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Giancarlo Giannini Jazz Quartet

Scuole e punti di vista discordanti 2: “To buzz or not to buzz? “

Scuole e punti di vista discordanti 2: “To buzz or not to buzz? ”

 

Prima di esporre le mie considerazioni in merito a questo argomento, vorrei precisare una cosa.
Si tratta del resoconto di una mia recente esperienza PERSONALE, quindi lo scopo dell’articolo non e’ tanto lo stabilire se la pratica del buzzing possa essere utile o meno. Tuttavia, essendo che NON TUTTI sono in comune accordo sulla cosa in questione, penso possa essere interessante, se non altro a livello di amore per la discussione in sé, che io riporti quanto segue.
(Per cui, invito il lettore – se non dovesse trovarsi in accordo con quanto ho scritto – ad astenersi da polemiche e da “attacchi di ira”, in quanto, ripeto, si tratta di una esperienza personale).

Da circa sette mesi, ho sospeso completamente la pratica del buzzing.
Negli ultimi 10/15 anni, vi avevo dedicato uno studio regolare, circa 10 minuti al giorno, divisi durante la giornata. Ho praticato sia il buzzing col bocchino, che quello col rim (l’appoggio) e basta, sia a labbra libere (free buzzing).

 

Devo dire che, a mio parere, tale pratica e’ stata estremamente efficace; per il controllo del suono, per la capacita’ di vibrazione che conferisce alle labbra, ecc. Inoltre, quando mi accostai seriamente a questo tipo di esercizi, ebbi cura di accertarmi sulle corrette modalita’ di esecuzione dei medesimi, interpellando vari autorevoli strumentisti (tra i quali Phil Wilson, col quale ho studiato al Berklee College); ed anche cercando in rete tutte le possibili informazioni al riguardo, fornite da persone come J. Friedman, A Jacobs, J. Alessi, C Vernon, D. Elliot, ecc.
Poi, circa un anno e mezzo or sono, ho acquistato una versione del bocchino da me adoperato, ma prodotta in Acrylic Crystal Clear, cioe’ trasparente.
In questo modo, ho potuto cosi’ visualizzare la mia imboccatura mentre e’ realmente all’ opera, sia con il bocchino innestato nello strumento, che durante il buzzing.

Ho notato che, nel produrre la stessa nota (per esempio un Bb centrale sopra al rigo), vi erano delle lievi differenze nell’ imboccatura, a seconda del fatto che la nota fosse eseguita facendo buzzing col bocchino, oppure suonata con lo strumento. Queste differenze riguardavano l’apertura delle labbra, e la postura dei muscoli che si “trattengono” attorno al bocchino, specialmente quelli relativi al labbro inferiore.
Poi ho provato in un altro modo: “buzzavo” una nota col bocchino, e dopo lo inserivo nello strumento. Anche in questo caso, si manifestavano le suddette differenze. Infine, ho provato anche a impormi di trattenere totalmente la posizione che avevo nel fare buzzing col bocchino, mentre lo inserivo nel trombone. Risultato: il suono era piuttosto “povero” e un poco distorto…
A questo punto, ho voluto “analizzare” l’azione del fare buzzing con il bocchino.

A mio parere, nel fare buzzing con solo il bocchino, il nostro “strumento ” diventa praticamente lo Shank, cioe’ la “penna” del bocchino. Rispetto al trombone, questo e’ un pezzo di tubo di metallo lungo pochi cm, che fra l’altro non produce i vari parziali armonici, a causa delle proprie esigue dimensioni. Lo shank non aggiunge la “resistenza” che viene invece incontrata quando suoniamo lo strumento.
Per cui, lo Shank e’ una sorta di MINI-AMPLIFICATORE delle vibrazioni delle labbra, mentre il trombone e’ invece un RISONATORE.
Nel fare buzzing col bocchino, noi possiamo eseguire una nota e crescerla o calarla di 2, 5 ,10, 20 cent di tono, ed ottenere sempre lo stesso timbro di “suono”. Nel trombone, se eseguiamo una nota forzatamente crescente o calante, il suono risulta molto brutto. Il trombone risuona solo nella frequenza “giusta”, cioe’ quella da LUI stabilita.

Nel fare buzzing, possiamo eseguire un glissato di due ottave ed oltre. Nel trombone no, ci sono in mezzo i vari parziali armonici, ognuno con una impostazione di imboccatura differente.
Altra cosa riguarda poi la possibilita’ di sostenere il suono. Col trombone, si riesce ad eseguire (per esempio) un F centrale, a volume mf, per X secondi. Nel fare buzzing, anche ad una sonorita’ RELATIVAMENTE simile, questa quantita’ di tempo risulta almeno 3 o 4 volte inferiore.
Questo fatto mi ha portato a pensare che, anche se stiamo ottenendo una dinamica moderata e “rotonda”, fare buzzing col bocchino e’ come suonare il trombone con dinamica di volume molto forte.
Per cui, le mie conclusioni personali sono le seguenti:

A) fare buzzing col bocchino e suonare il trombone sono due cose piuttosto diverse
B) le labbra non lavorano esattamente nella stessa maniera, tra le due modalita’
C) fare buzzing col bocchino equivale a suonare sempre F/FF nel trombone

(Naturalmente, queste sono le cose che ho riscontrato su me stesso! Puo’ essere che per altre persone il tutto funzioni in modo uguale sia “buzzando” che suonando!)
Ora, non e’ che queste cose siano negative in sé, per carita’! Sono semplicemente “diverse” da come sara’ poi il suonare con lo strumento. Penso che la pratica del buzzing debba essere eseguita, e per parecchio tempo! Pero’, forse, ad un certo punto puo’ essere utile sospenderla.

E questo per abituare l’imboccatura ad “operare” in una UNICA maniera, cioe’ facendo reagire le vibrazioni prodotte dalle labbra all’ “impatto” di un tubo lungo piu’ di 2,70 m, pieno di aria, e che termina sviluppandosi gradualmente in un cono (la campana).
Come ho detto all’inizio, da 7 mesi sto facendo l esperimento di non praticare piu’ il buzzing, in nessuna forma. Questo e’ cominciato quasi per caso, giusto per vedere a cosa poteva portare, senza pensarci troppo, né ponendomi particolari aspettative.
Il risultato (gia’ dopo qualche mese) e’ che e’ assolutamente migliorata la qualita’ e la stabilita’ del suono. La prima nota della giornata e’ decisamente uguale all’ ultima, nel senso della”freschezza” di timbro, anche dopo ore di performance. Anche dopo un periodo di diversi giorni senza suonare lo strumento. In generale, il suono e’ diventato piu’ rotondo, cristallino, e “libero”.

La cosa comunque piu’ sorprendente riguarda la resistenza (endurance).
Davvero, devo “impormi” di fare ogni tanto un giorno di riposo, perche’ non ne sento l’esigenza..L’ imboccatura e’ sempre pronta e in “shape”, piu’ di quando praticavo esercizi di buzzing.
Ora, quello che mi viene di pensare in merito alla faccenda, e’ che tutto cio’ probabilmente accade anche GRAZIE agli anni che ho dedicato al buzzing, la quale pratica ha sicuramente prodotto dei benefici particolari. Pero’, e’ probabile che tale pratica debba, ad un certo punto, essere SOSPESA.
Come il latte materno per gli esseri umani: serve per i bambini nel primo periodo della vita, e’ sicuramente fondamentale, ma poi va abbandonato!
(Naturalmente, lo ripeto ancora, questo e’ il risultato di una mia esperienza personale, e non vuole avere alcuna pretesa rispetto a quello che e’ comunemente indicato, cioe’ continuare per sempre a praticare il buzzing).

Penso invece che il buzzing fatto con solo il rim (l’appoggio), o a labbra libere (free buzzing), abbiano la funzione di incrementare la vibrazione delle labbra e il controllo sull’ imboccatura in una maniera piu’ “naturale”. Tuttavia, rimangono sempre una cosa differente da cio’ che avviene quando si immette aria nel trombone. Nel fare free buzzing, poi, bisogna stare molto attenti a usare i muscoli giusti nel formare l’imboccatura, altrimenti la cosa puo’ risultare controproducente.
A parte le mie considerazioni personali, vi sono stati anche altri fattori che mi hanno indotto a provare ad interrompere lo studio del buzzing:
A) le considerazioni di alcuni grandissimi trombonisti
B) il fatto che anche alcune Scuole super-blasonate hanno per anni insistito su certi aspetti, che poi si sono rivelati totalmente infondati

A) Le considerazioni di alcuni grandissimi trombonisti.
Tempo addietro ho visto i due video di Christian Lindberg sulla questione del buzzing. Lui e’ estremamente drastico, ritenendola una pratica dannosa per il suono, ecc. In ogni caso, dobbiamo pensare che questi commenti vengono da uno dei piu’ grandi trombonisti classici mai esistiti, per cui meritano almeno una certa considerazione…
Ralph Sauer, altro gigante del trombone, dice che fare buzzing e’ totalmente inutile. Dice anche che il grandissimo Emory Remington, suo insegnante, non lo considerava nemmeno. Remington e’ stato forse l’insegnante piu’ autorevole negli USA, in quanto ha prodotto una quantita’ di esecutori super bravi (R. Sauer, Lewis Van Haney, Bob Isele, Bill Reichenbach, ecc ecc).
Toby Oft, principal trombone della Boston Symphony, consiglia di praticare il buzzing con il solo appoggio (rim buzzing).
Doug Elliott, grande didatta specializzato in problemi dell’imboccatura, consiglia 5 minuti al giorno di free-buzzing e basta, fatto pero’ con le giuste modalita’.

B) Il fatto che anche alcune Scuole super-blasonate abbiano per anni insistito su certi aspetti, che poi si sono rivelati totalmente infondati
Prendiamo la Scuola di Chicago, sicuramente tra le migliori dell’Universo.
Uno dei “rules” che aveva stabilito, era che la lingua DEVE sempre essere tenuta bassa (flat) durante l’esecuzione di qualsiasi nota, in qualsiasi registro. Cosi’ diceva Jacobs. Cosi’ e’ scritto nel libro di Kleinhammer (Mastering the Trombone). Cosi’ e’ stato insegnato a Douglas Yeo, e cosi’ lui ha insegnato ai suoi studenti.
Fino al giorno che ha compiuto l’esperimento di entrare in una apparecchio per la risonanza magnetica, con un trombone non in metallo, appositamente preparato, e ha potuto vedere di persona che le cose non stavano affatto cosi’, anzi era proprio il contrario…(potete vedere il video di questo esperimento su questo Blog, “MRI, brass repository project”).
Nel procedere verso l’acuto, la lingua si inarca verso il palato…come indicava il grande Louis Maggio!!
Credendo di tenere la lingua bassa, questa gli andava “inconsciamente ” verso l’alto, ma egli non se ne era mai accorto. Stiamo parlando di Douglas Yeo, super trombone basso ex- Boston Symphony ecc!
Questo per dire che, se anche una Scuola o autorevoli esecutori raccomandano una cosa, non e’ detto che poi sia la cosa giusta da fare; e neppure quello che essi fanno veramente nel momento di suonare…

Per cui, anche circa le pratiche di esercizio “extra-musicali” da seguire (buzzing si, buzzing no) per suonare al meglio uno strumento, credo non ci siano poi cosi’ tante “verita’ assolute”, e quindi, raggiunta una certa consapevolezza e maturita’ nei propri risultati pratici, sarebbe bene cercare di approfondire le varie cose cercando di andare a fondo di esse non solo facendo riferimento agli altri, ma analizzando ed osservando DI PERSONA, per poi trarre le proprie conclusioni. L’ unico parametro veramente CERTO e’ il risultato Musicale in sé: se una data pratica (o una non-pratica) di esercizio induce a migliorare, allora e’ OK.

Giancarlo Giannini, Luglio 2018

 

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