Il trombone nel jazz – Lo Swing

Il trombone nel jazz – Lo Swing

Translated and published with permission – adattamento della traduzione autorizzata dall’autore, David Wilken (coordinatore di Jazz Studies alla Università della North Carolina e Reviews Editor dell’ Online Trombone Journal).

All’inizio degli anni ’30 il jazz iniziò il suo periodo di maggiore popolarità, quello dello swing. Lo swing è diverso dal dixieland per molti motivi. La prima evidente differenza è rappresentata dal numero di musicisti. Dove le band dixieland erano piccoli combo formati da sei-otto elementi, una band swing era invece formata da quattro trombe, tre-quattro tromboni, quattro-cinque sax, piano, basso, batteria e a volte chitarra. Come per il dixieland l’obiettivo principale era far musica per ballare. Altra differenza risiede nel modo di rappresentare. Nello swing la maggior parte dei brani era arrangiata prima della performance a causa della larga composizione della band mentre un gruppo dixieland improvvisava molto se non tutto della sua performance. I trombonisti hanno avuto un ruolo rilevante nelle band dell’era swing, non solo come solisti ma molti di loro formarono delle proprie band e costruirono la loro carriera non solo come band leader ma anche come solisti.
Uno di questi fu Jack Teagarden. Nato in Texas nel 1905, proveniva da una famiglia di musicisti e cominciò a suonare il trombone presto, all’età di 10 anni. Dopo aver lavorato in teatri locali per moli anni cominciò a suonare con il gruppo di Peck Kelly, i Bad Boys, dal 1921 al 1922. Suonò altri cinque anni in Texas prima di giungere a New York con un gruppo chiamato Doc Ross Jazz Bandits. La band si sciolse subito non riuscendo a trovare lavoro ma Teagarden non ebbe difficoltà a trovarne con i gruppi di Wingy Malone, Willard Robinson, Elizabeth Brice, Billy Lusting e Tommy Gott. Nel 1928 cominciò a suonare con Ben Pollack con il quale registrò fino al 1933. Dal 1933 al 1938 lavorò con la popolare orchestra di Paul Whiteman e lo lasciò per guidare suoi gruppi registrando molto album. Nel 1947 incontrò Louis Armstrong e “formarono una delle più grandi partnership del jazz”. Il gruppo registrò dieci album ognuno dei quali segnato dalla grande partnership fra Armstrong e Teagarden. Lasciò Armstrong nel 1951 per guidare di nuovo suoi gruppi in tour in Europa nel 1957 e in Asia dal ’58 al ’59. Morì nel 1964 di polmonite. Teagarden sviluppò un modo di suonate tecnico e morbido che sorpassò tutti i trombonisti prima di lui. Il suo tono era leggero e l’attacco morbido. Si allontanò dallo stile “tailgate”, con i suoi glissati ed il growl, e ne sviluppò uno che somigliava molto alla tromba. Possedeva una fluidità che molti cercarono di imitare ed ebbe una enorme influenza sui trombonisti che lo seguirono. Tommy Dorsey, che sarebbe diventato uno dei più popolari trombonisti dell’era dello swing, era così rispettoso dello stile di Teagarden che rifiutava di suonare un solo quando Teagarden si trovava nello stesso posto. Teagarden, come molti suonatori di fiati dell’era dello swing, adottò un vibrato finale suonato per tutta la durata della nota che eventualmente fermava. Frequentemente adotava figure ritmiche che alteravano il tempo, un modo probabilmente imitato da Louis Armstrong. Fu anche il primo trombonista jazz a suonare dolcemente in un microfono, una tecnica che fu più tardi adottata anche da Carl Fontana e Bill Watrous. La sua tecnica nei soli è pulita e l’uso del vibrato è tipico del suo stile. Oltre ad essere un trombonista di tutto rispetto Teagarden fu anche un buon cantante. Il suo stile nel canto era simile al solo del trombone. Forse fu l’unico cantante degno di nota nel jazz durante il suo periodo.
Un altro trombonista che suonò sia nello stile degli inizi che nello stile swing fu Jimmy Harrison. Era autodidatta, nato nel 1900, le sue prime esperienze furono in duo e trio nelle bande di carnevale, combinazioni insolite ma che lo aiutarono a sviluppare la tecnica. Lo stile di Harrison era basato sulla velocità. Suonava passaggi melodici legati nel registro acuto, quasi come un trombettista; uno studioso del jazz lo descrive come “molto nello stile di Louis Armstrong”. Si disse che Harrison fu influenzato da Teagarden e viceversa. I due non solo suonarono insieme spesso ma furono anche intimi amici. Nel 1923 Harrison si recò a New York in cerca di lavoro. Dopo un periodo di piccoli lavori nel 1927 fu ingaggiato da Fletcher Henderson nel suo gruppo, una delle prime big band. Fu licenziato per la sua incapacità a leggere la musica ma riassunto per la sua abilità nei soli. Oltre ad essere un eccellente trombonista Harrison fu anche un buon showman; sviluppo una routine simile al vaudeville che si rifaceva alle sue performances del carnevale. Sfortunatamente la sua carriera fu molto breve. Nel 1931, all’età di 30 anni, morì per un cancro allo stomaco. Nonostante abbia vissuto poco, e con poche incisioni, Harrison ebbe una notevole influenza sui trombonisti che vennero dopo di lui. Lo stile di Harrison crebbe nella tradizione nera di New Orleans. Come Teagarden sviluppò un largo vibrato finale, il suo suono era penetrante, intenso e stretto. Due trombonisti che furono direttamente influenzati da Harrison furono Dicky Wells e Benny Morton, entrambi del gruppo di Fletcher Henderson. Sotto l’influenza di Teagarden e Harrison i solisti del trombone cominciarono a suonare sempre meno il glissato e con un approccio sempre più vicino ai trombettisti.
Dicky Wells, nato nel 1907 e morto nel 1985, si distaccò dall’influenza di Harrison e creò un suo proprio stile. Fu uno stile da commedia “pieno di sbadigli, grugniti e improvvise grida di sorpresa”. Wells fu affezionato all’uso del glissato e del growl durante un periodo della storia del jazz nel quale i trombonisti cercavano di abbandonare gli effetti sonori tipici del Dixieland. Il suo suono è stato descritto come “aspro, caldo e pieno”. Lo stile roboante gli procurò lavoro in molte importanti band di New York fra le quali quelle di Fletcher Henderson, Lloyd Scott, Benny Carter e Charlie Johnson. Nel 1938 Wells cominciò un periodo di lavoro di 8 anni con la Count Basie Orchestra. Lasciò Basie nel 1959 per lavorare con Lucky Millinder e Sy Oliver. Cominciò il declino dopo aver lasciato Basie soprattutto a causa dei suoi problemi con l’alcool. Nel 1965 lasciò la musica e trovò lavori giornalieri a Wall Street. Restò fuori dal mondo musicale fino al 1973, quando fu pubblicata la sua autobiografia, che gli consentì di riprendere a suonare lavorando sporadicamente fino alla sua morte nel 1985.
Benny Morton ricevette la sua educazione musicale suonando nella banda dell’Orfanotrofio Jenkin. Le sue prime influenze furono la musica di chiesa e Dope Andrews, il solista di trombone della Mamie Smith’s Band. Il suo primo ingaggio arrivò nel 1923 con Clarence Holiday. Nel 1926 cominciò a lavorare con Fletcher Henderson e collaborò con Jimmy Harrison. Oltre a suonare con Henderson passò sei anni con Don Redman e tre con Count Basie. Nel 1940 lavorò con Teddy Wilson e Ed Hall mentre dirigeva anche una sua band. Quando non suonava jazz Morton lavorava come musicista di buca per molti musical di Broadway. Morì nel 1985. Fu definito da uno storico del jazz “uno dei più sofisticati trombonisti dell’era dello swing”. Morton fu molto apprezzato come solista, fu uno dei pochi solisti che utilizzò le note di passaggio cromatiche, non presenti nella scala diatonica. Usava uno stile legato, adottò un vibrato finale e fu tecnicamente molto abile. Le sue frasi erano di solito rade e amava usare pochissime note per dire molto.
Una delle band più influenti e di successo nel jazz ha avuto il suo esordio nel corso della swing era, la Duke Ellington Orchestra. I tre trombonisti che hanno militato in questo gruppo per la maggior parte della loro carriera sono stati Lawrence Brown, Juan Tizol e Joe “Tricky Sam” Nanton. Questi tre trombonisti avevano ciascuno un proprio stile e, secondo Gunther Schuller, potevano “coprire ogni possibile approccio stilistico al trombone”, ma rappresentavano anche “una miscela camaleontica in una singola sonorità”. Suonare nella Band di Ellington rese Brown, Tizol e Nanton enormemente influenti. Ciascuno dei loro distinti stili e colori tonali furono utilizzati al massimo da Ellington.
Lawrence Brown nacque nel 1907 a Kansas City. Iniziò la sua carriera con Charlie Echols e Paul Howard. Nel 1932 entrò a far parte dell’orchestra di Ellington. La sua grande competenza tecnica dello strumento, con il suo “tono cremoso, vibrato e range nevrotici” è stata caratterizzata da Ellington ogni anno in composizioni come Blue Cellophane e Golden Cress. Brown lasciò Ellington nel 1951 per unirsi a un gruppo guidato da un ex-Ellington sideman Johnny Hodges, dove rimase fino al 1955. Dopo aver lasciato Hodges, Brown ha inciso per la CBS in sessioni per cinque anni. Ritornò con Ellington nel 1960 e rimase con lui fino al 1970. Morì a Los Angeles il 5 settembre 1988. Brown ricoprì molti ruoli nell’orchestra, come balladeer, solista e leader di sezione. Il suo suonare melodico nelle ballads così come il suo stile veloce ispirò trombonisti come Tommy Dorsey e Bill Harris. Il trombonista Quentin Jackson ha detto di lui “nessuno ha mai sentito un trombonista come lui, non ho mai sentito nulla di così veloce. Non ho mai sentito di un trombonista come lui, non come Lawrence ha suonato in questi giorni”. Ellington ammirava la capacità di Brown sui soli ma riservò i suoi migliori complimenti per il modo di suonare dietro un cantante definendolo un “accompagnatore per eccellenza”.
Juan Tizol, nato nel 1900, suonava il trombone a pistoni. Originario di Porto Rico, arrivò negli Stati Uniti per lavorare con Marie Lucas nel 1920. Lasciò Lucas quando la band perse gli ingaggi regolari e subito trovò posto nella band di Ellington. Tizol non fu caratterizzato nella band come gli altri trombonisti ma il suo trombone a pistoni aiutò Ellington a creare un nuovo suono poiché Tizol era particolarmente abile e a Ellington piaceva che suonasse insieme ai sax come in Concert for Cootie. Ellington lo utilizzò anche su passaggi estremamente difficili, se non impossibili, da suonare sul trombone a coulisse, come il rapido cambio da SI bemolle a SI naturale. Tizol, tuttavia, non improvvisava, e i suoi contributi più importanti furono in sezione oltre che come compositore e arrangiatore. Egli è stato il compositore di Caravan e Perdido, ambedue grandi successi per l’orchestra. Nel 1944 lascia la band di Ellington per suonare brevemente con Woody Herman prima di essere ingaggiato da Harry James. Dopo sette anni ritornò con Ellington per un breve periodo nel 1951. Per il resto della sua vita ha lavorato per molt band leader tra cui Frank Sinatra e Nat “King” Cole. Morì nel 1984 a Los Angeles.
Joe “Tricky Sam” Nanton, 1904-1942, è stato forse il più imitato dei trombonisti di Ellington. Lo stile che Nanton sviluppò diede il nome di “jungle style” alle prime composizioni di Ellington. Nanton è stato uno dei primi trombonisti ad utilizzare un normale sturalavandini come sordina (la plunger), emulando un trombettista chiamato Johnny Dunn. La sua abilità fu tale da riuscire a imitare i suoni della voce umana. Mercel Ellington, figlio di Duke e leader della Duke Ellington Orchestra dopo la morte del padre disse di Nanton: “Tricky ha un feeling perfetto (con la plunger) e ha potuto utilizzarla per suonare di tutto”. Molti dei suoni che Nanton è stato in grado di produrre con la plunger sono ancora un mistero. E’ possibile che alcuni effetti siano stati prodotti parte dalla lingua e posizione della mascella e parte dalla posizione della sordina. Lo stile armonico, melodico e ritmico di Nanton era basato sul blues. Molto spesso i soli erano formati da poche note che suonate con tanto ritmo e melodia davano un peso notevole alla performance. Il critico jazz Hugh Panassie disse che Nanton “ha bisogno solo di suonare due o tre note con la sua inimitabile espressione e ripeterle durante l’intero chorus da impressionare l’ascoltatore profondamente”. Nanton iniziò la sua carriera professionale suonando con il pianista Cliff Jackson nel 1921 e successivamente lavorò con la Earl Frazier Harmony Five dal 1923 al 1925. Iniziò con Ellington nel 1925 e rimase con la band fino a che non fu colpito da ictus nel 1945. Dopo un breve periodo di convalescenza rientrò con Ellington e morì durante un tour nella West Coast nel 1946. La sua morte fu una perdita di una delle voci più singolari nell’orchestra di Ellington e del jazz.
Uno dei trombonisti più popolari della swing era fu Tommy Dorsey (1905-1956), chiamato il gentleman sentimentale dello swing. Iniziò la sua carriera con la Paul Whiteman Orchestra nel 1927. Nel 1934 formò una band con il fratello Jimmy suonatore di sax, la Dorsey Brothers Orchestra. La band non durò molto, Tommy aveva un temperamento che portava a frequenti scontri non solo con il fratello ma anche con molti dei suoi sidemen. Nel 1935 formò la sua band, la Tommy Dorsey Orchestra. Per il perfezionismo di Dorsey e il suo desiderio di acquisire i migliori musicisti nel suo gruppo l’orchestra ebbe un enorme successo. Molti dei più grandi successi della band inclusero assoli di orsey come I’m getting sentimental over you, Song of India e Marie. Molti musicisti di rilievo sono stati allievi della sua orchestra, fra questi Bud Freeman, Pee Wee Erwin e Frank Sinatra. Come solista Dorsey rese popolare una serie di ballads suonate nel registro alto iniziata da Teagarden e Harrison. Anche se le sue idee non furono creative come la sua influenza, la sua tecnica di controllo dello strumento lo rese uno dei più popolari trombonisti della swing era. Uno storico ha detto della sua tecnica “(Dorsey era) tecnicamente affascinante: ha inventato una abilità nel registro alto liscio come la seta e che è stato rivoluzionario per il suo tempo”. Questo approccio tecnico è stato poi ripreso da trombonisti come Urbie Green e Bill Watrous.
Trummy Young, nato nel 1912 a Washington, è stato un trombonista sottovalutato ma influente. Cominciò a suonare professionalmente nel 1928 e nel 1933 suonò con Earl Hines, con il quale lavorò per quattro anni. Dal 1938 al 1943 suonò con la Jimmie Lunceford Orchestra e la lasciò per formare la sua band che si sciolse nel 1947. Nel 1952 iniziò a suonare con la band di Louis Armstrong dove rimase per tredici anni. Dopo aver lasciato Armstrong si trasferì alle Hawaii esibendosi localmente fino alla sua morte per infarto nel 1984. Louis Armstrong e Jimmy Harrison ebbero molta influenza su di lui. I suoi soli erano carichi di energia, spesso scambiati per quelli di una tromba dal momento che possedeva un incredibile registro alto. Le ballads romantiche suonate da lui spesso rivaleggiarono con quelle di Tommy Dorsey.
Bill Harris è noto come una figura di transizione tra lo swing e lo stile del periodo successivo, il Bebop. Nato nel 1916 Harris è meglio conosciuto come trombone solista della Woody Herman’s Big Band dal 1944 al 1959. E fu anche co-leader di gruppi con Charlie Ventura e Chubby Jackson. Morì nel 1973. Sebbene il suo stile avesse l’approccio della swing era, fu uno dei primissimi trombonisti ad acquisire le tecniche che gli hanno consentito di suonare sui tempi del Bebop. Sorprendeva costantemente l’ascoltatore con la sua varietà di stile. Egli amava le articolazioni tra legato e staccato e suonare prima in modo semplice e poi più complesso. Il suo vibrato differiva da quello usato dalla maggior parte dei musicisti dello swing. Harris aveva anche un irresistibile senso dell’umorismo che mostrò non solo nei soli ma nel modo di esibirsi. E’ molto difficile caratterizzare il suo stile, suonava ogni solo in maniera diversa a seconda del pezzo e del suo umore tanto che i suoi soli variavano dal romantico al fiammeggiante.
Poichè la swing era è stato il periodo più popolare del jazz e la maggior parte delle band utilizzava da tre a cinque trombonisti, ce ne sono altri importanti e influenti che meritano di essere menzionati quali Bobby Byrne, J.C. Higginbotham, Will Bradley, Vic Dickenson, Sandy Williams, Glenn Miller, Claude Jones e tanti altri.

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