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Effetti speciali

Effetti speciali

effetti speciali

Capita spesso che sugli spartiti di musica jazz non ci siano indicazioni sulla pronuncia delle note, il modo di suonare il brano è lasciato all’esecutore che deve conoscere le giuste articolazioni da utilizzare se il brano fa riferimento al periodo del dixieland, dello swing, del be bop eccetera.
Capita anche di trovare, in corrispondenza di alcune note, altri segni/indicazioni che suggeriscono come suonare quella nota, ciò che ho chiamato un po’ ironicamente “effetti speciali” che, in effetti, sono degli effetti, – abbellimenti, ornamenti, ecc. – che conferiscono un qualcosa di speciale/caratteristico/particolare al brano che si sta eseguendo.

Li ho raggruppati nella tabella allegata, con la terminologia in lingua inglese, e cercherò di dare una breve spiegazione dal momento che un solo articolo non può essere certamente esaustivo di un fenomeno complesso e articolato come la musica jazz. Purtroppo far comprendere un suono usando solo la parola scritta non è agevole, un po’ come cercare di spiegare il suono delle diverse sordine, pertanto farò riferimento più che altro alla tecnica esecutiva rimandando chi legge ad una ricerca in rete di filmati o all’ascolto di dischi per meglio comprendere il risultato sonoro di dette tecniche perchè lo “stile”, la”pronuncia” o gli “effetti” dipendono molto anche dall’esecutore e dal particolare momento nel quale egli si trova mentre esegue il brano.
Le notazioni sullo spartito sono una cosa, la musica che si ottiene è un’altra, nulla può sostituire l’ascolto di un disco o, meglio ancora, di un concerto dal vivo.

Seguendo l’ordine riportato in tabella:

BEND: indicato con una specie di U, si esegue partendo dalla nota ed abbassando questa di circa mezzo tono momentaneamente con il labbro per ritornare alla nota originaria rispettando comunque la durata indicata.

FALL/DROP: può essere corto o lungo. Si esegue suonando la nota indicata e facendola cadere circa a metà verso il basso utilizzando il labbro o la slide o una combinazione dei due.

SCOOP: simile al BEND ma in questo caso, invece di partire dalla nota indicata ci si arriva partendo da mezzo tono sotto sempre con l’uso del labbro o della slide o combinando le due cose.

DOIT: è il contrario del FALL realizzato con labbro/slide salendo verso l’alto. Anche questo può essere lungo o corto.

PLOP: anche qui corto o lungo si esegue partendo da mezzo tono per metà nota suonando l’altra metà fino a completare il valore indicato. Anche qui labbro/slide.

GLISSANDO: si tratta di far scivolare dolcemente o velocemente la slide da una nota all’altra e può essere realizzato sia verso il basso che verso l’alto.

FLIP/TURN:  si esegue suonando velocemente, fra le due note indicate, note poste da mezzo tono/un tono sopra la prima per ricadere su quella finale. Nello schema allegato l’esecuzione è riportata nell’ultima battuta con le note di partenza e arrivo in rosso.

SQUEEZE: più agevole da realizzare con gli strumenti a pistoni utilizzando la tecnica del mezzo pistone, con il trombone è realizzabile utilizzando la slide e non sempre è definita la nota di partenza.

SHAKE/TRILL: è un trillo di labbro fra la nota scritta e l’armonico superiore ed è veloce salvo indicazioni diverse riportate.

Un breve cenno, per concludere, ai segni (non sempre indicati sulle parti) dell’articolazione nel jazz; in tabella sono indicati i quattro fondamentali:

TENUTO: il simbolo (-) sulla nota indica che questa deve essere suonata per il valore indicato.

STACCATO: il simbolo (.) sulla nota indica che questa deve essere suonata corta e senza accento.

ACCENTATO LUNGO (Long accent): il simbolo (>) indica che va suonata per l’intera durata ma con l’accento nel momento dell’attacco.

ACCENTATO CORTO (Roof top accent): il simbolo (^) sulla nota indica che va accentata nel momento dell’attacco ma va suonata corta.

Seguono due battute di esempio di pronuncia swing: in questo stile, di solito, i quarti sono suonati staccato e gli ottavi legato (rispettando comunque le indicazioni della pronuncia) e, sempre di solito, le note a fine battuta sono suonate corte e accentate. Quando su uno spartito è necessario “abbandonare”, anche solo per poche battute tale pronuncia, viene riportata l’indicazione EVEN EIGHTS al termine della quale si riporta l’indicazione SWING. Meno frequentemente è possibile incontrare una combinazione di simboli di articolazione posti sulla medesima nota, il risultato è la somma delle due indicazioni, ad esempio una nota da un quarto sulla quale si trova sia il (.) che il (^)  significa che va suonata corta e dura (come se fosse una croma con accento corto rispettando però la durata complessiva).

Vincenzo Ierace, febbraio 2017