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Arban Method for Trombone

Arban Method for Trombone

Di Enrico Crippa

arban method

Ecco, bisognerebbe intenderla in questo senso, quando qualcuno ci fa sospettare che questo libro sia ideale per gli strumenti a pistoni, ma meno per il trombone a coulisse. Questo testo, uno dei più diffusi, utilizzati, amati ed al contempo dileggiati fra i metodi per strumenti a fiato, non va considerato come un metodo scritto da Jean Baptiste Arban per il trombone, ma la trasposizione PER TROMBONE del metodo di insegnamento elaborato dal grande trombettista francese.
Questo musicista, nato quando Beethoven stava ultimando la nona sinfonia e vissuto fino all’ultimo decennio dell’800, è stato uno dei più apprezzati solisti, soprattutto per la personale tecnica di sostegno e cura al suono, e, non di meno, riconosciuto quale eminente pedagogo dai contemporanei.
Il suo metodo per Tromba, dove ha condensato i suoi principi artistici e tecnici, è stato adattato al trombone da Charles Randall, eccellente insegnante e musicista, e da Simone Mantia, acclamato solista di trombone ed euphonium del secolo scorso. Su Mantia, uno dei primi “italiani d’america”, si potrebbe scrivere un romanzo: iniziato al trombone a pistoni fin da bambino, a diciassette anni viene ingaggiato nella Grand Opera House di Brooklyn. Questo impiego costituisce il reddito fondamentale per la sua famiglia, per i genitori e numerosi fratellini più piccoli. (Siamo in America nei primi del novecento: ci si poteva mantenere in questo modo. Cento anni dopo, da noi, musicisti diplomati finiscono spesso col fare tutt’altro..).
Più tardi, l’Opera House decide di rimpiazzare i tromboni a valvole con i più “moderni” (mi vien da sorridere…) tromboni a coulisse (sicuramente strumento più “charmant”), e viene comunicato a Mantia che ha tempo una settimana per impratichirsi col nuovo strumento, oppure deve lasciare l’incarico. Non potendo perdere il lavoro, e nemmeno permettersi un insegnante, Mantia acquista un trombone di seconda mano, si mette a lavorarci, e, tempo una settimana, spinto dall’intelligenza, dall’abilità e soprattutto dalla necessità, non solo si presenta in teatro capace di suonare il trombone a coulisse, ma riesce a coprire la posizione con tutte le lodi.
In seguito Mantia si unirà alla banda del celebre J.P.Sousa come Euphonium solista, poi la Metropolitan Opera House di New York e la Chicago opera, dove suonerà sotto la direzione di Toscanini, Mahler, Campanini, Panizza, per citare i più famosi, creerà una sua propria orchestra “Little Symphony Orchestra”, ed infine sarà euphonium solista e assistente direttore della Banda di Arthur Pryor.
Mantia spese molto del suo tempo come insegnante, e lascia diversi lavori didattici, tra i quali un metodo “The trombone virtuoso”, in cui sviluppa una tecnica particolare per la perfetta intonazione, che viene incorporata nella revisione del metodo di Arban, di cui stiamo parlando.
Nella mia modesta pratica di insegnante, alterno l’uso dell’Arban ai metodi “ascolta, leggi e suona” (i metodi con il cd incorporato, dove l’alunno ascolta il brano e poi lo suona tipo karaoke con l’accompagnamento del cd), e concepisco Arban come “ginnastica” tecnica, e l’altro metodo come “stimolo musicale” e premio per le “fatiche ginniche” per i piccoli musicisti in erba.
In realtà, Arban da principio piace ai ragazzi, perchè “fa muovere subito” la coulisse, che è l’aspetto che affascina di più i giovani ai primi approcci col trombone.
Il metodo è diviso in due parti, la prima palesemente tecnica, la seconda dedicata ad uno sviluppo del senso artistico e virtuosistico del musicista.
I primi esercizi sono note da quattro quarti, da eseguirsi con un buon “attacco”, e il revisore (Mantia) consiglia di eseguire il si bemolle centrale ed il la sul quinto rigo ANCHE in quinta e sesta posizione rispettivamente. Infatti, tutto il metodo è percorso dalle note di Mantia, che offrono numerosi ed utili consigli per muoversi attraverso le varie difficoltà che si presentano col progredire attraverso le pagine.
Uno di questi consigli, utile e quanto mai trascurato, è, quando si suona in mi bemolle maggiore e in si bemolle maggiore, di prendere il re alto in quarta posizione (sappiamo tutti che bisognerebbe farlo, ma chi lo fa regolarmente alzi la mano….).
Dopo i primi esercizi per familiarizzare con la coulisse, con l’intonazione e con il movimento corretto dello slide, si apre un’ampia sezione dedicata alle sincopi ed alle note puntate, nello spirito della musica moderna degli anni trenta, quando l’edizione rivista fu pubblicata, e, per la verità, questi esercizi, per quanto non semplici, sono davvero piacevoli da suonare. Segue poi la sezione, a mio modesto avviso, più valida ed importante di tutto il metodo, ovvero gli Studies for the Slur. Il testo usa raramente il termine “legatura”, riferendosi al trombone, e lo fa solo per i passi in cui lo slur, ovvero quello splendido legato di labbro, o, ancora meraviglioso, legato passando da una posizione lontana ad una vicina (esempio: Dal Mi bemolle alto in terza al Do diesis in seconda), così tipico del trombone a coulisse, non sia possibile (esempio legando la bemolle (III) e sol (IV)), e si debba ricorrere ad un legato staccato.
Presentando questa sezione, Mantia pone un’ampia nota introduttiva sulla tecnica dello slurring, e fa capolino questa frase: “For an ascendig slur, say “Ta-e” . Vi ricorda qualcosa, o, meglio, qualcuno??
Questa sezione comporta ampie pagine di esercizi, forse non particolarmente attraenti o melodici, ma davvero fondamentali per lo sviluppo della muscolatura necessaria alla pratica esecutiva, e posso assicurarne i benefici, se praticati con costanza, e con un metronomo, partendo da un tempo comodo ed accelerando moderatamente e gradatamente. La sezione “ginnica” si chiude con ampie scale maggiori e minori, cromatiche e con bellissimi esercizi sulle terzine cromatiche, molto adatti allo sviluppo dell’intonazione e della tecnica della coulisse.
La parte seconda del metodo si apre su studi per gli abbellimenti, che possono risultare molto utili anche per il trombone a coulisse: non bisogna certo essere Lindberg per trovarsi di fronte un gruppetto, e saperlo interpretare secondo le caratteristiche del trombone a tiro può essere fondamentale per completare la propria personalità musicale. Gli esercizi preparatori, a proposito, sono utili anche per lo studio dell’articolazione, e non è male studiarli a tempo comodo. Segue una vasta sezione sui salti, con la raccomandazione di Mantia di mettercisi con calma e voglia, perchè questi esercizi sviluppano una ottima muscolatura e sicurezza nell’intonazione. Il metodo indugia nello studio di terzine, figure di sedicesimi, doppio e triplo staccato, sempre con i consigli di Mantia per una migliore resa musicale e tecnica. Interessante la sezione intitolata “The slur in Double Staccato”, dove lo slurring viene combinato in sequenza a note staccate, in esercizi molto particolari, nei quali è evidente l’influsso della matrice virtuosistica del revisore. Alla fine del metodo si trova una vasta antologia (in verità mediata dai gusti del periodo in cui vissero gli autori) di brani caratteristici per trombone, variazioni su arie d’opera e popolari e, infine, la famosa versione di “The Carnival of Venice”, dove il virtuosismo è spinto ad un livello non privo di “ampollosità”, e di cui ciascun trombonista, da cent’anni a questa parte, ha dato la propria interpretazione personale, almeno della prima parte….
Concludendo, questo testo trova spesso pareri discordi sull’effettiva efficacia nell’ambito dell’educazione musicale dei trombonisti.
Dal mio punto di vista, considerando che si tratta non di un “Metodo per trombone”, ma di un “Metodo di insegnamento” adattato al trombone da un ottimo didatta ed un eccellente trombonista, mi sentirei di dire che, osservando questo libro in maniera oggettiva, se ne possono trarre eccellenti benefici, soprattutto per quello che riguarda la parte “muscolare” del suonare il trombone. Difficilmente un alunno trarrà giovamento dallo studio dei trentaduesimi del finale del “carnevale di venezia”, ma le sezioni relative a slurring, intervalli, tecnica della coulisse, e tutti i buoni consigli di cui il libro è disseminato costituiscono una scuola da cui ogni insegnante ed ogni allievo dovrebbero saper trarre vantaggi.

Citazioni tratte da: “The Arban’s famous method for trombone” Edited by C.L. Randall and Simone Mantia. Carl Fischer editions -1936

Enrico Crippa per www.iltrombone.it – 23/01/2007