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Strategie per le Audizioni (parte I) – Luglio 2012

In questo articolo Friedman ci regala alcuni suggerimenti su come preparare al meglio i brani che vengono richiesti abitualmente durante le audizioni. Buona lettura!

Strategie per le Audizioni (parte I) – Luglio 2012

Stavo guardando il torneo di golf degli Stati Uniti che si è aperto la scorsa settimana. I telecronisti parlavano spesso di quando ai giocatori convenga essere aggressivi e quando invece sia meglio non esserlo. La gara si disputava su un percorso difficile, quindi il punteggio del vincitore era vicino al par. Ho cominciato a pensare alle similitudini tra le strategie nel golf e le modalità con cui affrontare i brani che si portano ai concorsi. Quando è il momento di accontentarsi di un par e quando invece bisogna tentare di ottenere un birdie[1]? Nel golf dipende dalla difficoltà della buca da affrontare; nelle audizioni dipende dalla difficoltà e dallo stile del brano che si deve eseguire.

Vediamo alcuni dei brani che si portano abitualmente alle audizioni e cerchiamo di capire con quale spirito vanno affrontati. Il brano più comune è senza dubbio il solo dal Requiem di Mozart. Di solito è una dei brani che si suonano all’inizio di un’audizione: probabilmente non è un brano decisivo, ma può far sì che la commissione alzi lo sguardo dalle parole crociate e presti una certa attenzione. Poiché non è tecnicamente difficile ed è suonato nel registro centrale, molte persone lo suonano abbastanza bene. Se volete distinguervi dal resto del gruppo il vostro suono dovrà essere di qualità superiore, con qualche fraseggio creativo. La maggior parte dei trombonisti lo suona con una dinamica mezzo forte. Questo potrebbe collocarvi in mezzo al gruppo dei pretendenti, ma non dove vorreste essere. Un modo migliore è quello di curare i cambiamenti dinamici, con un fraseggio chiaro e ben definito. Io preferisco sentire che tutte le note sono ben tenute, iniziando il brano con un pianissimo, terminando con un suono pieno e rotondo.

L’assolo dal Bolero di Ravel viene suonato in quasi tutte le audizioni, ed è un passaggio che può fare la differenza. Poiché è stato pensato per essere eseguito con un trombone di piccole dimensioni, credo che andrebbe eseguito con uno stile moderno, come se fosse una ballad, non con un grande stile sinfonico. Anche con un trombone a canneggio largo è comunque possibile imitare il suono di un trombone più piccolo, utilizzando una colonna d’aria più concentrata. L’uso del vibrato è consigliato. Con tanto esercizio è anche possibile produrre il vibrato con la mandibola, imitando il vibrato che si può ottenere con la coulisse. Mi piace immaginare di suonare una ballad come se fossi un solista davanti ad un microfono, per ottenere lo stile originale pensato da Ravel. In questo periodo è di moda affrontare questo brano legando eccessivamente l’intero fraseggio. Personalmente non mi piace questo approccio, perché mette in luce i punti deboli del trombone. Si corre il rischio di ottenere una serie di passaggi di sedicesimi troppo impastati tra di loro. Credo che un’accurata miscela nelle articolazioni del linguaggio e dello staccato sarebbe una scelta più saggia. La tendenza a finire questo brano nel fortissimo è un altro errore comune, che può rovinare l’intera esecuzione. Una dinamica mezzo forte con un vibrato più intenso produrrà un effetto molto migliore.

L’Overture dal Guglielmo Tell compare nella maggior parte dei provini, ed è un brano adatto a sondare le reali capacità tecniche dell’esecutore. Non si può vincere un’audizione con il Guglielmo Tell, ma è possibile perderla! Ci sono alcuni passaggi delicati, ed è bene sapere quali sono. Un altro passo in questa categoria è l’assolo tratto dalla terza sinfonia di Saint-Saens. Poiché è scritto nel registro medio basso in una dinamica piuttosto morbida, non c’è facile ottenere una grande musicalità. Si tratta di un estratto in cui bisogna badare soprattutto alla qualità del suono, al contrario di un brano tecnico come è appunto il Guglielmo Tell. Per suonare bene questo passaggio bisogna essere in grado di produrre un suono rotondo e risonante. Questo non è un estratto in cui il trombonista è chiamato a mettere in luce la sua capacità di suonare nel piano, come può essere invece il passaggio tratto dalla terza sinfonia di Schumann.

La marcia ungherese di Berlioz è spesso pensata come un estratto tecnico, ma credo che se fosse affrontata con un tempo appropriato diventerebbe un brano in cui mettere in mostra la propria sonorità e guadagnare punti, verso un esito favorevole.

L’assolo tratto dalla terza sinfonia di Mahler è un estratto che può permettere a qualcuno di vincere un concorso, se tutti gli altri aspetti sono in ordine, perché offre la possibilità di mostrare tutta la gamma dinamica e tutta la potenzialità espressiva di cui si dispone. I passaggi nella dinamiche più forti andrebbero affrontati con suono pieno, ma non forzato. E’ meglio suonare al di sotto della propria dinamica massima, piuttosto che correre il rischio di esagerare. Un buon esempio da prendere come riferimento può essere un forte orchestrale, ma non un fortissimo.

La Cavalcata delle Valchirie di Wagner è un estratto comune in materia di audizioni. E’ un altro di quei brani con i quali difficilmente si vince, ma a volte permette di mettersi in luce. E’ una sorta di verifica delle proprie capacità di controllare il suono nella dinamica più estrema. Pertanto, la regola dovrebbe essere quella di spingersi nel forte sino a quando si riesce a controllare correttamente il suono. Naturalmente il ritmo deve essere corretto, ma se il suono non è sotto il pieno controllo la dinamica scelta non permetterà di fare bella figura di fronte alla commissione.

Il prossimo mese scriverò altre riflessioni su questo tema.

[1] Il birdie è il punteggio che si ottiene nel golf chiudendo una buca con un tiro in meno del par (n.d.t.).