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Giancarlo Giannini Jazz Quartet

La Slide Motion

La Slide Motion

Giancarlo Giannini Jazz QuartetIn questo articolo Giancarlo Giannini ci illustra il corretto movimento che deve avere la slide nei diversi generi musicali.

Spesso si considerano la respirazione, la produzione del suono, lo sviluppo dell’ imboccatura, come l’essere le sole basi fondamentali per ottenere la padronanza dello strumento, e di conseguenza poter suonare veramente bene .
Da un certo punto di vista è così: quando siamo in grado di suonare i vari parziali armonici (e la fondamentale) delle varie posizioni dal grave all’ acuto,con suono pieno e risonante, legato o staccato, lento o veloce, piano o forte, ecc, allora pensiamo di avere la situazione sotto controllo.
Questo sarà vero solo se, parallelamente, avremo sviluppato anche una “slide motion” perfetta e agile .

In generale, lo spazio dedicato a questa azione è abbastanza limitato, rispetto alle altre aree di studio. Tutto è quasi esclusivamente incentrato su Imboccatura/Respirazione ecc. Viene dato quasi per scontato che la “slide motion” si sviluppi “automaticamente”, solo cercando di essere precisi, veloci, e sciolti, nel muovere la slide.
Secondo me non è così: è necessario un movimento particolarmente efficiente per potere esprimere lo strumento in maniera “musicale” e per poterne sfruttare le potenzialità tecniche. Quindi è una cosa che deve essere sviluppata attentamente.

Se non si arriva al punto di sapere eseguire i vari passaggi con la precisione di un pianoforte, eliminando “smiagolamenti”, ritardi sul tempo, rigidità, imprecisioni anche minime, l’esecuzione generale sarà compromessa. Il trombone risulterà perciò essere uno strumento “goffo”, perennemente in ritardo sul tempo e dalla sonorità volgare e tediosa; inadatto a esprimere anche la più semplice melodia.
In effetti, il centro del problema è proprio questo: con una “slide motion” imperfetta anche un brano semplice come “tanti auguri a te” diventa di precaria esecuzione, e, tra un glissatino qua e là, il “time” incerto, l’ intonazione non precisa ecc, rischia di apparire come suonato da un clown al circo, tendendo a suscitare ilarità e perplessità varie tra chi ascolta.

Per cui, a mio parere, se si impiegano X ore a studiare i vari fondamenti dello strumento, bisognerebbe poi dedicare (negli anni) la stessa quantità di tempo anche a questo aspetto specifico dell’ esecuzione.

A seconda del fatto che si suoni Musica Classica o Musica Jazz, la “slide motion” da usare sarà profondamente diversa, a mio parere. Ma parleremo di questo più avanti.

Per cominciare, secondo me, una “slide motion” corretta necessita di stare in mezzo a due azioni “spiacevoli”:una è quando ci cade a terra la coulisse; l’ altra è quando, passando velocemente da una posizione lontana, torniamo bruscamente in 1a sbattendo la slide con forza verso il receiver, accusando il colpo anche sulle labbra, mentre stiamo suonando.
In genere queste due cose capitano ai principianti; infatti è già dall’ inizio che si deve fare attenzione a questo problema.
Tra questi due estremi di “scioltezza” e “rigidità” si trova il giusto movimento.

Con gli anni (e ce ne vogliono parecchi), bisogna essere in grado di tracciare, col braccio destro, delle perfette linee orizzontali, che guideranno la slide nella sua corsa, senza sbilanciarla o deviarla.
Se portiamo la mano e il braccio destro vicino alla bocca (senza lo strumento), e li estendiamo come per andare in 7a posizione, dovremmo avere la sensazione di procedere perfettamente dritti, come seguendo la linea di un’ ipotetica slide.
Questa “linearità'” di movimento è assai importante: provate a girare verso destra la campana del trombone , sistemandola come foste mancini.
Provate a suonare col braccio sinistro; in genere, si è estremamente lenti e impacciati. la slide sembra addirittura scorrere male! Questo perchè, col braccio sinistro non “abituato” al particolare movimento, azioneremo la slide muovendola (seppur di poco) in varie direzioni sbagliate -a destra, a sinistra, verso l’ alto, verso il basso- e non in maniera lineare e parallela alla slide stessa.

Una “slide motion ” perfetta ha un andamento morbido, “circolare” (anche sfruttando le posizioni alternative), e dovrebbe dare l’ impressione di una gran “semplicità”, anche sui tempi molto veloci.

A mio avviso, le aree di studio su cui concentrarsi per lo sviluppo di questa cosa possono essere : 1) la posizione della mano che regge la slide; 2) la postura generale del busto; 3) l’ avere in testa la nitidezza di esecuzione delle note che ha il pianoforte.

1) Ci sono principalmente due modi per manipolare la slide.
alessi Uno consiste nel reggere il traversino della coulisse col pollice da una parte, e con l’ indice e il medio dall’ altra. Indice e medio saranno sovrapposti, con l’ indice in alto, quasi a toccare la metà del traversino stesso.
In questa foto Joe Alessi ce ne mostra un esempio:

 

 

L’ altro modo, consiste nel reggere il traversino col pollice da una parte, e con l’ indice e il medio dall’ altra, ma tenendo le due dita in maniera orizzontale, lungo il tubo Bob McChesneyinferiore della slide. L’ indice avrà contatto con la parte bassa del traversino, più o meno nel punto in cui è saldato alla coulisse.
In questa foto, Bob McChesney ce ne fornisce una prova:

 

 

Il secondo modo di usare la slide permette di avere un “gioco di polso” che consente di coprire un paio di posizioni, cioè di passare, per esempio, dalla 1a alla 3a col solo movimento del polso, senza perciò muovere il resto del braccio.

2) La postura del busto: se il braccio che regge lo strumento avrà delle tensioni, e opererà in una posizione scorretta, se si alzeranno le spalle, se la posizione generale del busto non sarà eretta, stabile e composta, la “slide motion” risulterà assai compromessa.

3) Il pianoforte come riferimento.
Specialmente nella Musica Classica, tutte le note si sentono scandite con eguale “peso” (salvo accenti voluti) e con estrema naturalezza.
Dobbiamo cercare di essere chiari e semplici come i bravi pianisti.
Non si devono sentire squilibri di ritmo, volume, timbro, nel passare da una nota all’ altra. Per fare questo, io consiglierei un ascolto approfondito di varie composizioni per pianoforte solo.

La “slide motion” deve essere precisa ma “morbida”; qualsiasi movimento rigido, oltre a rovinare l’ intenzione musicale, trasferirà tensione anche all’ imboccatura, addirittura provocando degli “spostamenti” laterali della medesima, veramente dannosi per l’ esecuzione in sè.

Slide Motion nel Classico e nel Jazz.

A seconda dei diversi Stili Musicali, la ” slide motion ” sarà necessariamente diversa.
Questo avviene perchè la Musica Classica (e anche il Pop, il Rock, il Funky, ecc) dividono il movimento in un modo; il Jazz in un altro.
Nella Classica, battere e levare hanno la stessa durata; sono perciò “even”, cioè uguali. Da qui un movimento della coulisse che segua questo andamento ritmico più “nitido”, diverso perciò da quello Jazzistico. Per suonare Classico è necessaria una “slide motion” uguale per ogni ottavo.

La Musica Jazz, in questo unica al mondo, divide invece il movimento in due parti differenti: il levare è “ritardato”, quindi più “corto” del battere. Oltretutto, questa scansione non può essere perfettamente misurata, essendo il levare anche soggetto a “variazioni” (anticipi o ritardi voluti). Questo fenomeno è chiamato “Swing”. Si ha la pretesa di inquadrarlo in un’ adattamento “terzinato” del ritmo, cioè due crome diventerebbero una terzina composta da una nota di un quarto e da una di un ottavo, ma è solo un’ illusione, nella realtà non è affatto così…
La “slide motion” jazzistica, quindi, avrà una sua precisione, ovviamente, ma “delayed” (in ritardo) rispetto al modo di suonare “even”.
La precisione nasce dal fatto che il “ritardo” è consciamente voluto e pensato, per assecondare appunto lo Swing.

Per dimostrare questo, ho pensato di applicare, ad una scala di Bb maggiore, il ritmo delle prime quattro battute dell’ introduzione di “In the Mood” di Glenn Miller, un brano che tutti conosciamo.
Provate a suonare questa scala, prima come se fosse un esercizio dell’ Arban sulle sincopi.
Poi provate a suonarla come se foste in una Big Band, e quella fosse appunto la vostra parte (diversamente armonizzata) dell’ introduzione del brano in questione.
Per suonare la stessa cosa correttamente nei due stili è necessaria una “slide motion” diversa tra Classica e Jazz.

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Vorrei aggiungere anche che per sviluppare una buona “slide motion” Jazzistica, è necessario avere studiato profondamente quale movimento usare per eseguire la Musica Classica (o “even” in generale).

La”slide motion” è un’ abilità di sincronizzazione; ovviamente, è correlata poi alla corretta emissione della nota, alla respirazione ecc.
Essendo una faccenda di sincronizzazione di vari fattori, può essere utile, per lo studio, utilizzare la suddivisione del movimento.
Si mette il metronomo a 240 bpm, e si pensa di suonare a 60 bpm. Il metronomo perciò scandirà quattro impulsi per ogni movimento, cioè indicherà i sedicesimi. Si suonano poi delle scale, o intervalli, ecc, prima a note da due quarti (il metronomo scandirà due quartine), poi da un quarto (una quartina), e poi da un ottavo (due sedicesimi). Nel caso delle note da un quarto, per esempio, l’ ultimo sedicesimo della quartina scandita dal metronomo, ci indicherà il momento preciso in cui deve avvenire il movimento della slide, che dovrà essere completato entro il primo sedicesimo della quartina successiva.

Infine, mi permetto di segnalare due esercizi .
Il primo, di pubblico dominio, consiste nel suonare delle note da un quarto seguite da una pausa da un quarto, cominciando dalla 1a posizione e scendendo cromaticamente.
Appena terminata una nota, perciò all’ inizio della pausa, si deve immediatamente portare la slide nella posizione successiva, dove poi suoneremo un’ altra nota (dopo la pausa ), e così via.
Questo per abituarsi ad arrivare quasi “in anticipo” (mentalmente) rispetto alla nota successiva che dobbiamo eseguire.

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Il secondo è un esercizio ideato da me: consiste nel suonare, in una successione di ottavi, un F centrale legato a un Bb centrale (entrambi in 1a pos), seguito da un F legato a un A (1a pos – 2a pos), poi un F legato a un Ab (1a pos – 3a pos), e così via, fino a F in 1a pos legato a F in 6 pos. Note legate due a due , sfruttando il legato naturale tra parziali armonici differenti.
Lo scopo è di abituarsi a coprire delle distanze sempre maggiori, nello stesso periodo di tempo e senza “buchi” o ritardi.

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Infine, un’ altra cosa molto utile per migliorare la scioltezza della mano e del polso, e per la “slide motion” in generale, è studiare il vibrato di coulisse (secondo me una cosa veramente difficile da fare bene..).

Giancarlo Giannini, Maggio 2015