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Guglielmo Tell – Ouverture

Guglielmo Tell – Ouverture

Daniele Morandini, Principal Trombone del teatro “alla Scala” di Milano, ci guida nello studio di questo Passo Orchestrale.

Buona Lettura. 

Il passo d’orchestra, tratto dall’ouverture del Guglielmo Tell di Gioachino Rossini, rappresenta sicuramente uno dei migliori esempi di passo “tecnico” nel repertorio delle audizioni sia per il trombone tenore che basso.
L’ipotesi che, al tempo della composizione dell’opera, l’uso del trombone a pistoni fosse pratica comune nelle orchestre italiane è tutt’altro che remota, e potrebbe avere influenzato la scrittura dei
compositori di melodrammi, come Verdi, Puccini, Donizetti o lo stesso Rossini.
Questa considerazione è a mio avviso fondamentale: Rossini avrebbe potuto intendere una scrittura per strumento a pistoni, ben conscio del genere di risultato che ne sarebbe scaturito, sia dal punto di
vista timbrico che per l’intonazione, considerata appunto la natura dello strumento, rispetto a suoni soggetti ad un’intonazione forzatamente più approssimativa, come risulta (ahimè) dall’utilizzo del trombone a tiro.
Passiamo ora all’analisi del passo.
Per sei volte, una nota lunga (mi naturale e si naturale) si alterna ad una scala decisamente cromatica per poi culminare in quattro passaggi cromatici discendenti.
All’ingresso dei tromboni, l’orchestrazione è completa, al “tutti”, su un FF. Mentre i tromboni sostengono le note lunghe per due battute ed un ottavo, i legni eseguono scale cromatiche discendenti che vanno appunto a riallacciarsi ai cromatismi dei tromboni. Stessa cosa avviene dalla
25° battuta del passo sino alla 32°: tromboni e legni conducono alternatamene i cromatismi sino alla conclusione della “tempesta”.
L’intonazione, il ritmo e la pulizia dell’articolazione, sono ovviamente aspetti che debbono caratterizzare tutti i passi d’orchestra, ma è innegabile che questi tre elementi fondamentali, in questo
passo, sono dominanti dall’inizio alla fine!
In alcune edizioni l’indicazione di tempo è 116, ma in generale definirei un buon range di esecuzione quello compreso tra 96 e 104.
Tutte le note lunghe hanno un accento: di conseguenza è essenziale che il volume e la pronuncia iniziale di questi 6 suoni siano identici. In secondo luogo, anche se nessun diminuendo è indicato, proporrei di diminuire durante tutta la prima battuta di ogni nota lunga da FF a F e mantenere tale dinamica nella seconda. L’uso del vibrato sarebbe alquanto inappropriato.
Per quello che riguarda le scale, è molto importante che tutti i suoni siano sullo stesso livello sonoro e di articolazione, evitando quindi che ci siano “spigoli” e note più forti di altre. Un’ulteriore difficoltà in questo passo sta nel frequente errore di porre un accento sulla nota dove c’è un cambio di posizione “importante”.
Lo studio dei cromatismi piano, legato e lento deve accentuare la nostra attenzione proprio su questo aspetto: lo spostamento repentino della coulisse non deve comportare un accento!
Il mio suggerimento per avere una visione più ampia possibile del passo è di studiare le scale molto lentamente, piano e legato, ossia all’opposto di quello che richiede la parte, proprio per raggiungere un nuovo e differente punto di vista.
E’ come scoprire l’altra faccia della moneta!
Quindi se un buon tempo di esecuzione è 104, studiamo le scale a 52, o a 104 e in 4/4.
Mantenendo, poi, un tempo sempre molto lento, passiamo a cambiare l’articolazione da legato a staccato legato, staccato, marcato e marcatissimo, sempre in dinamica “piano” ed assicurandoci che la pronuncia di tutti i suoni sia identica. Dopodichè ripetiamo questo procedimento nel forte sino ad arrivare ad una dinamica estrema.
Riposiamo 15 minuti e iniziamo a suonare il passo per intero in una dinamica comoda (classico mf)
ad un tempo comodo (84).
A questo punto la nostra attenzione, che abbiamo posto su singoli e ben determinati fattori tecnici,
dovrebbe focalizzarsi sull’esecuzione, in quanto i problemi tecnici saranno stati assimilati separatamente uno ad uno.
Ritengo che isolare ogni singolo fattore per poi focalizzarlo al 100% ci conduca ad incentrare tutta la nostra concentrazione solo ed esclusivamente sul risultato musicale e sul fraseggio, vero scopo dello studio!
Daniele Morandini per Trombone Italia Magazine