Tag Archives: tuba

I tre giorni del trombone

I tre giorni del trombone

Impressioni di un principiante al masterbrass IV di Palazzolo

Arrivo a Palazzolo al tramonto dopo un lungo pomeriggio in macchina. L’ombra che porta la sera azzurra la piazza del paese e la rende accogliente e familiare, piena com’è dell’allegro vociare dei trombonisti che si sono già impossessati dei bar. Ne riconosco alcuni, allievi e docenti di un master precedente, vado per salutarli e mi abbracciano. Sono a casa!

Il concerto di apertura del master si tiene nel teatro sociale: piccolo, grazioso ed accogliente, una bomboniera. Suonano i Moya trombones. I moya trombones
Uno spettacolo unico nel suo genere, un misto di comicità e buona musica. Le gags comiche sono esilaranti, ben pensate ed ottimamente eseguite. La musica è sempre ad alto livello anche quando è eseguita nelle posture più strane e innaturali. Un’ottima serata tutta da ridere.
La mattina successiva inizia il corso vero e proprio. Due ore di “riscaldamento” con il maestro Vincent Lepape. Siamo una quindicina di allievi smaniosi di iniziare. Il riscaldamento è un esercizio d’imitazione.

Il maestro suona una progressione di armonici e/o di gradi congiunti e noi dobbiamo cercare di suonare quello che ascoltiamo con i giusti fiati e/o le giuste articolazioni. I primi esercizi (4 o 5 note) sono alla mia portata e mi diverto anche, poi le serie diventano più complesse e non riesco più a eseguirle correttamente. Mi scoraggio un po’ ma noto che tante coulisse non sono sincronizzate, come non lo è la mia! E allora mi rincuoro, non sono solo io a sbagliare! Ovviamente una lezione di gruppo deve soddisfare gli allievi di tutti i livelli ed è logico che la difficoltà sia crescente. Il maestro da consigli e spiegazioni a tutti, sente tutti gli sbagli ma non mette mai in difficoltà nessuno. <<“Siamo qui per sbagliare e per migliorare”>>: dice. Trovo questo esercizio collettivo molto utile per molti aspetti sia tecnici sia musicali. Se però ci fosse una “traccia” scritta, magari distribuita la sera prima, quelli al mio livello potrebbero eseguire correttamente più esercizi senza il patema di dover “indovinare” all’istante le note da suonare.

Dopo due ore di questa sana “ tortura” iniziano finalmente le lezioni e contemporaneamente la sessione di musica d’insieme. Ogni allievo ha un’ora di lezione individuale con uno dei docenti mentre gli altri, diretti a turno dai Mascoulisse, suonano in gruppo. La lezione individuale è molto intensa e formativa. Il maestro fa suonare un pezzo a piacimento (io per esempio ho suonato L’Ave Maria di Schubert, nessun dorma e altri piccoli passi operistici). Dopo qualche minuto di musica il maestro inizia a correggere i vari errori tecnici fatti durante l’esecuzione con un approccio molto amichevole che mette l’allievo completamente a proprio agio: postura, respirazione, emissione dell’aria, articolazioni varie, qualità del suono, velocità di braccio, intonazione. Per livelli superiori al mio si parla di suono, interpretazione, musicalità, vibrato, filati ecc. Certo si dà per scontato che la divisione sia corretta, anche se non mancano considerazioni ritmiche e interpretative. Alla fine di ogni lezione posso dire di aver evidenziato alcuni dei miei errori e capito come lavorare per correggerli.

Altrettanto utile è la sessione di musica d’insieme. Suoniamo alcuni brani del repertorio dei Mascoulisse diretti a turno da uno dei componenti il quartetto. Qui si capisce che la musica non è solo una successione di note. Si apprezza l’importanza di ogni parte, la giusta intonazione e il giusto colore di ogni nota negli accordi. S’impara a percepire il “profumo” degli attacchi e si capisce che ascoltare gli altri è indispensabile per gli attacchi e le dinamiche. S’interiorizza il giusto suono del trombone e soprattutto si partecipa al sound di una sezione di tromboni completa e affiatata. Insomma è una palestra ad alto livello che non si può sperimentare nello studio individuale ma solo in occasioni come queste.

Dopo tre giorni ininterrotti di questo ”trattamento” si torna a casa sfiniti ma con un bagaglio di conoscenze ed esperienze veramente notevole.
L’ultimo pomeriggio del corso lo passiamo con il Maestro Guido del Monte che, nel poco tempo a disposizione, ci illustra con garbo e dovizia di particolari la corretta interpretazione di alcuni brani d’orchestra, il giusto modo di suonare i principali stili musicali, la giusta maniera di “stare” in una sezione di tromboni in orchestra, l’importanza dell’equilibrio delle voci, Il modo di porgersi rispetto al direttore e ai colleghi musicisti. Un compendio tecnico e una scuola di vita veramente utile per tutti.

I docenti del masterbrassLa sera non si riposa ma si assiste ai concerti del Masterbrass IV. Nel primo dei tre in programma suonano il Quartetto Italiano, i Mascoulisse e il maestro Stefan Schulz trombone basso dei Berliner Philharmoniker. Il concerto è favoloso: suono pieno, presente e robusto, mai sgarbato. Oltre al piacere dell’ascolto è, per me principiante, anche un momento di apprendimento. Noto i profondi respiri prima degli attacchi e la loro pulizia, la velocità del braccio e la precisione delle posizioni, le piccole correzioni di coulisse per una perfetta intonazione

nei passaggi lenti e nei corali, il suono sempre ricco di armonici e l’armonia perfetta dell’intonazione naturale. C’è tanto da apprendere in concerti di questo livello se uno sa rubare con l’occhio e con l’orecchio. Quando poi interviene il maestro Schulz c’è solo Musica. Pelle d’oca e serata indimenticabile. In particolare sono rimasto colpito dal corale di tromboni antichi eseguito, con strumenti d’epoca, dal Mascoulisse quartet; un suono del tutto particolare, molto simile alla voce, che fa capire perché questi strumenti erano destinati al raddoppio delle parti del coro. Sarebbe interessante per le prossime edizioni preparare qualcosa in tal senso; tromboni antichi e ottetto di voci.

L’orchestraIl secondo concerto prevede l’esibizione dell’orchestra di fiati della Valcamonica diretta dal maestro Denis Salvini con interventi solistici del Maestro Stefan Schulz e del Maestro Vincent Lepape, direttore artistico del Masterbrass. L’orchestra è superlativa; si capisce subito durante l’intonazione; niente macchinette per l’accordatura, niente ”metti dentro tira fuori, no così non va, riprova”.
Una graziosa oboista dà il “suo La” per un paio di volte, l’orchestra esegue due o tre unisoni e accordi e in trenta secondi l’intonazione è a posto. Il repertorio è veramente notevole sia per difficoltà sia per

piacevolezza d’ascolto. Il suono è bellissimo e, nella sua diversità, perfettamente all’altezza di quello di un’orchestra d’archi.
La direzione è stupefacente, scansione ritmica perfetta, ogni strumento ha puntualmente il suo attacco, le dinamiche e l’espressività sono chiarissime e ben controllate.
Durante il concerto i Mascoulisse propongono il concertino di Jan Koetsier per quattro tromboni ed orchestra, ottimo esempio di scrittura contemporanea per il nostro strumento in una brillante esecuzione.
Il maestro Lepape ci regala poi un “Concerto per trombone e banda militare” di Rimskij-Korsakov di rara perfezione, pieno di forza ed espressività.
Sul finire il maestro Stefan Schulz ci delizia con la perfezione e la musicalità del suo trombone basso che riesce sempre a emergere sull’orchestra anche nei passaggi più pieni e sonori per regalarci profonde emozioni.

Gli allievi del masterbrass - I tre giorni del tromboneIl concerto finale della Domenica mattina si tiene ancora in teatro ed è il momento conclusivo del Master.
Lo spettacolo si apre con il quartetto Mascoulisse, voce recitante e danza. Un connubio molto indovinato che, benché siano le nove del mattino, vede un pubblico molto attento e partecipe.
Segue poi il Quartetto Italiano in versione informale, bermuda e ciabatte che, con la sua spontaneità, riesce a creare un’atmosfera molto partecipata e familiare; il modo giusto per gustare buona musica a colazione
Infine c’è il concerto di noi allievi, preparato durante le ore di musica d’insieme.
L’esecuzione non è proprio perfetta ovviamente, ma comunque riusciamo a mantenere la giusta atmosfera che credo sia piaciuta parecchio al pubblico. Il secondo tempo si conclude con la consegna dei diplomi agli allievi e i saluti finali poi, finalmente, inizia il “terzo tempo del concerto”…. “Spiedo alla bresciana, polenta e tanto vino” per i musicisti e per il pubblico seduti allo stesso tavolo. Bellissimo e veramente squisito!!!

Al termine del banchetto abbraccio e saluto felice docenti e allievi e mi metto in macchina per il rientro. Il mio mare mi aspetta per l’ultimo tuffo di questa pazza estate.

I tre giorni del trombone – Settembre 2014 – Antonio Barbadoro