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Giancarlo Giannini Jazz Quartet

Suonare (e studiare) a memoria

Suonare (e studiare) a memoria

Suonare a memoria credo sia una cosa imprescindibile per potere veramente comprendere quello che stiamo eseguendo, dal punto di vista dell’ espressivita’ e della musicalita’ in generale.

Con le parole, a volte puo’ invece risultare il contrario. possiamo anche memorizzare una poesia, o una frase, ma potrebbe essere che ne ignoriamo completamente il senso, e ripetiamo  la cosa,  come si suole dire, a “pappagallo”…

Con la Musica e’ esattamente l’opposto:  possiamo anche leggerla senza sbagliare una nota, ma essere totalmente “estranei” al significato e all’ intenzione espressiva dell’ autore, e commettere errori imperdonabili di interpretazione, ai limiti del ridicolo..

Quando invece eseguiamo un brano a memoria,  dopo averlo studiato e ristudiato (e possibilmente anche ascoltato e ascoltato per molto tempo), ecco che le note escono fuori come guidate da un “faro”, presente nella nostra mente, che ci conduce per tutta l’ esecuzione. E, soprattutto, la nostra performance sara’ musicale, logica, piacevole da ascoltare, e.. divertente da eseguire..!

Quando i suoni sono GIA’ presenti nella nostra mente, riusciamo ad organizzarli, e percio’ a “comprenderli”, in maniera del tutto naturale. Per esempio, non prenderemo mai un respiro in un momento “sbagliato”, perche’ questo interromperebbe il senso di quello che stiamo facendo; e di questo senso ne siamo ben consci..

Gia’ da molti anni, vediamo Concertisti, Direttori d’ orchestra, Musicisti Jazz, ecc, che suonano/dirigono ore di Musica senza alcuno spartito/partitura davanti agli occhi. Mentre ci chiediamo come sia possibile, assistiamo in genere a pregevoli esecuzioni, quasi sempre “immacolate”.

Naturalmente, come per tutte le cose, anche questa pratica deve essere pazientemente sviluppata, in modo progressivo e graduale, fino ad ottenere una sempre piu’ rapida e sicura capacita’ di memorizzare la Musica.

Per cui, sarebbe bene fino dall’ inizio degli studi, l’ inserire questo aspetto nella nostra pratica di esercizio.

Personalmente, ho notato che tutti  i principianti hanno una buona capacita’ di imparare dei semplici brani/canzoni a memoria; e che, oltretutto, durante l’ esecuzione a memoria essi suonano con maggiore musicalita’, e addirittura con un suono molto piu’ bello, intonato, centrato, di quando leggono lo spartito..

Il punto e’ che, secondo me, la “carta” si frappone tra l’ Esecutore e la Musica, assorbendo, in alcuni casi, anche l’ 80% della nostra attenzione e concentrazione.

Tutti avrete sicuramente assistito a  particolari episodi che comprovano questa mia affermazione: suonatori che, impegnati nella lettura, eseguono il loro intervento un quarto in anticipo (o in ritardo) e, imperterriti come carrarmati, arrivano in fondo completamente fuori ritmo, senza peraltro essersene neanche accorti.

Questo non avviene per debolezza della lora musicalita’, quanto perche’ essi erano TOTALMENTE immersi nella lettura dello spartito, al punto da non percepire -come fossero in un altro luogo…-  il risultato dei loro suoni rispetto all’ insieme  prodotto dagli altri musicisti presenti all’ esecuzione.

Naturalmente, quando si suona in Big Band, Orchestre, ecc, e’ necessario leggere le parti; e il problema di cui sopra si risolve  principalmente sviluppando una sempre piu’ fluida lettura a prima vista,  che, naturalmente, e’ una capacita’ indispensabile per un musicista !

Pero’ il punto e’ che la carta puo’ azzerare la nostra capacita’ di seguire istintivamente la Musica,  di “pensarla”, e di metterci in RELAZIONE con essa.

Secondo me, sarebbe molto utile anche lo studiare cose come i vari Warm-up, Routines, Scale, Intervalli, ecc , tutto a memoria.

A volte si vedono persone che LEGGONO addirittura anche gli esercizi di flessibilita’ …. Secondo me, bisognerebbe guardare bene COME E’ STRUTTURATO il pattern iniziale in 1a posizione, dopodiche’ proseguire a memoria .

Facendo in questo modo, ci concentreremo totalmente sul “suono” dell’ esercizio in questione, e ne cercheremo una sempre piu’ fluida esecuzione, seguendo la “shape” che abbiamo nella nostra mente, e che sappiamo gia’ come e’ strutturata (e percio’ come “suona”…) . In poche parole, anche una scala, o un esercizio sugli armonici legati, rappresenta per noi una manifestazione “musicale”, quasi come una canzone, se lo eseguiamo a memoria.

Se si comincia per gradi, inserendo questa pratica nella quotidianita’, si arrivera’, col tempo, a non avere grandi problemi nel memorizzare la Musica; magari si preferira’ avere sott’ occhio anche lo spartito, ma sostanzialmente si arriva al punto di eseguire a memoria, senza grandi difficolta’.

Personalente, amo eseguire QUALSIASI intervento solistico suonando a memoria; sia che si tratti di un’ improvvisazione su giro armonico, quanto di  una melodia “obbligata”, ecc . Il risultato e’ veramente tutta un’ altra cosa, rispetto a quando si legge lo spartito..

Alla fine, il bello e’ che, suonando a memoria, non si pensa affatto al NOME DELLE SINGOLE  NOTE che dobbiamo eseguire; invece, si “inseguono” dei SUONI gia’ presenti nella nostra mente, che hanno un effetto ora X, ora Y, senza dover per forza pensare  a  ogni singola nota che andiamo ad eseguire.

La Musica sembra nascere da dentro di noi, e sbagliare diventa -paradossalmente- un fatto assai raro !!

Per intraprendere questo genere di pratica, suggerirei di cominciare con semplici melodie a noi familiari, ascoltandole dai dischi, o leggendo inizialmente lo spartito per poi metterlo da parte.

Ogni volta che si sbagliera’, si andra’ a verificare quale e’ stato l’ errore, riascoltando il disco, o controllando sullo spartito. E avanti cosi’ fino al totale “assorbimento” del brano musicale in questione. Giorno dopo giorno, pazientemente..

Sarebbe anche utile, secondo me, essere in grado di suonare a memoria piu’ o meno tutti gli Studi/Concerti,  relativi ad un Esame/Concorso, ecc

Giancarlo Giannini      giugno 2017

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