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Giancarlo Giannini Jazz Quartet

Organizzare lo studio

Giancarlo Giannini Jazz Quartet

Organizzare lo studio – Osservazioni sulla pratica d’esercizio

Studiare…esercitarsi….

In qualsiasi modo vogliamo chiamarlo, il tempo che dedichiamo all’ atto di migliorarci (sia musicalmente che tecnicamente) e’ l’ unica cosa sulla quale possiamo contare per dare “forma” al nostro desiderio di suonare uno strumento (e di farlo anche insieme ad altre persone).

E questo e’ valido – secondo me – sia per studenti che per amatori, professionisti, super-professionisti, persone con “genialita’ ” e doti fuori dal comune, ecc..

Mettere ordine nel proprio modo di esercitarsi e’ piuttosto importante, a mio avviso, per ottenere dei miglioramenti. Comunque, per poter organizzare un programma di studio a noi congeniale, e’ necessario prima comprendere l’ utilita’ di questa cosa.

Se ci esercitiamo “ad istinto” o “a nostro piacimento” e basta, suonando quello che ci pare, iniziando una cosa per poi interromperla dopo cinque minuti, passando ad un’ altra completamente diversa, ecc, corriamo il rischio di SUONARE e basta, anziche’ STUDIARE.

Studiare, secondo il mio punto di vista, significa abituarsi a CONTROLLARE quello che dobbiamo essere in grado di eseguire; e questo avviene tramite un processo di ripetizione atto a trasformare una certa serie di AZIONI e PENSIERI in un’ unico “riflesso” …Ed e’ una cosa in costante evoluzione.

Ora possiamo osservare cosa e’ importante studiare quotidianamente.

Come e’ ovvio, il livello di complessita’ e il genere stesso degli esercizi sara’ diverso relativamente al grado di abilita’ ed esperienza del suonatore.

1) WARM-UP e DAILY ROUTINES

Puo’ essere quello ideato da Remington, o Stamp, o Louis Maggio, ecc; si tratta di una serie di esercizi, che comprendono i vari fondamenti di tecnica generale del trombone, da eseguire di solito per prima cosa.

2) TECNICHE D’ ESECUZIONE

A) Volume – Dinamiche (pp, p, mp, mf, f, ff, ecc; crescendo, diminuendo, ecc)

B) Articolazioni (staccato semplice, legato, doppio staccato, triplo staccato, du-dle tongue)

C) Intonazione

D) Agilita’ – Velocita’ (scale, arpeggi, intervalli, patterns, ecc)

E) Estensione (espandere il range, sia in basso che in alto)

F) Tecniche “inconsuete” (multiphonics, respirazione circolare, uso della sordina “plunger” , ecc)

G) Altro ….

3) L’ ASPETTO MUSICALE

Questa area avra’ diverso materiale di studio, a seconda dell’ indirizzo stilistico intrapreso.

CLASSICA

A) Studi Melodici (tipo vocalizzi del Bordogni, ecc)

B) Studi Ritmici (tipo M. Bitsch, ecc)

C) Passi d’ Orchestra (repertorio Sinfonico e Lirico)

D) Concerti (De la Nux, Bozza, ecc)

E) Trascrizioni (Le Suites di Bach per violoncello solo, ecc)

F) Lettura a prima vista

G) Altro ….

JAZZ

A) Imparare temi / assoli direttamente dai dischi

B) Improvvisazione (su un singolo accordo, o su progressione armonica, ecc)

C) Brani “Standards” (I love You; What’ s New; ecc)

D) Jazz “Originals” (Dexterity – C. Parker; Oleo – S. Rollins; ecc)

E ) Tecniche di Improvvisazione (” How to improvise “, scritto da H. Crook)

F) Scale usate nella Musica Jazz (major #11; 7b9; ecc)

G) Lettura a prima vista

H) Altro….

FARE UN PROGRAMMA

Quando si decide di cominciare a studiare seriamente, a mio avviso sarebbe necessario compilare un vero e proprio “programma” giornaliero, facendo riferimento a cose simili a quelle che ho elencato nell’ Area 2 (Tecniche di Esecuzione) e nell’ Area 3 (l’ Aspetto Musicale).

Il Warm-up e Routines sono in genere gia’ organizzati in modo schematico e progressivo.

Questo “programma” dovrebbe essere SCRITTO su un quaderno, dove annoteremo le varie cose che intendiamo studiare in una data giornata. Poi, alla fine della giornata, segneremo quello che non abbiamo praticato, per inserirlo poi nel programma del giorno successivo, e cosi’ via.

A parte questo, annotare sul quaderno serve perche’ le cose da studiare sono veramente tante (e in questa sede NON consideriamo poi che vi e’ anche lo studio di Armonia, Ear-training, Teoria, ecc, sia per la Classica che per il Jazz..).

Per cui, dalle diverse suddivisioni (A, B, C, ecc) dell’ Area 2 (tecniche di esecuzione ) e 3 (l’ aspetto Musicale), vanno scelte le varie materie che desideriamo – o dobbiamo- studiare.

Per esempio, dall’ Area 2 possiamo scegliere di studiare (in una giornata ) il Volume, le Articolazioni, l’ Intonazione; lasciando le altre cose (Estensione, ecc) per il giorno successivo. Inoltre, avendo scelto di studiare le Articolazioni, dobbiamo decidere se studiare lo Staccato Semplice e il Legato, o il Legato e il Doppio Staccato, o anche di concentrarci solo sul Doppio Staccato, ecc …

In ogni caso, qualsiasi cosa decidiamo di fare, andrebbe annotata sul quaderno, per essere sicuri di seguire un percorso “logico” e continuativo.

Puo’ sembrare strano, ma puo’ essere che il giorno successivo non ricordiate ESATTAMENTE tutto quello che avete fatto il giorno (o giorni..) prima. E cosi’ si rischia di ripetere sempre le stesse cose, o di trascurarne delle altre.

Questo modo di studiare “organizzato” andrebbe adottato per alcuni anni, secondo me. Poi, acquisita una certa consapevolezza, si puo’ anche procedere ad esercitarsi in maniera piu’ “istintiva” e a nostra “esigenza”.

LO STUDIO “EFFETTIVO”

A volte si dice: “Ho studiato tre ore”; ma questo significa forse che realmente abbiamo “soffiato” nello strumento per 180 minuti di fila …?

Ogni ora di studio andrebbe considerata come 45 minuti di pratica e 15 minuti di intervallo, a mio giudizio. Non penso sia cosi’ utile, col nostro strumento, suonare in continuazione, senza pausa.

Per cui, sarebbe utile distribuire i 15 min di riposo DURANTE i 45 min di esercizio effettivo, tipo 5 min di pausa ogni 15 di pratica.

Per quanto riguarda la quantita’ di ore, alcuni suggeriscono 3 ore, altri 5, ecc.

Secondo me, prima di tutto bisogna osservare che per arrivare ad esercitarsi tante ore, occorre avere sviluppato una buona resistenza (endurance), per cui la cosa avverra’ gradualmente, negli anni.

Inoltre, c’e’ chi ama (o deve) studiare in modo “raggruppato”; ad esempio, studiando 4 ore tra le 15 e le 20 di sera. Altre persone preferiscono (o possono) dividere le stesse 4 ore in: 1 ora al mattino, 2 ore al pomeriggio, 1 ora alla sera.

I PERIODI “FULL IMMERSION”

Alcune volte, nella vita del musicista, sono necessari dei periodi di “Full Immersion”, nei quali ci si esercita dalla mattina alla sera, si studiano armonia, teoria, ecc, si ascoltano incisioni, e possibilmente ci si reca a sentire parecchia Musica dal vivo …

Momenti cosi’ possono durare tre o sei mesi, o anche un anno.

Naturalmente, fare cosi’ per sette o dieci giorni solamente, non avra’ nessuna rilevanza; cosi’ come appare impensabile e direi “dannoso”, farlo per dieci anni o piu’..

Ovviamente, spesso questi periodi coincidono con momenti nei quali si puo’ fare questo, avendone tempo e modo.

Per contro, ci saranno poi dei periodi nei quali non si avra’ tanto tempo per esercitarsi; magari per via di impegni personali, o perche’ si sta suonando tutte le sere – per tre ore – con una Band, ecc.

E anche altri momenti nei quali non sentiremo l’ esigenza di studiare, e ci basteranno 40 min al giorno per “mantenere” il nostro livello di abilita’.

IL RIPOSO

Durante una seria e prolungata pratica di studio (e/o di professione), e’ bene concedersi dei momenti di riposo, anche se non se ne avverte l’ esigenza. Io suggerirei almeno un giorno “off”, DUE volte al mese, meglio ancora se seguito da un giorno di “ripresa”, nel quale si studia in maniera moderata. Poi ogni 3-4 mesi, prendersi una pausa di due, tre giorni. E almeno una volta all’ anno, fare una settimana intera di riposo, seguita da due /tre giorni di “ripresa”.


COME STUDIARE:

A) Le cose che GIA’ conosciamo

B) Le cose che STIAMO COMINCIANDO a conoscere

C) Le cose che ancora NON conosciamo

A) Le cose che gia’ conosciamo.

Per quello che riguarda l’ aspetto TECNICO, anche se siamo in grado di eseguire un bel legato, non possiamo certo pensare: “Ho un buon legato, ora l ‘ ho proprio imparato, per cui non ho piu’ bisogno di studiarlo”…

Anche quello che sappiamo gia’ fare deve essere costantemente studiato, con l’ intento di migliorarlo ulteriormente, anche perche’ le varie tecniche sono poi tutte correlate, e progrediscono di pari passo. E quando poi migliorano fondamenti come il modo di respirare, la capacita’ di formare una solida ed efficiente imboccatura, la nostra percezione musicale generale, ecc, allora migliorano anche cose come la produzione del suono, il range, l’ intonazione, ecc.

Dal punto di vista MUSICALE, se un dato brano ci risulta essere di comoda esecuzione, un ulteriore progresso avverra’ proprio dal miglioramento dei vari aspetti tecnico-strumentali compresi nel suddetto brano, e dalla nostra maggior consapevolezza nel pensare al fraseggio della melodia.

B) Le cose che stiamo cominciando a conoscere

In questo caso, lo studio cerchera’ di portare l’ oggetto in questione ad un grado di familiarita’ pari a quella che abbiamo per le cose che gia’ conosciamo. Per fare questo, se si tratta di un aspetto TECNICO, e’ importante cercare di riuscire ad applicarlo in vari contesti, diversi tra loro. Per fare un esempio, magari una persona riesce a fare la respirazione circolare su una singola nota, ma non durante una frase intera. Per cui e’ necessario, per costui, “abituare” una pratica che gia’ possiede (la respirazione circolare come tecnica in se’) al funzionamento in una situazione diversa, e piu’ elaborata (la frase intera). Per fare questo, e’ necessario procedere per gradi; si puo’ cominciare con quattro facili note: F (4o rigo)/Ab/Bb/Ab, legato tra armonici differenti (percio’ senza l’ uso della lingua),1a pos/3a pos/5a pos/3a pos. Ripetere questo pattern diverse volte, come per renderlo “automatico”, poi provare a fare la respirazione circolare, senza pensare troppo alle note. Dopo di questo, provare allo stesso modo con una frase di due / quattro battute, poi di otto, e cosi’ via …

Dal punto di vista MUSICALE, dobbiamo invece individuare i vari passaggi di un brano/studio/ melodia/ progressione armonica/ecc, che ci presentano delle difficolta’ rispetto al resto, e percio’ studiarli SEPARATAMENTE, e con molta calma. Questo per renderli fluidi come le altre cose che non ci presentano ostacoli.

C) Le cose che ancora non conosciamo

In entrambi i casi, sia TECNICO che MUSICALE, secondo me per imparare una cosa nuova, e’ necessario separarla dal contesto ove siamo abituati a collocarla. Inoltre, bisogna ridurre le difficolta’ ai “minimi termini”, e spostarle su un piano di lavoro piu’ comodo per noi (per esempio, un brano veloce in F#, studiarlo lentamente in F).

Possiamo fare degli esempi, riguardo all’ apprendimento di una tecnica come il Doppio Staccato, un passo d’ Orchestra come “Le Walkirie”, un Jazz originals quale “Confirmation”.

Per chi si appresta allo studio del Doppio Staccato, non avendone esperienza precedente, e’ importante praticarlo lentamente, su un singolo suono (tipo F o Bb centrali), a note da 1/4 a 60 BPM o meno. Questo per concentrarsi esclusivamente sulla produzione della “nuova” sillaba KAH. Cio’ e’ totalmente diverso da come siamo abituati a pensare al doppio staccato: cioe’ brillanti scale in velocita’, o singole note ribattute come “proiettili” …

Per quanto riguarda l’ approccio a un brano musicale, facendo l’ esempio di come cominciare a studiare un passo come “Le Walkirie”, possiamo osservare un esercizio tratto da uno dei “Processi di Studio” proposti da Joe Alessi per questo “excerpt”. Suddividere la nota con valore “ottavo puntato” in sedicesimi; percio’, nella cellula ritmica completa, avremo 3 sedicesimi per la prima nota (B), 1 sedicesimo per la seconda (F#), 1 ottavo per la terza nota (B). Questo per scomporre la scansione ritmica, riducendola appunto ai “minimi termini” .. Cosi’ e’ possibile analizzarla, comprenderne la struttura, e poterla poi eseguire in modo corretto. Certo che cosi’, piu’ che un passo “eroico”, sembra un esercizio sulle articolazioni; ma e’ la chiave per ottenere quel “carattere” ritmico che si trasformera’ poi in Musica ..

Per lo studio di un brano Jazz quale Confirmation, anche qui e’ bene dimenticare che normalmente e’ eseguito come “UP tempo”, o “MEDIUM -UP tempo”, e studiarlo a 60 BPM o meno, come fosse una Ballad, con una melodia insolitamente piena di ottavi, ecc ..! E’ anche importante fare una ricerca delle posizioni alternative piu’ comode, per avere poi una esecuzione chiara e fluida quando dovremo suonarlo alla velocita’ richiesta.

Per quello che riguarda la progressione armonica, possiamo “semplificarla” per comodita’ di studio, eliminando gli Accordi minori settima prima delle Dominanti Secondarie (i “Related minor second chords”), e l’ accordo sul secondo grado (minore settima) prima della dominante C7:

F / E-7b5 A7 /D-7 G7 /C-7 F7 / Bb7 /A-7b5 D7 / G7 / G-7 C7 ||

diventa

F / A7 / D- / F7 / Bb7 / D7 / G7 / C7 ||

Per concludere, aggiungerei che lo studio dovrebbe essere appassionante, divertente, coinvolgente. Non va inteso come un “dovere”; semmai, come un privilegio, e come una cosa piacevole .. !

Giancarlo Giannini Gennaio 2017

Jazz’ld Solos

Anders Larson

Jazz’ld Solos Un nuovo approccio per suonare musica jazz, una serie di fascicoli, contenenti soli, ideati dal trombonista svedese Anders Larson e pubblicati da Jazz’ld.com, sulle progressioni armoniche di famosi standards quali “Summertime”, “Watermelon Man”, “Autumn Leaves”, “Donna Lee” e … Per saperne di più