La visione dall'ultima fila

La visione dall’ultima fila

Tratto dall’originale di Douglas Yeo “The view from the back row”

Grazie alla gentile concessione dell’autore, trombone basso della Boston Symphony, vi offro da leggere la mia traduzione di questo bellissimo articolo, tratto dal suo sito.

Per una volta non si parla di millimetri di spessore di un bocchino, di materiale della campana, di lunghezza di una leadpipe, ma di “trombone”, di Musica e di Spiritualità.
Chi conosce Doug, sa bene l’importanza della Fede cristiana nella sua vita, e anche questo articolo è impregnato del suo amore verso Dio. Credo che il suo linguaggio sia comunque universale, e tocchi ognuno di noi, a prescindere dal credo e dalla convinzione religiosa.
Spero possiate godervelo. Buona lettura!
Enrico Crippa

La visione dall’ultima fila, di Douglas Yeo

Douglas YeoHector Berlioz, il compositore francese del’900 noto per il suo fondamentale “Trattato di Strumentazione”, scrisse, a proposito del trombone: “possiede nobiltà e grandiosità al grado più alto; possiede tutti gli accenti gravi o potenti dell’alta poesia musicale, dall’accento religioso, imponente e calmo, fino ai clamori sfrenati dell’orgia. Sta al compositore farlo di volta in volta cantare come un coro di sacerdoti, o minacciare, gemere cupamente, mormorare un lamento funebre, intonare un inno di gloria, esplodere in orribili urla, o suonare la sua terribile fanfara per svegliare i morti e condannare i vivi.”

Berlioz sapeva di cosa stava parlando. Chiedetelo a chiunque abbia ascoltato il Requiem di Verdi, o la IV di Brahms, o la IX di Bruckner.
Quando cominciai a suonare il trombone, compresi subito che c’era qualcosa di speciale in questo strumento. Ma ora, da professionista, realizzo che la cosa migliore nel suonare il trombone non ha nulla a che fare con la musica che suono: piuttosto, è dovuta al fatto che in orchestra i tromboni siedono nell’ultima fila.

Eccezion fatta per il Direttore, nessun’altro in orchestra ha una miglior percezione della sezione tromboni di ciò che accade. Dalla mia sedia, vedo ogni strumento, sento ogni nota, avverto ogni vibrazione. Il timbro degli archi, il delicato suono dei legni, le violente armonie degli ottoni, tutto mi viene riflesso.
E quando il Direttore dà il segno ai tromboni, egli ci raggiunge sopra l’orchestra, invitandoci, esortandoci, e chiedendoci di unirci a fare Musica. Sono convinto che sia il posto migliore!

Però, assieme a questo posto privilegiato provo una forte consapevolezza di ogni persona e ogni cosa che si trovi attorno a me, ed ho intuito, attraverso la preghiera, la pratica e la pazienza, che fare musica è molto più che “accontentare l’orecchio”.

Quando un Credente fa musica, non sta solamente partecipando ad un mero fenomeno fisico di colonne d’aria che vibrano per produrre ciò che noi chiamiamo Musica. Fare Musica è un’esperienza spirituale, una celebrazione della Creazione, un atto d’amore. E quando gli spettatori rispondono con un applauso fragoroso, non stanno applaudendo l’orchestra, o Beethoven, o Wagner, o Copland, ma, che ne siano consapevoli o meno, stanno applaudendo Dio. E’Dio solo che ha dato ai compositori il misterioso dono della composizione, e negli esecutori l’inspiegabile dono dell’interpretazione.

Un’orchestra che sta eseguendo una sinfonia di Haydn sta pregando Dio non meno di un coro che sta cantando gospel. Ogni nota parla del grande Creatore, l’origine dei tutte le cose. In questo senso non c’è nulla che sia più sacro o secolare, poichè ogni musica viene da Lui, e lo rappresenta in tutte le sue forme.
Il fatto che un insieme di uomini che sfregano, soffiano, colpiscono e pizzicano oggetti di legno, metallo e plastica possa produrre suoni così meravigliosi da spingere Tostoi a scrivere “Music is the shorthand of emotion”, è veramente un miracolo.

La responsabilità di un musicista professionista nel suonare bene è enorme. Ma per un musicista cristiano questo compito è ancora più pesante.
Come Martin Lutero perse i sensi dall’emozione di percepire la pura presenza di Cristo alla sua prima Comunione, così il musicista credente resta attonito di fronte alla grande forza creativa che è Dio. Non deve soddisfare solo il Direttore, perchè c’è una più grande Autorità cui attendere.
Nella Baltimore Symphony (al momento di scrivere questo articolo, 1982, Douglas Yeo era membro di quella orchestra, NdT), siedo vicino ad un vecchio compagno di classe e devoto Cristiano, il secondo trombonista Eric Carlson. La comunione delle nostre menti quando suoniamo è davvero speciale. A differenza dei nostri colleghi non credenti, sentiamo la musica su un diverso piano, una dimensione più profonda.
La musica trascende le note e la carta, l’abilità tecnica e la qualità del suono, e diventa la nostra offerta, in nostro dono e il nostro “grazie” a Colui che è l’artefice di ogni cosa. Diventiamo parte del suo processo di creazione, che grida “Io sono colui che sono” in una nuova voce.
Diamo tutto per offrire il meglio di noi stessi. E quando tutto si compie in questo modo, quando mente, anima, spirito e musica si incontrano, intuiamo uno scorcio del Giardino dell’Eden; proviamo un istante di Paradiso.
E preghiamo che le persone “dall’altra parte”, gli spettatori, siano toccati dal processo di ri-creazione cui stiamo partecipando.

Quando mi chiedono perchè faccio musica, rispondo che lo faccio come un’offerta a Dio. Viene da Lui e ritorna a Lui. E’un continuo ciclo di dare, condividere, offrire, onorare e anche di sacrificio, che è una delle gioie della mia vita. Prego Lui per il talento che mi ha dato, e per il privilegio di testimoniare la grandezza del Suo nome in una maniera che tocca così tante persone.

Dalla mia sedia nell’ultima fila, io posso veramente vedere ogni cosa.
Posso sentire ogni cosa. E ciò mi ispira, mi esalta, a volte mi spaventa. Ma è una cosa meravigliosa che ognuno di noi, esecutori e ascoltatori allo stesso modo, possiamo insieme unirci al Salmista e dire “Che ogni cosa che respira preghi il Signore!”.
Che privilegio. Che responsabilità. Che gioia!

Traduzione dall’originale “The view from the back row” a cura di Enrico Crippa – per www.iltrombone.it – 04/06/2007
(c) Douglas Yeo (www.yeodoug.com), used with permission, all rights reserved.

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