon gusto e stile tutto il tempo.
Non dimenticare mai questo. Regola le dinamiche nella tua parte a seconda del contesto in cui ti trovi all’ interno di quello che stai suonando. Fatti da parte quando non sei importante. Ammetti di aver sbagliato quando hai sbagliato veramente. Assumi un atteggiamento di umiltà quando suoni. Pensa sempre “Noi, e mai “Io” quando sei sul palco. Ascolta il direttore (anche se non ottiene la tua stima)-lui occupa l’ UNICA posizione di autorità sul palco. Non ti deve piacere, devi soltanto obbedirgli. E ricorda: ci sono PERSONE che siedono davanti a te che amano anche loro suonare il loro strumento. Non sono solamente “carne da cannone” per il machismo, l’ orgoglio fuori misura e l’ insicurezza degli ottoni. Se facciamo diventare sordi e roviniamo concerti al fine di soddisfare noi stessi, allora meritiamo la giusta condanna che riceveremo dai nostri colleghi e dal pubblico in generale.
Ora devo andare a studiare. Voglio essere sicuro di essere parte della soluzione al mio concerto di stasera, non parte del problema.
Ultimo aggiornamento : 16-09-2009 09:22
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Scritto da: sibelius (Ospite) 17-09-2009 04:09