Practice, practice

Practice, practice!

Reflections – 09/09/2007 By Jay Friedman

Ora che la canicola estiva si è conclusa e l’autunno è cominciato, mi sono messo a pensare al concetto di allenamento, alle molte vie e ai molti mezzi possibili per migliorarsi. Penso che molti commettano un errore pensando che tutto il tempo che si passa a suonare uno strumento da soli sia allenamento. Se l’obiettivo dell’esercitazione è quello di impiegare una certa quantità di materiale in un certo lasso di tempo e si finisce suonando esattamente come all’inizio della seduta, io penso che abbiate perso il vostro tempo, a meno che non abbiate suonato tutto alla perfezione.
Nel corso degli anni ho ripetuto infinite volte agli studenti: «Preferirei che suonaste 2 battute perfettamente piuttosto che l’intero libro allo stesso modo in cui suonate sempre». La ripetizione è buona solo quando si aggiunge qualche nuovo miglioramento al repertorio. Affrontare i pezzi mettendovi sempre gli stessi difetti nel suonare non è solo una perdita di tempo, ma vi insegna ad essere soddisfatti dalla mediocrità. Voglio che cominciate a pensare alla stanza in cui vi esercitate come ad un laboratorio di ricerca e sviluppo, dove provate a fare nuovi esperimenti e dove consolidate il buono che avete imparato.

Piuttosto che esercitarsi senza obiettivi precisi, ogni seduta dovrebbe avere un fine specifico. Ci sono molte possibili finalità diverse in una seduta di allenamento. C’è il mantenimento, dove si prova a rimanere in forma al livello raggiunto. Ciò è utile quando ci sono vincoli di tempo. Comunque questo non dovrebbe mai essere considerato routine. C’è la preparazione dell’audizione, dove si usa il livello raggiunto applicandolo ai brani da presentare. Questo non migliorerà il fondamento del vostro modo di suonare, perché non vi permetterà di approfondire altri aspetti in quanto dovete concentrarvi sui pezzi da presentare, che richiedono stili diversi ed un’esecuzione perfetta delle note. Se avete un concerto da preparare non aspettatevi – anche qui – di migliorare fondamentalmente il vostro modo di suonare, perché vi troverete ad imparare il repertorio usando le capacità che già avete, piuttosto che migliorarle.

C’è un solo modo per migliorare le capacità di base, ed è quello di isolarle al loro livello più semplice. Alcuni degli esercizi più efficaci che io abbia mai fatto sarebbero probabilmente classificati come “sciocchezze”. Esempio: prendere due note, come un legato da Sol# centrale a SI centrale passando 10 minuti per vedere quanto si possa levigare quel legato, provando velocità diverse nel muovere l’aria o la coulisse finché non trovo il legato migliore in assoluto, magari quello che non aveva mai ascoltato nessuno prima, neppure io. Ma era già nella mia mente o, se non c’era, l’avevo sentito nei mille esperimenti fatti e mi ero detto “ecco quello che voglio”. Dopodiché passerò il tempo ad esercitarmi per essere in grado di far uscire quel legato da solo, prima di provare ad inserirlo in un contesto musicale. Ho fatto nello stesso modo con tecniche quali articolazione, vibrato,staccato multiplo ecc. Certe cose potete farle bene giusto spendendoci del tempo. Prendete ad esempio il registro acuto. Se volete diventare bravi a suonare acuti, semplicemente dedicate un sacco di tempo suonando acuti. Questo si applica altrettanto bene al registro grave.

Ciò mi porta all’idea più importante contenuta in questo articolo; il vostro studio é il vostro laboratorio. Avrete successi e fallimenti nel vostro laboratorio. I fallimenti sono altrettanto importanti dei successi, perché é fatto di questo il progresso. Quando cominciate a lavorare nel registro acuto o nel registro grave dapprima suonerete male, ma la vostra stanza di allenamento é fatta proprio per questo. Per spremersi bisogna essere nell’intimità del vostro studio, non in pubblico.

Quando lavoro sulle forti sonorità (che non sono di mio gusto, ma sono necessarie) lo faccio nell’intimità del mio studio, e vado oltre il livello che ho intenzione di usare durante l’esecuzione. Vorrei che nessuno mi sentisse farlo, ma sto provando ad aumentare la mia bravura in quest’area, e lo faccio nel mio laboratorio, non in pubblico. Ho detto molte volte a qualcuno che ha suonato qualcosa davanti a me : «è questo il modo in cui vuoi che suoni questo pezzo» ? La risposta solitamente é «no». Allora dirò:«facciamo qualcosa». Dopodiché cerchiamo di semplificare il problema portandolo ai suoi livelli elementari. Lo studente vuole sempre passare oltre e non perdere affatto tempo su quel particolare aspetto, ma io li faccio sempre riaffrontare il problema finché non si trova una risposta definitiva, e questo è l’inizio del nuovo suonatore che stiamo cercando di creare.

Tratto dal sito di Jay Friedman

traduzione effettuata da Claudio Chiani – 03-11-2007

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