Giancarlo Giannini Jazz Quartet

I problemi dell’imboccatura

I problemi dell’imboccatura

in questo articolo Giancarlo Giannini ci parla delle problematiche che possono insorgere per un uso improprio dell’imboccatura

Volevo portare l’ attenzione in un campo tanto sconosciuto quanto “tabù”, cioè quello dei problemi fisici nei quali può incorrere la nostra imboccatura. L’ imboccatura è muscoliquella serie di muscoli che trattengono le labbra in una posizione atta a produrre una vibrazione delle stesse e che poi, immessa nello strumento e amplificata, diventerà suono.   Per “problemi fisici” intendo una serie di malfunzionamenti muscolari e/o neurologici localizzati nella zona del corpo da noi utilizzata per produrre il suono: labbra, muscoli della faccia, guance.

 

Fra le varie tipologie di questo genere di problemi ce ne sono due maggiormente comuni e assai diverse tra loro: la “Focal Dystonia” (Distonia Focale – Distonia localizzata) e la Sindrome da “Over-Use” ( uso eccessivo – abuso ). La sindrome da “Over-Use” si divide poi in due categorie: Acuta (quando si manifesta inizialmente) e Cronica (quando è permanente, i sintomi persistono e si accentuano e poco alla volta l’ abilità generale che si aveva nel suonare risulta compromessa).

 

Questo genere di problemi (specialmente la Sindrome da “Over-Use) si manifestano, di solito, a causa di un uso scorretto e/o troppo prolungato della nostra imboccatura. Alcuni suonatori usano una impostazione delle labbra alquanto “scorretta”; respirano insufficientemente; usano una eccessiva pressione del bocchino sulle labbra; si esercitano irregolarmente e senza criterio; usano spesso la forza per ottenere questo o quel risultato ecc. In altri casi, invece, abili professionisti (corredati da perfetta tecnica nell’ eseguire qualsiasi cosa), incorrono negli stessi problemi per un uso eccessivo del proprio alessipotenziale: anni e anni nel ruolo di 1° strumento; concerti e prove tutti i giorni ecc. E questo per molto, molto tempo, accumulando così stanchezza e tensione ed essendo spesso sottoposti a sforzi eccessivi. In entrambi i casi (uso scorretto o abuso), si rischia di incorrere nelle patologie sopra indicate.

 

La “Focal Dystonia” è una contrazione involontaria di uno o più muscoli interessati nel compimento di una certa azione: nel nostro caso, perciò, saranno i muscoli dell’ imboccatura. Chi suona il violino o il clarinetto ecc, avrà lo stesso problema alle mani o al polso o alla spalla, ecc. Oltre alle contrazioni muscolari involontarie essa produce anche una postura anomala della parte interessata (bocca, mano, ecc.). E’ chiamata anche “Movement Confusion Disorder”. Questi disturbi si manifestano all’ atto di suonare lo strumento ma non durante le altre azioni . Ovviamente questa patologia genera una vera e propria difficoltà (o impossibilità) nel suonare lo strumento .

 

Sebbene sia originata da cause neurologiche, ecc, in chi suona è comunque sempre in relazione alle parti del corpo deputate a fare funzionare lo strumento stesso (mani, bocca, ecc) delle quali si è fatto un uso eccessivo e per molto tempo. Secondo il Dr. Joaquin Farias, un esperto in materia di fama mondiale, gli spasmi sarebbero un inconscio “pattern” difensivo, che si oppone a una sequenza di movimenti (anche non corretti) che è stata memorizzata in passato. (Questa sequenza passata deve essere quindi analizzata e “smantellata” un poco alla volta). Per approfondire l’ argomento, o in caso di bisogno di aiuto, si può andare sul sito del Dr. Farias

http://www.focaldystonia.net/

dove vi è anche una pagina specifica per la “Musician’ s Dystonia“.

 

La Sindrome da “Over-Use”, invece, è una condizione nella quale labbra, muscoli della faccia, ecc, risultano essere stati “fiaccati” da mesi/anni di un uso eccessivo e/o scorretto. Si cominciano ad avvertire sensazioni tipo labbra sempre gonfie e indurite; dolore nei punti in cui si appoggia il bocchino; irritazione e bruciore alle labbra; insensibilità delle zone muscolari; impossibilità di formare una corretta imboccatura, ecc. Con questi sintomi la performance risulta irrimediabilmente compromessa: suono pieno di

watrousaria; intonazione alquanto instabile; perdita dei registri acuto e grave; impossibilità nel suonare a volumi soft; difficoltà negli attacchi; perdita totale della resistenza, ecc. Per approfondire, o per avere dei consigli in caso di bisogno, si può visitare il sito http://www.embouchures.com/  , curato da Mrs. Lucinda Lewis, già primo corno della New Jersey Symphony Orchestra. Le informazioni contenute sono frutto di 25 anni di ricerca e della collaborazione di oltre 6000 suonatori di strumenti a fiato (Brass e Woodwinds) di ogni parte del mondo. Questo sito è peraltro segnalato dall’ ITA nei links della sezione “Resources” (cliccare “embouchures.com” ).

 

Vorrei solo aggiungere qualche cosa dal punto di vista della “prevenzione” di queste possibili patologie. Già da diversi decenni il modo di suonare gli strumenti a fiato in ottone è radicalmente cambiato sviluppandosi in una maniera vertiginosa. Musicisti come Maynard Ferguson, Cat Anderson, Bill Watrous, Joe Alessi, la sezione ottoni della CSO, i Mnozil Brass, ecc, hanno mostrato al mondo delle possibilità di esecuzione considerate “impensabili”. Così, per fare un esempio, negli ultimi 30/40 anni, l’ High Range richiesto per una 1^ tromba in Big Band è passato dall’ F con tre tagli in collo sopra al rigo (chiave di torresviolino) alla necessità di padroneggiare i bisacuti fino al Bb (cinque tagli in testa) e oltre. Per non parlare dei volumi di suono, da FFF a FFFFFFF… I vari “status” raggiunti da questo o da quel virtuoso diventano piano piano “abilità comuni” (….); e compositori ed arrangiatori ne pretendono la padronanza da parte dei musicisti. Questo fatto causa che ciascuno di noi si trovi a dover “uscire” dai propri limiti in una maniera sempre più “pressante”, se vuole stare al passo coi tempi ed essere professionalmente competitivo.

 

Secondo me l’ “evoluzione” è sacrosanta ma occorre più tempo perchè le tecniche scoperte da alcuni diventino “patrimonio comune”… Pensate allo sforzo richiesto per suonare in una orchestra da ballo anni ’30/’40, paragonato a quello che ci vuole oggi in un moderno gruppo di “latin/salsa” …!! Oltre a ciò, spesso il musicista è sottoposto a un tour-de-force tra prove, registrazioni, concerti di mattina/pomeriggio/sera, ecc, senza che si presti un minimo riguardo allo sforzo necessario all’ esecuzione, e perciò senza che siano concessi gli appropriati riposi tra una cosa e l’ altra. Io credo che chi suona uno strumento come il nostro dovrebbe fare attenzione a questo genere di problemi, anche se non ne avverte il bisogno. Perciò, cercare di non esagerare, nè con l’ attività professionale, nè con lo studio (8 ore al giorno sono troppe..) e concedersi anche dei giorni di riposo totale, sia per l’ imboccatura che per la mente..

Una volta spezzata la corda è arduo compito riaggiustarla..

Giancarlo Giannini, marzo 2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *