Tag Archives: storia

IL TROMBONE

IL TROMBONE – di Marco Somadossi

E’ una tromba di grandi dimensioni (con canna per due terzi cilindrica e terminante conicamente nell’ultimo terzo con un ampio padiglione) la cui caratteristica fondamentale consiste nella “coulisse”, una canna a forma di U che scorre nel canneggio fisso dello strumento, variandone la lunghezza complessiva.
In questo modo, allungando la colonna d’aria del 6% circa, le sue vibrazioni, il suono fondamentale e con esso tutti i suoni armonici, si abbassano di mezzo tono.
E quindi come se ci si trovasse ad avere uno strumento più lungo, capace di emettere tutti i suoni armonici (del La).
Spostando la coulisse di un altro 6% si ottiene un ulteriore abbassamento di mezzo tono (Lab) e così via per sette complessive posizioni.

Non soffermandoci a lungo sulla parte storica, possiamo trovare le prime notizie dello strumento in testimonianze iconografiche del XV sec. (angeli musicanti dal trittico per l’organo dell’abbazia di Najera di Hans Memling 1480, e diversi dipinti italiani, fiamminghi e tedeschi del XV sec.).
Già nel 1480-87 J. Tinctoris nel “De inventìone et usu musicae” testimonia la differente denominazione italiana e francese dello strumento {tromponem e saquebute [letteralmente : “tira e spingi”] ).
Nel periodo barocco furono costruiti tromboni di 5 differenti intonazioni ;

  • Soprano in SIb,
  • Contralto in FA, Mib e RE
  • Tenore in SIb
  • Basso in FA
  • Contrabbasso in Sib(1614)

Sostanzialmente però lo strumento non subì grosse modifiche, se non nei materiali di costruzione e nella loro forgiatura, fino al 1815 data d’invenzione dei cilindri, seguita nel 1818 dal brevetto Stolzel-Bluhmet per i pistoni.
Nel 1836 furono applicati, come alla tromba (nel 1818), i 3 pistoni semplificando così la tecnica d’esecuzione ed il maneggio dello strumento durante la marcia: fu così che il trombone a pistoni ebbe vasta diffusione nelle bande militari tedesche, francesi ed italiane del secolo scorso.
In orchestra e nella musica da camera spesso si trova scritto in chiave di tenore o contraito e anche in questo caso il suono scritto corrisponde al suono reale:

Nella musica per banda può capitare di trovarlo scritto in Sib, in chiave di violino (più frequentemente per i tromboni a pistoni), dove il suono scritto non corrisponde al suono reale, ma ad una nona maggiore inferiore:

Oppure in Sib in chiave di basso, dove il suono scritto corrisponde ad una seconda maggiore inferiore:

Viceversa, eseguendo una partitura che non prevede le parti del trombone in Sib in chiave di violino o in chiave di basso, dovremo trascrivere le parti nel seguente modo:

E chiaro che i tromboni in Sib vanno trasportati anche a livello di tonalità; per cui se la tonalità del brano è Sib maggiore la parte trascritta risulterà in Do maggiore.

Le parti per trombone in Sib in chiave di violino o in Sib in chiave di basso si trovano fra le parti addizionali {additional parts) allegate o aggiunte a richiesta nel blocco parti dalla maggior parte delle case editrici europee. L’editoria americana non prevede quest’aggiunta di parti e, salvo alcuni recenti accordi con alcune case distributrici europee che forniscono in aggiunta le suddette parti, bisogna armarsi di carta, penna e buona volontà per trascriverle.
Un caso a parte sono le partiture di trombone per le brass bands che sono tutte scritte in Sib in chiave di violino.
Fino ad alcuni anni fa in Italia esisteva pure la denominazione Trombone in Sib riferita al taglio della tonalità dello strumento (Trombone Tenore), ma non al trasporto della parte, che rimaneva in Do e in suoni reali; tale denominazione attualmente è stata abbandonata vista anche la confusione che talvolta generava. In questi casi basta comunque prestare attenzione all’armatura in chiave della parte che indicherà inequivocabilmente se la parte è stata scritta in suoni reali o trasportati. Come per tutti gli ottoni, anche al trombone si possono applicare delle sordine che, variando la forma ed il materiale di costruzione, modificano il timbro dello strumento. Sulle partiture vengono denominate con il loro nome specifico (Velvet, Cup, Wa-wa. Harmon, Solotone, ecc.) o genericamente con il termine sordina o sordino [sourdine in francese, mute in inglese, dampfer in tedesco, sordina in spagnolo); in questi casi normalmente si usa una sordina”straight”.
La fine dell’uso della sordina in un pezzo è segnato con “togli”, “apri” o generalmente con “open”. Un’altra sordina, spesso usata nella musica per banda in special modo nelle trascrizioni di musica leggera, è la sordina “plunger” (sostituita volentieri da uno sturalavandini senza il manico) che suonata chiusa “+” (appoggiandola interamente alla campana con la mano sinistra) o aperta “o” (spostandola in avanti con il movimento del polso) o alternando i due effetti in successione crea caratteristiche atmosfère tipiche delle ballad anni ’40 (Glenn Miller).

Un altro effetto caratteristico e tipico del trombone è il glissato che si ottiene facendo scorrere la coulisse lungo un tratto della sua corsa. Può essere segnato in maniera diversa a seconda dello specifico uso:

Infine nella musica (anche per banda) si può trovare un altro effetto possibile con il trombone e con gli altri strumenti a fiato: il frullato (flatterzunge in tedesco, flutter-toguing in inglese, tremolo dental, articulation doublé, tremolo in francese) consistente nella successione di note, ognuna delle quali è ripetuta rapidamente mediante colpi di lingua sulla Consonante “r”, dopo esser stata attaccata normalmente.

Fonte di informazione sono state pure lezioni, corsi e conferenze tenute dal M° Daniele Carnevali.
Tratto dalla rivista Big Banda n.4 1998 – all right Scomegna edizioni musicali
Testo rivisto dalla redazione di Trombone Italia Magazine – febbraio 2005