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Giancarlo Giannini Jazz Quartet

Il suono del trombone nella Classica e nel Jazz

Il suono del trombone nella Classica e nel Jazz

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La differenza di suono che riscontriamo tra un Musicista Classico ed un Musicista Jazz, e’ la prova, a mio parere, che il suono di uno strumento si “concepisce” dapprima nel nostro cervello. Poi, grazie allo studio ed alla ricerca, si “manifestera’ “, maturando progressivamente, in un’area o nell’ altra (Musica Classica o Musica Jazz), dopo vari anni di “gestazione”..

(Io sono un musicista Jazz, attivo in questo genere dal 1992, sia come solista che in Big Band ecc. Per rendere piu’ “fondato” e “credibile” quanto scrivero’ piu’ avanti in merito all’ argomento di questo articolo, vorrei dare un breve resoconto della mia precedente attivita’ come trombonista nel campo della Musica Classica, alla quale mi sono dedicato con lo stesso impegno che ho messo poi nel Jazz.
Dal 1982 al 1990, ho suonato principalmente nell’ ambito della Musica Sinfonica e Lirica, lavorando, con ruolo in Orchestra, come 2o trbn -1982/84-, poi come trbn basso -1984/90- , con l’Orchestra Sinfonica RAI di Milano, il Teatro Regio di Parma, l’Orchestra Giovanile dell’Emilia Romagna “A. Toscanini”, la Filarmonica Marchigiana, Il Teatro Comunale di Firenze, ecc.
Ho suonato sotto Direttori d’Orchestra quali Lovro von Matacic, Vladimir Delman, Angelo Campori, Riccardo Chailly, Esa-Pekka Salonen, ecc; e con Primi Tromboni quali il M° Maurizio Mineo, M° Giancarlo Corsini, M° Mauro Prina, M° Carlo Gelmini, M° Andrea Conti, ecc)

IL SUONO
Con la parola “suono”, intendo definire il timbro, il colore, l’intensita’, le articolazioni, lo spessore, la potenza dinamica, il modo di stare sul tempo.
Tutti questi elementi risulteranno essere profondamente diversi, a seconda del genere di Musica che si e’ scelto di praticare.
Anche utilizzando piu’ o meno lo stesso strumento e lo stesso bocchino (ad esempio un canneggio tipo Bach 42 e una misura tipo 5G/4G), il suono del Musicista Jazz e quello del Musicista Classico differiranno in maniera evidente.
Giusto per chiarire questo concetto, ecco quattro musicisti che usano, come set-up generale, un equipaggiamento “simile”
Large bore:

Video Alessi

Video Slide Hampton

Medium bore:

Video Gabriel Masson

Video J.J.

Il suono non si ottiene tramite l’uso di accessori (bocchini, leadpipes, ecc) o di strumenti in particolare; esso e’ la risultanza di quanto e’ necessario produrre per esseri “giusti” in un determinato ambito Musicale, il tutto filtrato dalla nostra singolarita’ e dalle nostre possibilita’.
Il suono di uno strumento come il trbn, esiste come “concezione” del musicista nel momento stesso che egli dà vita all’ esecuzione.

“CUBATURA” del SUONO e ARTICOLAZIONI
A mio parere, tra tutte le differenze possibili, le piu’ evidenti risultano essere queste due sopra menzionate.
Per “cubatura” intendo lo “spessore” del suono, anche a parita’ di volume di dinamica. Quello del Musicista Classico e’ necessariamente piu’ “largo” nonostante il suono sia centratissimo. E’ proprio una questione di ampiezza delle vibrazioni della nota, secondo me. Forse e’ anche per questo motivo che un suono cosi’ poi mal si adatta a linee musicali agili, snelle, morbide, come quelle suonate dai Jazzisti in un brano tipo “Confirmation” di Parker; e che i Jazzisti, poi, non si sentano per niente a proprio agio nell’ eseguire una cosa tipo il passo del Lohengrin di Wagner…!
Non e’ una questione di velocita’; anzi, alcuni musicisti Classici ne hanno da “vendere”. E neanche di potenza del suono; molti Jazzisti hanno anche un suono assai robusto. E’ una cosa che riguarda l’amalgamarsi, l'”armonizzarsi” con le caratteristiche di una data Musica.

Oltre a questa diversa mole di suono, le articolazioni, anche le medesime, “risuoneranno” in maniera differente.
Un esempio della risultanza sonora della stessa articolazione (Doppio Staccato), possiamo ascoltarla nei video seguenti:

Video Marton Kuna

Video Hal Crook

Naturalmente, nella Musica Jazz si prediligono le articolazioni meno “incisive”, per quanto riguarda il fraseggio melodico; per cui l’uso del “Du-Dle tongue” e’ piuttosto utile; e il doppio staccato risultera’ forse piu’ appropriato usando le sillabe DA-GA, anziche’ TA-KA.

IL MODO DI STARE SUL TEMPO / LA SLIDE MOTION
Il modo nel quale noi desideriamo (e dobbiamo!) stare sul tempo, cioe’ la scansione ritmica particolare che verra’ adottata a seconda del tipo di Musica, dipendera’ da quale delle due “Tribu’ ” abbiamo scelto come “Patria Musicale”..! La Musica e’ un linguaggio, ed e’ un modo dell’uomo per esprimere la propria “consistenza” interiore … Il ritmo, piu’ che l’armonia, e’ ciò che imprime significato al linguaggio musicale, e di conseguenza e’ anche quello che piu’ ci attrae.

Percio’ noi sceglieremo quello che “ci trasmettera’ ” delle cose che noi condivideremo, anche solo a livello di “sensazioni”. Da qui la scelta di dedicarsi all’ uno o all’ altro tipo di Musica.
Quando il ritmo sara’ stato “interiorizzato”(cioe’ dopo aver ascoltato per anni la Musica alla quale intendiamo dedicarci …), riusciremo ad esprimere un corretto modo di stare sul tempo.
Per noi trombonisti dipendera’ anche da quale particolare SLIDE MOTION adotteremo, se Classica o Jazz. Per approfondire la cosa, riportiamo un paragrafo dell’articolo da me scritto sull’ argomento (http://www.iltrombone.it/la-slide-motion/).

Slide Motion nel Classico e nel Jazz
A seconda dei diversi Stili Musicali, la” slide motion” sarà necessariamente diversa.
Questo avviene perchè la Musica Classica (e anche il Pop, il Rock, il Funky, ecc) dividono il movimento in un modo; il Jazz in un altro.
Nella Classica, battere e levare hanno la stessa durata; sono perciò “even”, cioè uguali. Da qui un movimento della coulisse che segua questo andamento ritmico più “nitido”, diverso perciò da quello Jazzistico. Per suonare Classico è necessaria una “slide motion” uguale per ogni ottavo.

La Musica Jazz, in questo unica al mondo, divide invece il movimento in due parti differenti: il levare è “ritardato”, quindi più “corto” del battere. Oltretutto, questa scansione non può essere perfettamente misurata, essendo il levare anche soggetto a “variazioni” (anticipi o ritardi voluti). Questo fenomeno è chiamato “Swing”. Si ha la pretesa di inquadrarlo in un’adattamento “terzinato” del ritmo, cioè due crome diventerebbero una terzina composta da una nota di un quarto e da una di un ottavo, ma è solo un’illusione, nella realtà non è affatto così…
La “slide motion” jazzistica, quindi, avrà una sua precisione, ovviamente, ma “delayed” (in ritardo) rispetto al modo di suonare “even”.

La precisione nasce dal fatto che il “ritardo” è consciamente voluto e pensato, per assecondare appunto lo Swing.
Per dimostrare questo, ho pensato di applicare, ad una scala di Bb maggiore, il ritmo delle prime quattro battute dell’introduzione di “In the Mood” di Glenn Miller, un brano che tutti conosciamo.
Provate a suonare questa scala, prima come se fosse un esercizio dell’Arban sulle sincopi.
Poi provate a suonarla come se foste in una Big Band, e quella fosse appunto la vostra parte (diversamente armonizzata) dell’introduzione del brano in questione.
Per suonare la stessa cosa correttamente nei due stili è necessaria una “slide motion” diversa tra Classica e Jazz.

IL VOLUME /LA FLESSIBILITA’
Secondo la mia esperienza, sia come trombonista classico che come jazzista, penso che la cosa che piu’ di tutte “PLASMI” la differenza di suono tra i due generi, a livello di preparazione per l’esecuzione, sia il VOLUME dinamico richiesto dalle due specialita’ di Musica. Voglio dire che e’ lo studio da intraprendere per ottenere i volumi richiesti, sia nel P che nel F, che ci porta inevitabilmente a ottenere un timbro di suono X, adatto alla Musica Classica, o un timbro Y, appropriato per la Musica Jazz.

Se penso al volume estremamente sostenuto, che era necessario per suonare Mahler, Strauss, Bartok, ecc, mi viene in mente un preciso timbro di suono, che mal si adatta per suonare Basie, Ellington, ecc.
E, ovviamente, e’ sacrosanto anche il contrario!!
Inevitabilmente, “Splanky” di Basie, ed “Il Mandarino Meraviglioso” di Bartok, sono due Universi Musicali piuttosto diseguali.

Naturalmente, lo stesso vale anche per i volumi dinamici meno intensi: due brani come l'”Overture del Nabucco” di Verdi, e “Li’l Darlin” di Neal Hefti, necessitano ciascuno un “suond” di trombone inconfondibile.
Per cui, a mio parere, e’ con lo sviluppo delle dinamiche del Volume, dal ppp al FFF, che prendera’ forma, e si evidenziera’ maggiormente, la diversita’ -peraltro necessaria- del suono Classico e del suono Jazz.
Con lo studio delle estreme dinamiche del volume, il suono assume una consistenza e malleabilita’ particolare, sicuramente dovute all’ effetto che hanno, sia sull’ imboccatura che sulla emissione delle note, gli esercizi atti a sviluppare questo aspetto dell’esecuzione.

Cosi’ come grazie ad uno studio particolarmente “intenso” della flessibilita’ e del legato tra parziali armonici di posizioni differenti della slide, otterremo un timbro di suono piuttosto snello e agile, di spessore diverso, piu’ morbido, poiche’ gli esercizi in questione agiranno in maniera opposta sul “colore” del suono, rispetto a quelli per il volume delle dinamiche.
Chi suona Musica Jazz, non ha necessita’ di sviluppare totalmente la dinamica del volume verso gli estremi (ppp — FFFF), richiesti invece per chi suona Musica Classica. Per cui, non “trasformera’ ” il proprio suono tramite quella direzione.

Viceversa, chi suona Musica Classica non ha bisogno di sviluppare al 100% una flessibilita’ estrema come quella che serve per suonare agevolmente la Musica Jazz. La flessibilita’, che si presta ad essere eseguita con dinamiche di volume moderate, ed a velocita’ sempre maggiore, conferisce al suono un timbro particolare.
Naturalmente, tutto questo non significa allora che un trombonista Jazz non debba essere in grado di suonare pp o FF con un suono robusto e controllato, o di osservare i segni di colorito (crescendo; diminuendo; ecc). E neanche che un musicista Classico non debba possedere un’ottima flessibilita’.! Soltanto, le due aree verranno sviluppate a fondo secondo le aspettative di esecuzione relative ai due diversi stili, in quanto influenzano il timbro del suono e il modo di stare sul tempo.

DEFINIZIONE dei DUE CONCETTI di SUONO (Classico e Jazz)
Personalmente, credo che il suono del Trbn Classico dovrebbe tendere ad essere il suono che, “DI NATURA”, dovrebbe uscire dallo strumento; il piu’ “libero” e “simile ai suoi simili” possibile.
La diversita’ del suono che vi e’ tra i vari trombonisti classici dipendera’ solo dal fatto che tutti siamo diversi fisicamente, per cui otteniamo delle vibrazioni delle labbra “diverse” per ciascuno, e non “soffiamo” tutti allo stesso modo.
Ma il modello generale, dal quale si trae ispirazione, rimane lo stesso per tutti. Ogni epoca avra’ dei musicisti di “riferimento”, che “materializzeranno” ciascuno il suono PIU’ BELLO DI QUEL PERIODO, da usarsi per realizzare le intenzioni dei vari Compositori di Musica Classica.Fino al giorno d’ oggi, per esempio, sicuramente Joe Alessi e Christian Lindberg.

Il suono del Trbn Jazz, al contrario, deve essere il piu’ personale possibile. Ma, in realta’, esso sara’ LA SOMMA di tutti i possibili suoni che sono presenti nella Tradizione di questa Musica. Nel suono di ogni trombonista Jazz vi e’ un poco di Joe Nanton come di Tommy Dorsey, di Teagarden, di J.J. Johnson, di Ray Anderson, ecc. Anche chi si ispira principalmente ad un solista in particolare, ha poi dentro al proprio suono un “pezzetto” di tutti gli altri … Altrimenti, si rischia di essere un CLONE, se si cerca solo una perfetta imitazione di un singolo! Il Jazz penso invece che sia la “Tradizione di una intera Comunita’ ”

LUOGHI COMUNI
Il “luogo comune” piu’ tipico rimane questo: suono del Trbn Classico = strumento Large bore; suono del Trbn Jazz= strumento Small bore…
A parte che vi sono moltissimi Grandi trombonisti Jazz che usano strumenti Large Bore (Slide Hampton, Curtis Fuller, Robert Trowers, Steve Davis, Robin Eubanks, Phil Wilson, Roberto Rossi, ecc), si dimentica che, negli anni 20/30/40, TUTTI -anche il 1o trombone della Boston Symphony- usavano strumenti tipo Bach 16M ecc (che ADESSO noi chiamiamo Small bore!), o anche piu’ stretti..! Per la parte di trbn basso, vi erano strumenti di canneggio tipo Bach 42, con ritorta singola.

Per cui, se ascoltando la Big Band di Count Basie o di Duke Ellington, o ascoltando Jack Teagarden, pensiamo poi di poter produrre al meglio un suono jazzistico utilizzando degli strumenti tipo King 2B ecc, allo stesso modo il musicista classico dovrebbe usare, per il Bolero di Ravel, uno strumento simile… André Lafosse, negli anni ’20, utilizzava un trbn small bore, ed e’ stato il primo ad eseguirlo… Stessa cosa per la 3a Sinfonia di Mahler; il solista che esegui’ il Solo del secondo movimento, all’ epoca avra’ avuto un trbn di canneggio stretto, come si usava a quei tempi. Per eseguire Verdi, inoltre, bisognerebbe allora usare addirittura dei trbns a cilindri (neanche a pistoni)…!!

ECCEZIONI
In genere, o si opta per la Musica Classica, o ci si dedica alla Musica Jazz.
Naturalmente, vi sono delle eccezioni. Musicisti capaci di esprimersi propriamente sia nella Musica Classica, che nel Jazz. In genere, vi e’ comunque un maggior “peso” nella parte da cui si proviene come attivita’ principale, e personalmente preferita. Comunque, la causa di questa differente qualita’ delle diverse performances, risiedera’ quasi unicamente nel SUONO; se uno e’ un musicista Classico, suonera’ certo bene anche il jazz, ma il timbro del suono non sara’ propriamente quello giusto. E viceversa. Questo perche’ un singolo musicista non potra’ avere DUE timbri di SUONO diversi…

Per esempio, Joe Alessi suona anche in contesti di Musica Jazz, a volte. E’ bravissimo, ovviamente; tuttavia, come solista improvvisatore, non e’ certo all’ altezza dell’ Alessi Classico…!
Bob Mc Chesney ha inciso anche il “Carnevale di Venezia” con tutte le Variazioni; spendido esempio di virtuosismo e musicalita’, comunque non propriamente comparabile alla sua statura come Jazzista.
Mi viene in mente Wynton Marsalis, che e’ un grandissimo Jazzista, e se si ascolta la sua incisione del concerto per tromba di Haydn, appare perfetta, sotto tutti i punti di vista! L’ eccezione, conferma comunque la regola!
Ovviamente, si riesce anche a suonare sia nel Classico che nel Jazz; molti musicisti ne sono la prova.
Sopra, io intendevo mostrare la cosa al livello “Top” dei cosiddetti “Master Player”, e comunque fare notare la diseguaglianza del valore delle due differenti prestazioni, che penso sia normale si manifesti in chiunque. Non vuole essere una critica, bensi’ un ulteriore oggetto di riflessione circa la cosa di cui si parla in questo articolo, cioe’ la diversita’ necessaria tra il suono del Musicista Classico e del Musicista Jazz!

JACK JENNEY
Per concludere, vorrei inserire un video del trombonista col suono (a mio avviso) piu’ bello di tutti i tempi; sia ieri, che oggi, come domani…! Il grandissimo Jack Jenney (1910/1945), sublime Jazzman della “Swing Era”.

Video Jack Jenney

Giancarlo Giannini, Aprile 2018

 

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