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Giancarlo Giannini Jazz Quartet

Accessori per lo studio: Metronomo, Tuner, Registratore

Accessori per lo studio: Metronomo, Tuner, Registratore.

Grazie all’ elettronica, gia’ da diversi decenni abbiamo a disposizione degli oggetti che, propriamente adoperati, possono aiutarci considerevolmente nella nostra pratica di studio quotidiana, atta a migliorare i vari aspetti dell’esecuzione.
Al giorno d’oggi, direi che l’acquisto di questi prodotti e’ alla portata di chiunque.
1) il Metronomo
3) il Tuner (intonatore elettronico)
3) il Registratore

IL METRONOMO
Il metronomo, ovviamente, esisteva gia’ in forma “meccanica” tanti anni addietro; ma aveva l’inconveniente di rallentare progressivamente la pulsazione ritmica, quando la carica manuale cominciava ad indebolirsi. Inoltre, batteva “aritmicamente” se non veniva posizionato perfettamente in orizzontale rispetto al suolo.
Tutti questi problemi sono spariti grazie ai metronomi elettronici!

Una premessa: secondo me, il metronomo non “batte Musica”; nel senso che noi NON dobbiamo auspicare ad una capacita’ di andare a tempo in maniera “ferrea” come segna lui, durante l’esecuzione di un brano Musicale. Bensi’, dovremmo essere invece in grado, qualora lo desideriamo, di mantenere una scansione ritmica assolutamente precisa, come appunto lui indica (per esempio nell’ eseguire delle scale ecc).

Ma, ricordiamolo, nell’ esecuzione MUSICALE, sia Classica che Jazz, il tempo e’ spesso soggetto a variazioni di velocita’, anche all’ interno della singola battuta, per motivi di “espressivita’ “. Per cui, la capacita’ di rallentare/accelerare, sara’ fondamentale ai fini di una corretta e piacevole esecuzione.
Questo, ovviamente, non significa “andare fuori tempo”, ma l’avere sviluppato la capacita’, a piacimento, di saper contrarre/espandere la pulsazione ritmica!

Tornando all’ argomento di questo articolo (accessori per lo studio), possiamo ritenere il Metronomo un elemento importantissimo. Usandolo spesso, negli anni ci preparera’ ad una capacita’ di esecuzione priva delle “sbavature” dovute ai vari “ostacoli” tecnici che lo strumento ci presenta.
E’ importante decidere come “posizionare” il metronomo rispetto ai vari movimenti della singola battuta.
Per esempio, poniamo di suonare in 4/4 ad una velocita’ di semiminima=120; possiamo fare si’ che venga segnato ogni singolo movimento, posizionandolo appunto a =120. Oppure, per udire una scansione piu’ “morbida”, possiamo metterlo a minima=60, cosi’ segnera’ un battito ogni due quarti.

Inoltre, per quello che riguarda la Musica Jazz, e’ necessario posizionarlo “mentalmente” sul 2° e 4° battito, per cui un brano a semiminima=120 deve essere messo a minima=60, considerando che la scansione avverra’ sui movimenti DEBOLI della battuta (2° e 4° appunto).
Un altro uso assai utile e’ quello di impiegare il metronomo per segnare la SUDDIVISIONE di un singolo movimento in sedicesimi.
Posizionandolo a 200/240, sara’ come suonare a semiminima=50/60, considerando di udire quattro pulsazioni per movimento (quattro sedicesimi appunto).
Per esempio, trovo assai utile studiare il legato sugli armonici di una stessa posizione, a note da un quarto l’una, con questa scansione ritmica sotto.

Questo perche’ il momento tra l’ultimo sedicesimo di un movimento e il primo sedicesimo del movimento successivo, ci indichera’ il punto PRECISO dove dovra’ avvenire il cambio di armonico, procedendo nella legatura.
Altresi’, la suddivisione ritmica in sedicesimi sara’ fondamentale per verificare una corretta SLIDE MOTION. Studiando, ad esempio, una scala di note da un quarto ciascuna, usando la procedura descritta sopra, ogni quattro battiti (sedicesimi) sara’ indicato il momento giusto nel quale dovremo passare da una posizione X della slide ad un’altra Y, relativa alla nota successiva.
IL TUNER
Cosi’ come il metronomo non “segna il tempo della Musica”, l’uso del Tuner non dovrebbe avere come scopo quello di “trasformarci” in esecutori che suonano ogni nota sul “VERDE” (che e’ il segnale che indica una intonazione precisa al 100%).
Totalmente sul VERDE stanno solo le tastiere elettroniche, le quali hanno peraltro un suono “fastidioso” appunto perche’ intonato al100% su ogni singola nota.

Comunque, potete fare una prova accendendo un tuner mentre un grande musicista esegue dei suoni in maniera lenta, e vedrete che spesso l’intonazione oscillera’, seppur di poco, dal segnale VERDE.
Questo non vuole certo dire che allora si puo’ suonare “STONATI”… Per carita’, niente di piu’ brutto!!
Pero’, consideriamo che una variazione di 5 CENT equivale ad UN VENTESIMO di TONO!
Secondo me, e’ molto importante l’uso del tuner durante la pratica del “Buzzing”; questo per non abituare le labbra a produrre suoni eccessivamente calanti o crescenti.

Se si possiede un tuner che produce anche i singoli suoni, e’ bene metterlo sul Bb, e poi “buzzare” la nota insieme alla macchinetta. Poi, spegnere il segnale sonoro, ripetere la nota col “buzz”, controllando l’intonazione.
Durante la pratica con lo strumento, io suggerirei di NON guardare l’intonatore sin dall’ inizio della produzione di un suono, ma dopo un paio di secondi.

Questo per non abituarsi a correggersi solo ad “occhio” guardando l’ago (o i led) del tuner, e per non “subire” una dipendenza “psicologica” dalla macchina. Invece, per avere delle “informazioni” a suono gia’ eseguito, per apportare quindi le eventuali correzioni necessarie.
Teniamo anche presente che, all’ interno di una Melodia in una tonalita’ X, alcuni gradi come la 7a Maggiore tendono a “salire” (crescere) verso la Tonica, cosi’ come la 7a Minore tende a “scendere” (calare) sulla 6a …
IL REGISTRATORE
Questo e’ senza dubbio l’accessorio piu’ utile, in quanto ci dara’ conferma sia riguardo alla nostra intonazione che al senso ritmico, e, PRINCIPALMENTE, ci mostrera’ se il nostro modo di suonare e’ piacevole da ascoltare, oppure no…
La pratica di registrarsi e’ ovviamente nota a tutti, pero’ quasi nessuno la sfrutta.
Come per paura della “verita” ..!
In realta’, è il modo migliore di fare “lezione” a se’ stessi! Solo rendendosi conto “dall’ esterno” di un problema (cioe’ ascoltandolo e riconoscendolo), si sara’ poi in grado di risolverlo.
Spesso, mentre siamo impegnati nell’ esecuzione, possono sfuggirci alcuni effetti di quello che realmente produciamo.

Con qualsiasi apparato disponibile (un vecchio walk-man, un cellulare, un moderno super-registratore, ecc) sara’ fondamentale registrare sia le nostre session di studio, sia le prove con vari Ensembles, sia le esecuzioni dal vivo. Poi, pero’, bisognera’ ASCOLTARE, come ascoltiamo la Musica fatta dagli altri, e trarre le proprie conclusioni (sia positive che negative).
Comunque, se notiamo dei “difetti”, secondo me la cosa migliore e’ proprio quella di ascoltare NOI STESSI mentre eseguiamo queste “mancanze”, cosi’ da imprimere bene la cosa nella nostra mente, allo scopo di evitare di perseverare nell’ errore.

Giancarlo Giannini, 02 gennaio 2018

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